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Casinò: Albert Chatrian, nessuna intenzione di svendere

Casinò: Albert Chatrian, nessuna intenzione di svendere

E' la risposta dell'assessore alla Finanze alle preoccupazioni verso il ricorso a prestiti obbligazionari

Dopo un’ora di seduta a porte chiuse (richiesta dal pentastellato Roberto Cognetta per questioni di assunzioni e promozioni al casinò), in Consiglio Valle il dibattito sulla casa da gioco, allo stremo con soli tre milioni in cassa, riprende in tarda mattinata e si chiude nel pomeriggio con la votazione: la mozione passa all’unanimità, il dibattito si sposta in quarta Commissione consiliare Sviluppo economico, presieduta da Patrizia Morelli. Restano in sospeso le questioni sull’ipotesi di ricorrere a prestiti obbligazionari per arrivare ai fondi private equity e lo stop alla procedura di licenziamenti collettivi.

 Chatrian, nessuna intenzione di svendere il Casinò

 Nella replica l’assessore con delega al casinò Albert Chatrian ha puntualizzato: «E’ un dossier sul quale negli ultimi sei mesi si è discusso molto. Ho accettato la delega ben sapendo di essermi preso un’alta responsabilità di cui sono cosciente. Vorrei tranquillizzare i valdostani perché abbiamo un disegno, un percorso che sarà affrontato nelle sedi opportune prima in Commissione e poi in Consiglio. Abbiamo a cuore l’azienda, la salvezza dell’azienda, dei posti di lavoro e dell’economia del territorio. Nessuno ha intenzione di svendere la nostra casa da gioco». Ribadisce: «Tutti devono fare la loro parte la politica, l’azienda e i lavoratori» e annuncia: «nessun problema nell’accogliere la mozione anzi calendarizziamo la riunione fin d’ora», ricordando che «a dettare l’agenda è la legge regionale 2 del 2017 che lega i finanziamenti al piano di ristrutturazione. Non nego l’emergenza. Abbiamo dato un obbligo al nuovo amministratore: redigere in un mese il piano di riorganizzazione. Di Matteo ha ristabilito un contatto con le banche, con l’Inps, ha avuto cinque incontri con i sindacati».  Conclude: «gioco lavorato, elettronico e online vanno di pari passo ma sulle strategie avremo modo di discutere quando avremo il piano aziendale».

Casa da gioco, solo tre milioni di cassa

«Ho firmato perché è giusto dare risposte ai cittadini» giustifica così la sua firma sulla mozione il neo consigliere unionista Paolo Contoz. Replica a quanti lo hanno tirato in ballo Andrea Padovani: «Non sono abituato a guardare la tessera di partito ma il curriculum e quello di Di Matteo è di tutto rispetto. Quando il Pd ebbe una folgorazione sulla via di Brusson il primo atto fu quella di sfiduciare Luca Frigerio e nominare Sommo-Scordato. Fu una buona decisione? Chi è responsabile della destrutturazione? Chi può chiedere a questa Giunta i miracoli? Chi può chiedere di far risalire in tre settimane la casa da gioco dal baratro nel quale l’avete gettata». «Ci sono manovre in atto per svendere il Casinò. Il nostro obiettivo era salvare l’azienda». E’ il timore espresso da Mauro Baccega (Epav). «Mi pare una discussione surreale» sbotta il capogruppo dell’Uvp Alessandro Nogara e tira in ballo tutto quanto fatto dall’ex maggioranza per affossare il casinò e cita i 20 milioni di fidi i 40 milioni di debiti, i 3 milioni di cassa con i quali deve vedersela una giunta insediata da un mese. «Certo che bisogna che Di Matteo si prenda collaboratori. Mi stupisco si gridi allo scandalo per un compenso che può toccare al massimo 110 mila euro. Scordato ne prendeva 180 mila ai quali si aggiungono i 60 di Sommo. Frigerio superava il tetto dei 200 mila euro. Nessuno di noi soffre di bipolarismo politico».

Rollandin, nessuna assunzione o promozione ingiustificate

«I nostri interventi non erano una regalia ma erano soldi dovuti all’azienda, qui 43 milioni tanto contestati. Avevamo immaginato anche un prestito garantito dalla Regione. Noi abbiamo sempre parlato di privatizzazione della gestione e non della proprietà. Invece pare  che qui si voglia l’intervento dei privati con i quali indebitarsi e se poi i debiti si trasformano in azioni, buonanotte. Noi non vogliamo questo accada. Oggi il personale costa più di prima perché è decaduto. Per quanto riguarda la clientela, l’italiana non c’è più e alla straniera non si guarda, si finirà per virare sul gioco elettronico e online» ribadisce Augusto Rollandin ripercorrendo le tappe dell’affaire casinò. Nega il consigliere unionista ci siano state promozioni o assunzioni ingiustificate. «Abbiamo solo chiesto di andare in commissione ma abbiamo accettato il dibattito volentieri».

Marquis, voltare pagina

«La mozione ha dato modo di fare una disamina sull’argomento. Oggi siamo in questa situazione perché c’è stato un passato. Invito a un’autocritica. L’attuale au ha parlato di un modello gestionale destrutturato. Il Casinò ha acuito le distanze in maggioranza (l’ex) ma non è stato strumentalizzato. Oggi occorre voltare pagina. Il piano industriale avrebbe dovuto essere pronto già a metà dicembre e tre mesi di inerzia non hanno giovato. La nuova governance è impegnata nel piano di risanamento che dovrà essere presentato in Commissione e in Consiglio. Solo con il piano si potranno valutare le azioni per risanare e rilanciare l’azienda, declinare le fonti di intervento finanziario, l’amministrazione o il privato».

(foto: delegazione lavoratori casinò)(danila chenal)

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