‘Ndrangheta: il Comune di Saint-Pierre prende le distanze
Da sinistra gli assessori Alessandro Fontanelle, Ermanno Bonomi, il sindaco Paolo Lavy, il segretario comunale Osvaldo Chabod e l'assessore Monica Carcea
CRONACA
di Erika David  
il 24/01/2019

‘Ndrangheta: il Comune di Saint-Pierre prende le distanze

In un comunicato stampa l'amministrazione comunale «si dissocia fermamente» da ogni legame con «organizzazioni malavitose»

Il Comune di Saint-Pierre prende le distanze dai fatti legati alla ‘ndrangheta che hanno portato all’arresto dell’assessora Monica Carcea.

Con una nota la maggioranza comunale di Saint-Pierre «prendendo atto con sgomento e preoccupazione dei recenti e gravi fatti di cronaca che vedono coinvolta l’assessora Monica Carcea, esprime la massima fiducia nei confronti dell’operato della magistratura e si dissocia fermamente da ogni possibile legame tra organizzazioni malavitose e questo Comune».

Il coinvolgimento dell’assessora

Secondo quanto riportato dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino, «È stato possibile ricostruire i rapporti tra l’associazione (il “locale” di ‘ndrangheta di Aosta, ndr) e alcuni esponenti politici, come Marco Sorbara, attuale consigliere regionale e, all’epoca dei fatti, assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta, e Monica Carcea, assessore alla programmazione, finanze e patrimonio del Comune di Saint-Pierre. Carcea e Sorbara sono indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto, nello svolgimento della loro attività istituzionale, hanno apportato un contributo al consolidamento e al rafforzamento del locale di Aosta sul territorio».

Il coinvolgimento del Comune di Saint-Pierre

Per gli inquirenti «la Carcea si rivolgeva a Marco Fabrizio Di Donato, Antonio Raso e Nicola Prettico, chiedendo loro di intervenire con metodo intimidatorio per comporre le tensioni e i contrasti che aveva con altri assessori della giunta del Comune di Saint-Pierre», inoltre, fa sapere la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe chiesto «di incontrare il sindaco del Comune di Saint-Pierre, per comporre le tensioni e i contrasti che aveva con  gli altri componenti della giunta comunale». L’assessora Carcea, dicono gli inquirenti, «comunicava ad alcuni appartenenti al locale di Aosta notizie riservate in merito al rinnovo di alcuni servizi comunali affidati a soggetti privati».

Le reazioni della giunta di Saint-Pierre

«Non sono mai stato avvicinato da nessuno». È categorico Paolo Lavysindaco di Saint-Pierre. «Discussioni e contrasti in giunta ce ne sono stati come in ogni gruppo di lavoro, con persone e idee diverse, ma nessuno ha mai fatto pressioni, specie persone esterne alla giunta». Stesso commento anche da parte di Giuseppe Jocallaz, già sindaco e ora assessore al territorio e alle manutenzioni: «Nessuno mi ha mai fatto pressioni».

Sgomento il vice sindaco Ermanno Bonomi: «Cado proprio dalle nuvole – dice -. Al di là della normale dialettica politica, non c’era nulla da sedare. Non ci sono mai stati particolari problemi, ognuno di noi lavora per il proprio ambito di competenza e poi aggiorna gli altri sul lavoro svolto senza pressioni. Non riesco proprio a capire a cosa si riferisse».

Alessandro Fontanelleassessore all’istruzione, cultura e sport, ammette anche «grandi scontri. Non ce le siamo mai mandate a dire e non è un segreto che sia io la persona con la quale l’assessora Carcea discuteva di più – spiega -. Scontri però che non hanno mai portato a nient’altro. Non ho subìto pressioni, e nessuno mi ha avvicinato. Ci ritroviamo dentro a una storia più grande di noi» conclude amaramente.

(e.d.)

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