Politiche pubbliche locali: scuola al centro, clima e siccità ancora senza risposte strutturate
Roma, 16 set. – Come gli enti locali stanno affrontando le principali sfide sociali, ambientali ed economiche del nostro tempo? A questa domanda risponde il nuovo Osservatorio Bilanci POP del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, che ha analizzato 30 enti italiani – 25 Comuni, due Regioni, due Città metropolitane e un’Unione montana – per individuare trend, priorità e lacune nelle politiche pubbliche. Dall’analisi emerge una crescente attenzione alla transizione energetica: 18 enti rendicontano interventi di efficientamento, produzione rinnovabile o riqualificazione degli edifici. Sul fronte climatico, 18 enti riportano interventi sul verde e sulla forestazione, ma solo tre li collegano esplicitamente alla gestione del caldo e delle isole di calore. La scuola è invece il tema più consolidato, presente in tutti i 30 documenti, mentre le politiche abitative concrete riguardano 13 enti. Sul piano demografico, 22 amministrazioni rendicontano servizi per anziani e non autosufficienti, ma solo due affrontano esplicitamente lo spopolamento. La carenza idrica resta il filone meno maturo: non emerge alcun piano organico contro la siccità e solo un documento quantifica le perdite della rete.
“Dalla nostra analisi emerge un quadro chiaro delle priorità e delle criticità che oggi attraversano il Paese, così come vengono percepite dalle amministrazioni chiamate quotidianamente a prendere decisioni sulla gestione del territorio e delle risorse pubbliche”, dichiara Paolo Biancone, Professore ordinario dell’Università di Torino e responsabile scientifico del progetto Bilancio POP e POP Accounting. “La scuola resta un tema centrale, cresce l’attenzione alla sfida dell’invecchiamento, è invece meno strutturata la risposta allo spopolamento. Sul fronte climatico, le amministrazioni affrontano in chiave reattiva l’emergenza delle alluvioni, mentre occorre accelerare prevenzione e adattamento rispetto a fenomeni altrettanto rilevanti come caldo estremo e siccità”.
“Il Bilancio POP dimostra che la rendicontazione può andare oltre il semplice adempimento amministrativo e diventare uno strumento per leggere l’evoluzione del Paese. Il modo in cui vengono allocate le risorse permette infatti di comprendere quali siano le priorità delle amministrazioni e quali problemi vengano considerati più urgenti. Il bilancio diventa così una chiave per valutare quanto le amministrazioni siano preparate ad affrontare le sfide che stanno ridisegnando i territori”, aggiunge Silvana Secinaro, Professoressa ordinaria dell’Università di Torino e responsabile scientifica del progetto Bilancio POP e POP Accounting.
Il campione analizzato – L’Osservatorio ha preso in esame 30 enti italiani . L’analisi utilizza i Bilanci POP per individuare quali temi entrano nella rendicontazione pubblica, quali interventi vengono associati alle diverse emergenze e con quale livello di misurazione. La codifica si concentra su sei filoni: resilienza energetica, emergenza caldo, carenza idrica, scuola, demografia e diritto alla casa. Per ciascun documento sono stati rilevati interventi, stato di attuazione, importi e indicatori di risultato.
Scuola, resilienza energetica e diritto alla casa: ecco dove gli enti locali allocano le maggiori risorse – La scuola è il tema più consolidato: presente in tutti i 30 documenti, vede l’80% degli enti rendicontare nidi o servizi 0-3 anni, il 73,3% mense o ristorazione scolastica e il 66,7% nuove costruzioni, ampliamenti o riqualificazioni rilevanti. Gli interventi combinano aumento dell’offerta, sicurezza, efficienza energetica, accessibilità e contrasto alle disuguaglianze educative. Nei centri minori, nidi, trasporto e mensa contribuiscono alla permanenza delle famiglie; nei territori urbani prevalgono riqualificazione degli edifici, ampliamento dei posti e inclusione degli alunni con disabilità. Meno uniforme è invece la rendicontazione dei risultati: non sempre vengono indicati posti aggiuntivi, liste d’attesa, tempi di accesso, risparmi energetici o risultati educativi.
Sul fronte energetico, il 60% degli enti rendiconta interventi di efficientamento, produzione rinnovabile o riqualificazione degli edifici; il 23,3% documenta il fotovoltaico e il 13,3% le comunità energetiche. Le misure più ricorrenti sono serramenti, coibentazione, impianti termici, illuminazione LED e pannelli fotovoltaici, con un’attenzione concentrata su autonomia, bollette ed emissioni. In nessun Bilancio POP sono descritti piani contro i blackout, sistemi di accumulo, microreti, gruppi di continuità per edifici strategici o protocolli di priorità per scuole, strutture sanitarie e protezione civile. Tra i casi più strutturati, Basiglio in provincia di Milano documenta un impianto fotovoltaico sul palazzetto dello sport, uno sul municipio e un programma da 1 milione di euro per nuove installazioni su scuole, palestre e sedi comunali, insieme allo sviluppo di una Comunità Energetica Rinnovabile.
Il diritto alla casa è presente in 13 Bilanci POP su 30 (43,3%), mentre il 10% degli enti qualifica esplicitamente la situazione come emergenza abitativa. Emergono programmi di rigenerazione e housing sociale, co-housing, recupero di immobili e iniziative per le persone senza dimora. Resta però limitata la comparabilità: molti documenti non indicano stock ERP, alloggi vuoti, domande inevase, tempi di assegnazione, morosità, sfratti o costo medio degli interventi. Cascina, in provincia di Pisa, costituisce la best practice più completa: tra il 2022 e il 2025 ha investito oltre 1 milione di euro nell’edilizia residenziale pubblica e più di 900.000 euro nel Bando Affitti. Il progetto Abitare Solidale ha seguito circa 40 nuclei, il programma C.A.S.C.I.N.A. mobilita 23,287 milioni di euro per recupero di immobili, manutenzione di appartamenti e nuova edilizia sociale.
Caldo estremo, siccità e strategie demografiche: i grandi assenti dalle politiche locali – Il quadro evidenzia una politica climatica prevalentemente indiretta. Il 60% degli enti rendiconta piantumazioni, forestazione o consistenza misurabile del verde, ma solo 3 su 30 (10%) — Cascina, Spilamberto e Città metropolitana di Milano — collegano esplicitamente questi interventi al caldo, al raffrescamento o alla mitigazione delle isole di calore. Mancano quasi del tutto obiettivi misurabili di riduzione delle temperature, mappe delle isole di calore, rifugi climatici, aperture straordinarie di spazi freschi e programmi sistematici di raffrescamento degli edifici pubblici. Spilamberto in provincia di Modena è tra i casi più avanzati: aderisce al PAESC con gli altri enti dell’Unione Terre di Castelli, ha piantato oltre 5.300 alberi nel 2024-2025 e collega le nuove piantumazioni alla mitigazione delle isole di calore e alla resilienza territoriale.
La carenza idrica è il filone meno strutturato: nessuno dei 30 Bilanci POP presenta un piano organico contro la siccità, solo 1 ente (3,3%) descrive azioni di adattamento ai periodi siccitosi e 1 (3,3%) quantifica le perdite di rete. Al contrario, 7 enti (23,3%) rendicontano opere di resilienza idraulica, soprattutto contro allagamenti, piogge intense e dissesto. Restano quasi assenti recupero delle acque meteoriche, riuso, riduzione dei consumi pubblici, irrigazione con acqua non potabile, campagne ai cittadini e target annuali sulle perdite. Spilamberto è l’unico ente a pubblicare un indicatore di efficienza della rete: il 36,70% dell’acqua immessa nell’acquedotto risulta dispersa, senza però associarlo a un programma quantificato di riduzione delle perdite.
Sul fronte demografico, il 73,3% degli enti rendiconta servizi per anziani e non autosufficienti, il 26,7% misure per natalità o genitorialità e appena il 6,7% affronta esplicitamente lo spopolamento. Le politiche intervengono quindi soprattutto sugli effetti dell’invecchiamento, senza tradursi generalmente in strategie su natalità, permanenza dei giovani, attrazione di residenti o equilibrio tra popolazione stabile e presenze stagionali. L’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, in Alta Val di Susa (Piemonte), rappresenta un’eccezione: collega direttamente il rischio di spopolamento alla difficoltà di garantire servizi continuativi in territori con popolazione residente ridotta e forti presenze stagionali, riconoscendo la sostenibilità demografica come una questione amministrativa e territoriale.
Cos’è il Bilancio POP – Il Bilancio POP nasce dal lavoro scientifico dell’Università di Torino – Dipartimento di Management “Valter Cantino”, che ha sviluppato e diffuso in Italia il modello del Popular Financial Reporting, pensato per tradurre informazioni economico-finanziarie e dati sulla gestione pubblica in un formato chiaro, sintetico e accessibile. Il Bilancio POP è uno strumento di rendicontazione sociale che facilita il dialogo tra amministrazioni e cittadini e integra i Sei Capitali — intellettuale, umano, naturale, produttivo, sociale e finanziario — per restituire una lettura complessiva del valore pubblico generato.
Il modello risponde a un’esigenza sempre più rilevante in un contesto di crescente distanza tra cittadini e istituzioni: non basta pubblicare i dati, occorre renderli comprensibili. I dati ISTAT sulla partecipazione politica evidenziano la difficoltà soprattutto tra i più giovani: si informa di politica almeno una volta alla settimana solo il 16,3% dei 14-17enni e il 34,6% dei 18-24enni, mentre oltre 15 milioni di italiani dai 14 anni in su dichiarano di non informarsi mai di politica.
Lo sviluppo del POP Accounting si inserisce in un percorso di confronto scientifico nazionale e internazionale. All’interno di SIDREA – Società Italiana dei Docenti di Ragioneria e di Economia Aziendale – è nato il gruppo POP Accounting, che riunisce circa 80 docenti provenienti da 33 Atenei italiani, promosso da Paolo Biancone e Silvana Secinaro, insieme al prof. Elio Borgonovi. Il percorso proseguirà anche a livello internazionale: Torino ospiterà nel 2027 il Congresso dell’European Accounting Association (EAA), che sarà anche un’occasione di confronto sul POP Accounting a livello internazionale.
In Italia sono oltre 50 i Bilanci POP di enti pubblici, affiancati dallo sviluppo del filone internazionale di ricerca POP Accounting avviato nella città spagnola di Almerìa, dedicato a trasparenza, rendicontazione dialogica e innovazione della governance. Il modello si è esteso a enti pubblici, imprese, scuole, università e organizzazioni professionali, diventando un linguaggio per raccontare in modo accessibile il valore pubblico e sociale generato.




