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Crack Palagagliardi, a giudizio ex Giunta Viérin

Crack Palagagliardi, a giudizio ex Giunta Viérin

Stamane in Corte dei Conti; il vice procuratore Chiarenza: «Condotta gravemente colposa, ritardi legati allo scrupolo sull'applicazione di una legge non ancora in vigore»; le difese si sono rimpallate le responsabilità, chiedendo però la prescrizione

E’ durata tre ore e un quarto la maxi udienza del giudizio di responsabilità che questa mattina ha portato davanti al collegio della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta, otto componenti della Giunta regionale tra gli anni 1994 e 1995 – il presidente Dino Viérin e gli assessori Roberto Louvin, Roberto Vicquéry, Gino Agnesod, Franco Vallet, Claudio Lavoyer, Massimo Lévêque ed Elio Riccarand – e l’allora dirigente regionale Cesare Jans nell’ambito del giudizio promosso dall’attuale vice procuratore generale Claudio Chiarenza legato al «danno erariale indiretto» scaturito dalla sentenza del contenzioso civile ventennale che ha opposto la società Centro Fieristico e Congressuale della Valle d’Aosta alla Regione.
Una sentenza, quella della Corte d’Appello di Torino pronunciata nel 2013, dopo che la Corte di Cassazione aveva rimandato al secondo grado il giudizio civile per una ridefinizione del risarcimento danni in favore della società della famiglia Gagliardi di Charvensod, alla quale l’amministrazione regionale ha dato esecutività nel settembre 2014 liquidando la cifra di un milione 71 mila euro a cui era stata condannata. Da qui, il «danno erariale indiretto» contestato alla Giunta regionale capeggiata da Dino Viérin, con la quota più importante del danno – pari al 50% del totale – nel frattempo stralciata perché imputata al già deceduto assessore all’industria dell’epoca Demetrio Mafrica, così come la posizione dell’assessore tecnico ai lavori pubblici Bruno Ferrero, a sua volta già scomparso.

La requisitoria dell’accusa
In un simile contesto, con la restante parte di danno – pari a 523.260 euro – contestata a vario titolo ai nove citati a giudizio, con la quota più importante richiesta al dirigente dell’allora Servizio commercio, zona franca e contingentamento della Regione, Cesare Jans, il vice procuratore generale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta, Claudio Chiarenza, relativamente ai ritardi nel rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento delle manifestazioni fieristiche tra il 1994 e il 1995, che di fatto non permisero la realizzazione di una fiera nel primo anno e di quattro nel secondo, ha spiegato: «C’è responsabilità diretta e colpa grave per i ritardi nel rilascio delle autorizzazioni, a maggior ragione considerando l’iter di autorizzazione estremamente lineare: c’era un richiedente, sempre lo stesso, c’era un parere da rilasciare a cura del comitato valdostano (presieduto dallo stesso Cesare Jans, ndr) e un’autorizzazione da approvare con delibera di Giunta».
Le autorizzazioni, ad ogni modo, arrivarono in ritardo, «a volte a una settimana dallo svolgimento della fiera, che ormai era certo che non si sarebbe potuta organizzare, non c’era più tempo, ma la Giunta autorizzò comunque. Un atto palesemente illegittimo, perché tendente all’autorizzazione di manifestazioni impossibili da realizzare», ha affermato ancora Chiarenza.

Le arringhe delle difese
Per quanto attiene alla difesa di tutti e otto i componenti della Giunta regionale dell’epoca finiti questa mattina a giudizio, l’avvocato Fabrizio Callà di Aosta ha sostenuto: «I componenti della Giunta non facevano nulla fino a quando l’assessore competente (Demetrio Mafrica, ndr) non portava in discussione la proposta di delibera in arrivo dalla struttura del dirigente Jans, quindi nessuno, tolto l’assessore competente, poteva interloquire con gli uffici preposti, ai quali tra l’altro va addossata l’eventuale responsabilità dei ritardi nella presa in carico delle richieste di autorizzazione e nella conseguente istruttoria».
Rilievi, dunque, sono stati sollevati anche sulla definitiva quantificazione del danno in sede civile. «La consulenza tecnica d’ufficio stabilisce in 500 milioni di vecchie lire sia il danno all’immagine che i mancati guadagni della società a causa della mancata organizzazione di queste cinque fiere, fa specie che alla fine la cifra sia lievitata a un milione 71 mila euro», ha tuonato ancora l’avvocato Callà, subito incalzato dal legale di Cesare Jans, l’avvocato Domenico Palmas: «Evidentemente ci sono state delle carenze difensive nel giudizio civile, che comunque non devono in ogni caso ricadere sugli attuali convenuti. La base di danno non è opponibile nei confronti del mio assistito, quindi non costituisce alcuna prova, anche perché Jans coordinava soltanto l’ufficio, mentre l’istruttoria delle pratiche era materialmente effettuata dai funzionari Anna Vuillermin e Paola Ippolito. E poi la prova che la gestione della Giunta era autonoma, sta nel fatto che spesso le proposte di delibera venivano modificate nel corso della discussione, senza dimenticare che i rapporti con il privato erano tenuti direttamente dall’assessore competente o comunque dall’esecutivo».
Entrambe le difese, quindi, hanno sollevato l’eccezione della prescrizione del danno. «Se è vero che la seconda sentenza della Corte d’Appello di Torino è del 2013, è altrettanto vero che quella di primo grado era del 2003, e per di più immediatamente esecutiva», ha sottolineato l’avvocato Palmas, aggiungendo come «la Corte dei Conti fu avvisata della sussistenza di un possibile danno erariale già tra gli anni 2003 e 2004».
Un’affermazione a cui il vice procuratore Claudio Chiarenza ha replicato: «La quantificazione definitiva del danno è stata sancita soltanto nel 2013, e il danno si è attuato con il pagamento da parte della Regione, avvenuto materialmente nel 2014».

Le ragioni dei ritardi autorizzativi
Secondo le difese, gran parte delle ragioni alla base degli effettivi ritardi nel rilascio delle autorizzazioni sarebbero da ricondurre all’allora nuova legge regionale che avrebbe dovuto regolamentare la materia. Una legge che, attesa per tutto il 1994, entrò in vigore soltanto nel marzo del 1995. «La Giunta regionale prese tempo per scrupolo, un comportamento legittimo, da buon amministratore, quindi i ritardi non possono essere imputati soggettivamente ai componenti», ha spiegato ancora l’avvocato Callà, subito incalzato dal vice procuratore Chiarenza: «A un certo punto, visto che la legge non arrivava, avrebbero dovuto attivarsi con le autorizzazioni, anche perché si sono posti lo scrupolo di applicare una legge quando questa non era ancora in vigore. Questa per me è colpa grave, anche perché nel 1995 hanno poi autorizzato le fiere quando lo stesso organizzatore aveva già comunicato di non poterle più allestire per mancanza di tempo».
La sentenza del collegio è attesa nelle prossime settimane.
Nella foto gli avvocati Fabrizio Callà e Domenico Palmas, con in secondo piano tra il pubblico Elio Riccarand e Cesare Jans.
(pa.ba.)

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