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Truffa: mette in affitto negozio non suo, condannata

Truffa: mette in affitto negozio non suo, condannata

Nel raggiro caduto il noto panettiere di Aosta, Francesco Manno; inflitti 6 mesi di reclusione alla 37enne Rosina Di Girolamo, con il giudice che ha disposto la trasmissione degli atti in Procura per vagliare la posizione anche del suo compagno

Nonostante fosse solamente affittuaria del locale, e non proprietaria, aveva avviato a locazione a una terza persona il negozio all’interno del quale era appena entrata in via Torino, ad Aosta, facendo staccare alla vittima tre assegni per un valore complessivo di 2.800 euro.
Per l’accusa di truffa questa mattina il giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, ha condannato a sei mesi di reclusione e al pagamento di 200 euro di multa Rosina Di Girolamo, 37 anni, disponendo nel contempo la trasmissione degli atti in Procura per l’eventuale contestazione del reato di truffa anche al suo compagno.
I fatti contestati risalgono al mese di gennaio del 2014, quando Francesco Manno – noto panettiere di Aosta – si mise in contatto con il compagno di Rosina Di Girolamo «per concludere un affare», ha dichiarato questa mattina in aula.
In pratica, l’affare sarebbe consistito nel subentrare nel negozio di via Torino, ad Aosta, alla gestione della signora Di Girolamo. «Se ne stavano per andare, quindi mi proposero di entrare al posto loro», ha dichiarato Manno, specificando al giudice di avere «sempre e solo avuto a che fare con il suo compagno, la donna non l’ho mai vista, anche se sulle carte figurava lei come titolare».
Manno, a un certo punto, staccò due assegni da mille euro ciascuno e uno da 800 euro, salvo poi scoprire che – una volta lasciato libero il locale – questo era entrato nuovamente nelle disponibilità del suo legittimo proprietario.
«E’ a quel punto che mi sono diretto dai carabinieri per sporgere denuncia, bloccando nel contempo gli assegni, anche se quello da 800 euro era già stato incassato», ha sostenuto in aula la vittima del raggiro, che ha affermato come i tre assegni fossero stati «consegnati al compagno della Di Girolamo senza alcuna intestazione».
La difesa dell’imputata, rappresentata dall’avvocato Lorenza Palma del foro di Aosta, aveva chiesto in via principale l’assoluzione considerato che «tutta la vicenda si è articolata esclusivamente tra il compagno della Di Girolamo e il signor Manno. La mia assistita è sempre rimasta estranea».
Una tesi, quella difensiva, che non ha però convinto il giudice, che ha condannato l’imputata.
(pa.ba.)

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