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Asili nido: «Siamo contenti, evitati i licenziamenti”

Asili nido: «Siamo contenti, evitati i licenziamenti”

Approvata la bozza di accordo sui tagli ai servizi per l'infanzia; i sindacati esultano: «Finalmente un po' di ottimismo, ma non abbassiamo la guardia»

«Siamo contenti. Rispetto alle prospettive della scorsa settimana, allo stato attuale, abbiamo evitato i licenziamenti. Terremo sotto controllo il governo regionale affinché continui questo percorso». E’ soddisfatto Igor De Belli (FP-Cgil), nell’incontro unitario delle sigle sindacali per parlare con assistenti, coordinatori e personale degli asili nido, in merito ai pesanti tagli prospettati la scorsa settimana.
«Oggi l’assessorato ha presentato la prima bozza, primo documento ufficiale, per il riordino degli asili nido – continua De Belli, appoggiato da Claudio Albertinelli (Savt), Jean Dondeynaz (Cisl) e Natale Dodaro (Uil) -. E finalmente abbiamo delle notizie che possiamo definire positive. Per prima cosa, è stata confermata la chiusura di tre settimane all’anno, per facilitare la razionalizzazione degli orari; a fronte di un’esigua presenza di bambini, questo diventa importante. La capienza minima di diciotto posti, poi, va nell’ottica della riduzione degli sprechi, come anche la volontà di definire un costo unitario standard, per evitare le grandi disparità di costi che si registrano nelle diverse strutture della Valle. Non è possibile che da una parte si spenda x e dall’altra il doppio: questo è sicuramente il punto da cui arriveranno i maggiori risparmi». I provvedimenti che più preoccupavano i dipendenti delle cooperative sono altri: «Per prima cosa ci sarà un accentramento dei coordinatori pedagogici – continua De Belli -, che prenderanno sotto il proprio controllo anche le tate. Inoltre, con l’introduzione della possibilità di ospitare anche bambini dai 6 ai 9 mesi, dovrebbero essere rimodulati i rapporti educativi (un educatore ogni cinque bambini nella fascia 6-9 mesi, uno ogni sei in quella 10-24 mesi e uno ogni otto in quella 25-36 mesi). In questo modo, il rapporto rimane basso, simile al precedente e, in alcune occasioni anche migliore. Le ultime novità dovrebbero riguardare il rapporto di ausiliariato, che passa da uno e diciotto a uno e ventidue (salvando probabilmente dagli esuberi) e la flessibilità, con le famiglie che avranno la possibilità di sceglie anche orari diversi; questo permetterebbe di raggiungere anche nuclei che finora si erano tenuti alla larga dalle strutture».
Soddisfatto anche Claudio Albertinelli del Savt: «Si parlava di tagli per 700 mila euro – ricorda -, ma in sede di approvazione del bilancio ci è stato assicurato che qualcosa potrà essere tagliato . Vedremo di quanto, ma è comunque una notizia. Inoltre, mi preme dire che dal primo gennaio non cambierà nulla; inizia un percorso di razionalizzazione, ma la situazione in alcuni casi potrebbe anche essere migliore. A quanto ci è stato detto, poi, per ora non c’è la volontà di aumentare le rette. Insomma, siamo ottimisti rispetto a quanto ci era stato prospettato la scorsa settimana».
Non si discosta Natale Dodaro della Uil: «Il sistema pubblico, finora, aveva risorse, ma non aveva mai riflettuto su come permettere a più famiglie di accedere al servizio. La flessibilità, in questo senso, è un passaggio importante, perché permette di pescare anche le famiglie meno abbienti, permettendo anche di incidere in ottica occupazione. Ora vedremo come si muoveranno le cooperative».
Jean Dondeynaz (Cisl) pone l’accento su un aspetto particolare: «L’introduzione dei costi standard è fondamentale per uniformare le gestioni – conclude -. L’importante, però, è che la riorganizzazione non ricada solamente sulle spalle dei dipendenti. Confermiamo, infine, che non si è parlato di togliere cucine: anche questo aspetto dovrebbe essere superato».
(alessandro bianchet)

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