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Corte dei Conti: nessun vitalizio ai figli di Alberto Cerise

Corte dei Conti: nessun vitalizio ai figli di Alberto Cerise

Bruno e Chantal rivendicavano l'assegno di 598.211 euro; la decisione del giudice monocratico: «Il consigliere è deceduto prima che potesse acquisirne il diritto»

Il giudice monocratico Paolo Cominelli della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta ha respinto questa mattina il ricorso presentato dai fratelli Chantal e Bruno Cerise, che richiedevano l’erogazione dell’assegno vitalizio da 598.211 euro dell’ex presidente del Consiglio regionale, Alberto Cerise (FOTO), deceduto l’11 settembre del 2012.
Secondo il giudice monocratico – che ha accolto di fatto la posizione della Regione, costituitasi in giudizio tramite l’avvocato Carlo Emanuele Gallo di Torino – il consigliere Alberto Cerise al momento del decesso non aveva acquisito il diritto all’assegno vitalizio, e di conseguenza alcun titolo possono avere i suoi figli nel richiederne l’erogazione in qualità di eredi.
In Valle d’Aosta, essendo «una Regione a statuto speciale, è presente un’apposita legge regionale che regola l’istituto delle dimissioni di un consigliere regionale, dimissioni che devono essere accettate dal Consiglio per fare scattare l’acquisizione del diritto all’assegno vitalizio – ha spiegato in udienza l’avvocato Gallo -. In questo caso le dimissioni vennero presentate dal consigliere Cerise il 4 settembre, che morì in data 11 settembre, ovvero prima della convocazione del primo Consiglio regionale utile alla presa d’atto delle sue dimissioni (il Consiglio regionale fu convocato il 19 settembre 2012, ndr)».
«La legge regionale in materia contiene incongruenze e irragionevolezze – ha sostenuto in aula il legale dei fratelli Cerise, l’avvocato Stefano Battini di Roma -. Le dimissioni del consigliere Alberto Cerise sono da intendersi immediatamente efficaci, dal momento in cui le ha presentate, anche perché se così non fosse si creerebbe una diversità di trattamento tra un consigliere che cessa il proprio mandato per morte e chi cessa il mandato per qualsiasi altra causa».
E ancora: «Se si decidesse di non erogare l’assegno vitalizio agli eredi del consigliere Cerise, questa somma non verrebbe comunque destinata a servizi sul territorio a favore dei cittadini», ha poi puntualizzato l’avvocato Battini.
«La cifra andrebbe comunque a favore, seppur indirettamente, di tutta la collettività – ha replicato l’avvocato Gallo – perché andrebbe a finanziare altri assegni vitalizi, evitando così un ulteriore impegno di risorse pubbliche».
(patrick barmasse)

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