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Minacciò, insultò e umiliò la compagna per cinque anni: condannato a 14 mesi di reclusione

Minacciò, insultò e umiliò la compagna per cinque anni: condannato a 14 mesi di reclusione

Luca Bisci, 30 anni di Charvensod, dovrà anche risarcire 8.000 euro all'ex fidanzata, verso la quale - tra le altre cose - sarebbero state rivolte frasi come «Farai la fine di Melania Rea» e «Meriti di finire nella bara insieme a tua madre»

Cinque anni di insulti, vessazioni, umiliazioni, minacce e violenza psicologica. E’ stata una convivenza d’inferno, quella raccontata questa mattina in aula dall’ex fidanzata di Luca Bisci, 30 anni di Charvensod, condannato a un anno e due mesi di reclusione – oltre al pagamento di 8.000 euro di risarcimento danni – dal giudice monocratico Davide Paladino.
«Provieni da una famiglia di merda»; «Farai la stessa fine di Melania Rea»; e ancora: «Meriti di fare la stessa fine di tua madre e di finire nella sua stessa bara».
Queste sono soltanto alcune della frasi agghiaccianti pronunciate in aula stamane dalla persona offesa, che tra il maggio del 2007 e il maggio del 2012 ha convissuto con Luca Bisci, dalla cui relazione hanno avuto anche due figli.
«Una relazione basata su una violenza psicologica di fondo perpetrata dal Bisci a danno della mia assistita, che non era nemmeno libera di uscire di casa, e se lo faceva sapeva già di scatenare l’ira del suo ragazzo quando questo rientrava a casa dal lavoro», ha spiegato durante il dibattimento il legale della persona offesa, l’avvocato Luigi Busso di Aosta.
«Luca Bisci ha sempre provveduto al mantenimento della compagna e dei figli, era l’unico che lavorava in famiglia e non ha mai impedito materialmente alla fidanzata di uscire di casa», ha replicato il difensore dell’imputato, l’avvocato Stefano Moniotto di Aosta, che ha poi proseguito: «Al mio assistito si contesta il reato di maltrattamenti in famiglia, ma vorrei sottolineare come Luca Bisci non abbia mai messo le mani addosso alla compagna».
«Bisci ha esercitato sulla fidanzata pressioni e violenze psicologiche (che la portarono a dimagrire fino a 38 kg, ndr) che alla fine la spinsero a denunciare tutte le vessazioni e le umiliazioni cui era stata costretta, spesso e volentieri davanti ai figli», ha precisato ancora l’avvocato Luigi Busso.
Fino al fatto forse più grave, quando l’uomo – trinciapollo in mano – avrebbe minacciato la compagna affermando di volerglielo conficcare nella testa.
Dopo la morte della madre, che dalla fine del 2010 ai primi mesi del 2011 era stata ospitata in casa dai ragazzi per via delle sue precarie condizioni di salute, l’ormai ex compagna di Bisci – che ora si è trasferita in pianta stabile con i due figli in Sardegna – decise di denunciare il tutto.
(pa.ba.)

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