Decadenza di Testolin, Confindustria chiede tempi rapidi; il Pd: «Non basta cambiare nome, pronto ad ascoltare eventuali proposte»
Dopo la sentenza della Corte d'Appello gli industriali invocano stabilità e decisioni rapide, mentre i dem chiedono un programma e una maggioranza con cui superare un anno di incertezza
La sentenza è arrivata dai tribunali, ma il conto rischia di presentarsi nelle sedi della politica, dell’economia e dei servizi pubblici. La decadenza di Renzo Testolin dalla presidenza della Regione, confermata dalla Corte d’Appello di Torino, apre una nuova fase per la Valle d’Aosta, chiamata ora a ricostruire i propri equilibri istituzionali entro sessanta giorni.
E le prime reazioni mettono subito in chiaro le priorità: per Confindustria serve uscire rapidamente dall’incertezza, mentre il Partito Democratico avverte che non basterà trovare un successore al presidente uscente.
Le preoccupazioni degli industriali
A intervenire per primo sul fronte economico è Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, che richiama la necessità di garantire stabilità e chiarezza in una fase economica particolarmente delicata.
«La Valle d’Aosta, i suoi cittadini e le imprese non possono permettersi ulteriori fasi interlocutorie, dove non si decide e non si governa», sottolinea Turcato, chiedendo alle forze politiche valdostane di agire in tempi rapidi dopo la decisione della Corte d’Appello.
Per gli industriali, il rischio è che l’incertezza istituzionale finisca per rallentare ulteriormente le scelte necessarie allo sviluppo del territorio. «Meritiamo risposte su tutti quei temi dove il calcolo politico si è trasformato in rinvii e indecisioni», afferma il presidente di Confindustria, secondo cui l’inazione ha indebolito il tessuto economico e sociale.
L’appello è quindi a tornare a programmare investimenti e a garantire crescita e occupazione, evitando che la nuova fase politica si traduca in un altro periodo di attesa.
Il Pd: «La responsabilità è di chi non ha voluto chiarire»
Sul versante politico, il Partito Democratico punta invece il dito contro le scelte della maggioranza che, nel novembre 2025, portò all’elezione di Testolin nonostante il parere negativo espresso dagli uffici del Consiglio regionale sulla possibilità di un quarto mandato.
«La responsabilità politica è di chi non ha voluto chiarire», è la posizione dei dem, che prendono atto della decisione della Corte d’Appello e precisano che le motivazioni della sentenza saranno esaminate prima di esprimere valutazioni sul merito giuridico.
Sul piano politico, tuttavia, il giudizio del Pd è già definito. Secondo il partito, la maggioranza avrebbe scelto «la strada più comoda», lasciando ai tribunali una questione che, a suo avviso, spettava al Consiglio regionale affrontare e risolvere.
Una scelta che, ricordano i dem, era stata contestata in aula dai propri consiglieri e che oggi presenta il conto sotto forma di incertezza istituzionale, dopo quasi un anno di attesa.
Un’incertezza che arriva, sottolinea il Pd, in un momento particolarmente delicato per la Valle d’Aosta, con l’imminente approvazione del bilancio e questioni aperte che riguardano gli enti locali e la sanità regionale.
Sessanta giorni per trovare una nuova maggioranza
Il tempo, adesso, è una variabile decisiva. Il Consiglio Valle ha sessanta giorni per eleggere un nuovo presidente della Regione e una nuova Giunta. Una scadenza che impone alle forze politiche di confrontarsi sulla composizione del nuovo governo, ma anche sulle priorità da affrontare.
Il Pd si dice pronto ad affrontare la fase con serietà e senza pregiudizi, dichiarandosi disponibile ad ascoltare eventuali proposte nell’ambito delle consultazioni. Ma mette subito un paletto: non saranno sufficienti nuovi equilibri sulla carta o una semplice sostituzione al vertice.
«Non ci interessano gli organigrammi e non basterà sostituire un nome», afferma il partito, che chiede un programma chiaro, una maggioranza all’altezza e una «vera discontinuità» rispetto a quello che definisce un anno di immobilismo.
(er.da.)
