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Aosta, emergenza abitativa: danni per 80 mila euro

Aosta, emergenza abitativa: danni per 80 mila euro

La denuncia in Consiglio arriva dalla Lega Nord ed è relativa a danni agli appartamenti non riscossi dal Comune; assemblea boccia la mozione, ma M5S, UVP, Zuccolotto, Caminiti e Fedi votano a favore

Danni in appartamenti assegnati in emergenza abitativa che vanno nell’ordine anche di 25-30 mila euro. Questo l’allarme lanciato dalla Lega Nord nella seduta del consiglio comunale di Aosta, dove l’argomento è salito alla ribalta in una mozione presentata dal Carroccio nella quale si chiede l’impegno di Sindaco e Giunta a «rescindere a termini di legge i contratti di locazione per nuclei in emergenza abitativa che si siano resi responsabili di danneggiamenti negli appartamenti da loro condotti». In particolare, la Lega mette in evidenza due casi (su una situazione complessiva che parla di danni per circa 80 mila euro): nel primo, dopo aver causato danni per 5 mila, l’inquilino si trova nuovamente in emergenza abitativa in un altro appartamento, mentre nel secondo, il soggetto, dopo aver lasciato 25 mila euro di danni in una casa, è entrato nuovamente in emergenza abitativa, lasciandosi alle spalle altri 7.500 euro «per poi ricevere probabilmente – sottolinea il consigliere Andrea Manfrin – un nuovo appartamento in un altro comune». La mozione è stata respinta, con i soli voti favorevoli di Lega Nord, M5S, Uvp e dei consiglieri Giampaolo Fedi (Alpe), Vincenzo Caminiti e Luca Zuccolotto (UV), con tutti gli altri astenuti. «Questo comportamento va contro qualsiasi elemento del diritto – attacca Manfrin -, perché la delibera della giunta regionale prevede la proroga del contratto solamente se il nucleo “abbia agito con diligenza nella conduzione dell’alloggio”. Chiediamo semplicemente di far rispettare quanto previsto dai regolamenti: hai tradito il patto? E’ giusto che lasci l’appartamento, dando la possibilità a un’altra famiglia in attesa». «Stiamo cercando uno strumento che oltre a garantire la comunità dia maggiore consapevolezza a chi riceve assistenza di qualsivoglia natura – spiega l’assessore alle Politiche sociali e all’Edilizia residenziale pubblica Marco Sorbara -. A maggior ragione in questo momento di transizione di competenze in materia dalla Regione al Comune, sono stati intensificati i controlli e le verifiche, facendo dei sopralluoghi per analizzare tutti i contratti; se questo progetto non è rispettato, si perde diritto a emergenza abitativa». Sorbara chiede di ritirare la mozione, in quanto «l’indirizzo degli uffici è in linea; sono stati messi in piedi strumenti in grado di rendere più celere la legge». Vincenzo Caminiti, sostiene la mozione perché «il disagio sociale e lo stato di bisogno non autorizzano a devastare proprietà altrui – spiega -. Credo che il Consiglio debba tornare sovrano, facendo uscire con convinzione l’idea che la legge deve essere fatta rispettare: quando si aiutano delle persone, queste devono portare rispetto». Sulla stessa lunghezza d’onda Luca Zuccolotto per cui «se rompo qualcosa pago. E’ giusto far sentire la nostra voce, visto che molte volte questi soldi non rientrano, perché se uno già non ha soldi per avere una casa, tantmeno ce li ha per rimborsare i danni». Etienne Andrione (UVP) parla invece di un «messaggio mediatico che esce comunque dall’aula; vedremo se sarà quello di spingere a rispettare la legge o invece incentivare coloro che mettono in atto le violazioni». «Condividiamo la problematica – sottolinea Luca Girasole (Stella Alpina) -, ma la facoltà è in mano alla Regione e non ha senso impegnare sindaco e Giunta per ribardire una cosa già espressa altre volte. Sappiamo tutti che si ricerca messaggio mediatico, ma pensiamo prima a cosa dobbiamo fare noi». «Questa non è iniziativa mediatica – ribatte Spelgatti -; ci occupiamo di soldi e abusi, relativi a un problema sentito come quello della casa». «La mozione ha senso se si vuole aprire un percorso di discussione – ribatte Carlo Marzi -, ma non lo ha se si tengono in conto i dati. Dal 2010 al 2014 le spese per l’emergenza abitativa sono passate da 65 mila a un milione di euro. Le cose sono cambiate e così gli strumenti: l’impegnativa alla Regione è già stata fatta e la delibera regionale ne è la risposta, con molti più controlli, e i risultati si vedono già». Un quesito è sollevato invece da Cristina Galassi (UV): «Condivido il fatto che leggi vadano rispetatte e beni altrui non danneggiati, ma se si sfrattano due persone con questi problemi, poi dove le mettiamo? Se soggetto fa danni non ha diritto ad avere casa, ma comunità poi se ne deve fare carico».

(al.bi.)

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