POLITICA & ECONOMIA
di news il
07/03/2015

La vergogna delle Due Rai

Per fortuna che il DG Gubitosi sta mettendo mano alla riforma della Rai, una balena nel cui ventre ci sono perlopiù giornalisti assunti grazie a suggerimenti dei politici. Un costo per stipendi che si aggira sul miliardo, ovviamente soldi degli italiani.
Assunzioni per chiamata diretta, prebende agli affiliati dei politici, tripli salti di carriera. E così la Rai, azienda di Stato governata dai partiti, è diventata un pachiderma con oltre 12.000 dipendenti e 10.000 collaboratori. Il costo del lavoro è di 905 milioni di euro. Quel che colpisce non è l‘esercito, che arruola privilegiati, garantiti e precari, ma i generali, le stellette, i grossi stipendi che appesantiscono una televisione col pubblico, la pubblicità e il canone che si assottigliano.
Viale Mazzini dispone di 1.581 giornalisti con un contratto a tempo indeterminato, la metà guadagna più di 105.000 euro l‘anno e può sfoggiare almeno la qualifica di caposervizio (sono 279). I dirigenti giornalisti, dai capiredattori in su, sono 303 e vanno dai 120.000 euro ai 240.000 euro, il limite imposto alle società partecipate dal Tesoro. Un anno fa, sei giornalisti superavano i 310.000 euro. I telegiornali Rai, che stanno per subire la riforma approvata in Cda, possono muovere 64 inviati speciali, 126.000 euro ciascuno è il prezzo per Viale Mazzini. I vice capiredattori sono 150, tradotti in milioni fanno 18. I redattori ordinari con buste paga che non rispecchiano il mercato odierno – la media è di 85.000 euro – sono 688; chi ha un lavoro a termine riceve non più di 54.000 euro. Viale Mazzini per funzionare ha bisogno di 262 dirigenti, una decina lambisce il tetto dei 240.000 euro. Nel 2013, gestione di Gubitosi, la Rai ha assunto 13 dirigenti e ha fatto 35 promozioni con adeguamento della retribuzione. Il personale, esclusi i giornalisti, conta 8.501 dipendenti: 2.466 impiegati, 470 funzionari semplici, 293 funzionari di fascia superiore (media di 67.000 euro). Il prospetto rendiconta anche le spese per 11 medici, 108 orchestrali, 1.537 impiegati di produzione, 1.624 addetti alla regia, 870 operai e 142 tecnici. È molto ampia la voce ”lavoratori a tempo determinato”, una piccola Rai dentro l‘immensa Rai: sono 1.360, in buona parte giornalisti (262) e personale di regia (349). E poi l‘ultima tabella è quella che condensa tutti gli equivoci di viale Mazzini. L‘intestazione è asettica ”collaboratori con contratto di lavoro autonomo, a progetto e partite Iva”, ma si tratta di una comunità di precari – perché sono 10.019 e costano 110 milioni di euro – che sono fondamentali per mandare in onda i programmi Rai. Per la precisione, i precari senza tutele vanno rintracciati nel gruppo di 9.800 lavoratori su 10.019 che guadagnano da poche decine di migliaia di euro a un massimo di 80.000. Il resto ha ingaggi elevati: 175 oscillano tra gli 80.000 e i 240.000 euro e in 31, fino al 2013, sforavano quota 310.000 euro. QUESTI NUMERI dimostrano che esistono due Rai, una interna col posto fisso e una esterna col patema rinnovo di stagione in stagione. Chissà se Matteo Renzi, che annuncia rivoluzioni in viale Mazzini, vuole estromettere i partiti o depotenziare la commissione di Vigilanza, riserverà attenzione al tema. Perché la Rai è un‘impresa che produce cultura, ma è pur sempre una società per azioni che ricava 2,3 miliardi di euro dagli abbonamenti (quest ‘ anno l ‘ evasione è un aumento di 5 punti, al 30 per cento) e dalla pubblicità (quasi dimezzata rispetto al 2008). Il cavallo morente di viale Mazzini necessita di tanta manutenzione, non soltanto di un decreto per nominare i nuovi vertici di matrice renziana. (www.primaonline.it)

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