Posted on

La prima volta di Aosta: il ‘piano colore’ è realtà ma l’architetto bacchetta il capoluogo: «servirebbe un piano del decoro»

La prima volta di Aosta: il ‘piano colore’ è realtà ma l’architetto bacchetta il capoluogo: «servirebbe un piano del decoro»

Eccetto i beni documento e monumento, non saranno più necessari l'ok della Sovrintendenza e le costose indagini stratigrafiche

Aosta ha per la prima volta nella sua storia, un piano colore che, secondo l’architetto Diana Costantini, «dà armonia, concedendo comunque qualche contrasto, con colori più accesi, del rosso e del verde per esempio».
Gli architetti Costantini, Sergio Bechaz e Mauro Rosini hanno presentato oggi in II Commissione, il piano colore elaborato, «naturalmente avrebbero potuto esserci dieci modi per iniziare e condurre questo lavoro; a noi pare, con molta onestà di aver fatto un buon lavoro, rapportato alla somma messa a disposizione dall’amministrazione comunale» – ha precisato l’architetto Bechaz.
Il pool di architetti ha lavorato su due livelli, prima dando delle linee guida generali per la tinteggiatura di tutti gli edifici, «eccetto per i beni monumento e documento che rimarranno di competenza della Sovrintendenza ai Beni Culturali» e poi concentrandosi su quello che è stato definito ‘Progetto Colore’ e che riguarda gli edifici sull’asse piazza della Repubblica-piazza Arco d’Augusto e place des Franchises-piazza Roncas.
«Intanto – ha spiegato l’architetto Bechaz – non sarà più necessario il parere della Sovrintendenza e neppure le indagini stratigrafiche il che si tradurrà in costi minori a carico dei cittadini».
Il piano colore è molto articolato: sono cinquanta i colori tra i quali si può scegliere, ci sono la gamma dei grigi, delle calci, degli arancio, delle terre ecc – ha spiegato l’architetto Costantini – abbiamo anche individuato una gamma di nove colori per i legni e il ferro e quattro tinte per gli impregnanti, avendo notato molte persiane di legno negli edifici. Abbiamo pensati anche ai decori, ai basamenti degli edifici, ai dettagli presenti sulle facciate».
Ma se io presento una SCIA e il colore non è nella paletta colori prevista dal piano?
«Da allegare alla SCIA, ci sarà un modulo colore che indicherà, con tanto di documentazione fotografica, lo stato attuale dell’edificio, il colore scelto per la tinteggiatura, per le righiere o per le persiane».
L’architetto Bechaz ha offerto una riflessione interessante; «osservare con occhio attento e ‘diverso’ gli edifici, fa soprattutto venire in mente che ad Aosta serve un piano del decoro; i problemi ci sono e sono evidenti: déhors di plastica, di tutti i colori, fioriere di diversi materiali e forme, pagode di ogni genere. Forse il turista ma non solo meriterebbe il ricordo di una città ordinata, decorosa. C’è bisogno di maggiore attenzione all’arredo, che sia un arredo di qualità, caratterizzante, vista anche le due ‘anime della città, la forte presenza archeologica ma anche industriale. Non è bello che qui si trovi la stessa fioriera che si trova a Crotone».
Nella foto, da sinistra, il presidente della II Commissione Luca Mantione, il funzionario comunale del Servizio Edilizia Filippo Cacace e il pool di professionisti che ha lavorato al piano colore: Diana Costantini, Sergio Bechaz e, chino sugli elaborati, Mauro Rosini.
(cinzia timpano)

Condividi

LAST NEWS