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Truffa: condannato per il maxi raggiro architettato a danno di un noto albergatore

Truffa: condannato per il maxi raggiro architettato a danno di un noto albergatore

Il catanese Franzo Pilato, spacciandosi per «sedicente avvocato», avrebbe indotto Nadir Gex di Planaval di Arvier a pagargli complessivamente 158.582 euro; l'imputato è stato condannato a 8 mesi di carcere e a una provvisionale di 120.000 euro

Franzo Pilato, catanese di 48 anni (FOTO), questo pomeriggio – al termine di una camera di consiglio di oltre due ore – è stato condannato a 8 mesi di carcere e al pagamento di 900 euro di multa dal giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Paola Cordero, oltre al riconoscimento alla parte civile, l’albergatore di Planaval di Arvier, Nadir Gex, 58 anni, di una provvisionale immediatamente esecutiva di 120.000 euro per la truffa aggravata e continuata di cui fu vittima.
Una storia intricata all’inverosimile, quella emersa nell’udienza odierna, che ha di fatto messo la parola fine – almeno in primo grado – a un processo che stava ormai prendendo la piega di una vera e propria telenovela, tra testimoni che non si sono mai presentati in aula perché malati o perché impossibilitati a farsi carico economicamente del viaggio dalla provincia di Catania fino ad Aosta, nemmeno attraverso l’accompagnamento coattivo a cura dei Carabinieri disposto dal giudice monocratico Paola Cordero nella precedente udienza del 17 settembre scorso.
Fatto sta che, alle ennesime eccezioni sollevate questa mattina dal legale dell’imputato, l’avvocato Cataldo Intrieri del foro di Roma, il giudice ha deciso di tirare dritto, giudicando anzi decaduto dalla prova testimoniale uno dei testi chiave della difesa, che stamane per la terza volta consecutiva aveva presentato una certificazione medica per giustificare la sua assenza in aula.
Una storia intricata, dicevamo, quella che ha visto la parte civile nel processo, l’albergatore Nadir Gex, rappresentato in aula dall’avvocato Nilo Rebecchi di Aosta, pagare nell’arco di un anno 158.582 euro tramite assegni, bonifici e vaglia postali all’imputato Franzo Pilato di Gravina di Catania, che secondo l’accusa – rappresentata dalla vpo Cinzia Virota, che aveva chiesto la condanna di Pilato a un anno di reclusione – si sarebbe spacciato per il «sedicente avvocato Samuel Tosoli», che avrebbe preso particolarmente a cuore la richiesta di Gex di aiutarlo a promuovere una causa civile contro un chirurgo ortopedico aostano per un presunto danno medico che l’albergatore avrebbe subìto durante un’operazione a un piede.
Da lì i primi vaglia postali di Gex a Pilato, che secondo l’accusa avrebbe coinvolto nel suo piano truffaldino altre due persone di Gravina di Catania (che però non erano imputate), due «sedicenti periti calligrafici consigliati al Gex dal sedicente avvocato Tosoli, che nel frattempo si era proposto di seguire l’albergatore anche nella vicenda legata a una lettera di denuncia speditagli dall’aeroporto di Milano Malpensa da un suo ex dipendente di origine marocchina».
Lettera di denuncia per presunti maltrattamenti che si rivelò completamente inventata, considerato che il marocchino in realtà non lavorò mai presso la struttura di Nadir Gex, così come priva di riscontri si rivelò anche «una lettera di un certo avvocato Stradella di Genova circa un procedimento civile che il mio assistito avrebbe avuto presso il Tribunale di Genova», ha spiegato in aula l’avvocato Rebecchi.
Fatto sta che l’albergatore – nell’arco di un anno – consegnò 138.130 euro a Franzo Pilato («Franco Pilato nelle causali di pagamento») e rispettivamente 13.252 euro e 7.200 euro agli altri due «sedicenti periti calligrafici», soldi che «sono stati effettivamente pagati, ma questo non vuole dire che il sedicente avvocato Tosoli sia stato in realtà Franzo Pilato, o meglio questo è soltanto la parte civile a sostenerlo», ha spiegato nella sua arringa l’avvocato difensore Cataldo Intrieri, che in riferimento a presunte telefonate di minacce ricevute da Nadir Gex – partite da un’utenza telefonica intestata a un uomo della provincia di Catania – ha aggiunto: «Nessuna indagine mi sembra sia stata effettuata in merito, quindi di cosa stiamo parlando?».
Il legale difensore dell’imputato ha già anticipato il suo ricorso in appello contro la sentenza di condanna.
(pa.ba.)

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