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Vaccini obbligatori, la Valle chiede di ridurre le misure coercitive

Approvata una risoluzione in Consiglio regionale. Respinta una mozione del M5S

Vaccini obbligatori, la Valle chiede di ridurre le misure coercitive

Una risoluzione che impegna la giunta regionale e i parlamentari valdostani ad attivarsi in sede di conversione in legge del decreto per ridurre significativamente le pesanti misure coercitive del decreto legge sui vaccini, tra le quali il divieto di accesso alle scuole di ogni ordine e grado e sanzioni, ed eliminare la misura della sospensione della potestà genitoriale e della segnalazione dell’inadempimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni. L’ha votata (31 sì, il no di Cognetta M5S e l’astenzione dell’assessore Certan) il Conisglio Valle questa sera al termine di un lungo dibattito in aula, dove sul bando degli imputati della minoranza è salita l’assessore all’Istruzione Chantal Certan, la quale un paio di settimane fa su FB aveva fortemente criticato il decreto, facendo paragioni storici che avevano sollevato più di una polemica.

Tutti d’accordo sulla validità dei vaccini, ma con molti dubbi sulle misure coercitive. La risoluzione presentata dall’assessore alla Sanità, Luigi Bertschy, intende anche sensibilizzare il Governo centrale ai fini dell’incremento delle risorse destinate alle attività di informazione e comunicazione finalizzate a promuovere l’aggiornamento dei professionisti sanitari e dei dirigenti e docenti scolastici per la diffusione della cultura della prevenzione vaccinale come scelta consapevole e responsabile dei cittadini; prevedere attività di farmacovigilanza, che vadano oltre quelle routinarie, al fine di monitorare e valutare adeguatamente gli eventuali rischi e informare la popolazione.

Il capogruppo del PNV Antonio Fosson, medico e assessore alla Sanità, ha sgomberato il campo dai dubbi: «i vaccini sono stati una conquista mondiale, ci danno la possibilità di sconfiggere alcune malattie. I vaccini di oggi sono molto più sicuri e l’informazione resta determinante. Ho sempre ritenuto giusto dare la libera scelta per i vaccini, ma soltanto perché mi sembrava impossibile che, in base alle risultanze scientifiche, ci si rifiutasse di vaccinarsi. Non è possibile che tutta la comunità medica e scientifica sia stata comprata dalle case farmaceutiche. L’obbligo dei vaccini corrisponde ad un fallimento delle campagne di informazione e, per come stanno le cose, va introdotto. Il diritto alla salute è superiore e va salvaguardato. Concordo anch’io sul fatto che le misure coercitive sono esagerate.»

Piccata, in sede di dichiarazione di voto, l’Assessore all’istruzione e cultura, Chantal Certan, ha detto che «questa vicenda ha evidenziato in modo chiaro quanta distanza ci sia giunta il piano vaccinale che ampliava l’offerta da quattro a dodici vaccini, ma che rimaneva facoltativo. Però i principi costituzionali degli articoli 32 e 34 devono essere salvaguardati: questo decreto, basato su questi presupposti di coercizione, non li preserva. “La scuola è aperta a tutti”, mentre il decreto entra a gamba tesa impedendo questo diritto; nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario, “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, ma questo decreto lo impone. Stanno emergendo diversi aspetti che secondo me non sono né secondari né da sottovalutare: fino ad ora non c’è stato nessun confronto con le Regioni quanto all’applicabilità del decreto nelle scuole, ma un’imposizione che ricade direttamente sui Dirigenti scolastici e sulle famiglie. Quanto proposto dall’Assessore Bertschy, che riprende in parte alcune considerazioni del Comitato, mi vedrebbe d’accordo, ma vorrei che fosse chiesto all’unanimità dalla nostra Regione non di ridurre, ma di revocare le misure coercitive. Auspico che in sede di revisione del decreto, il Parlamento sappia essere autorevole, ma non autoritario, su questa tematica, non imponendo un obbligo, ma facendo una giusta informazione, equa e super partes. Permettere la libera scelta dei genitori, con il supporto dei medici, è il miglior impegno di fiducia che lo Stato può avere nei confronti dei cittadini.»

La discussione era iniziata con l’illustrazione della mozione (respinta) da parte di Roberto Cognetta, che, ricordando come le vaccinazioni obbligatorie in Italia siano 12, ha effettuato un confronto con altri Paesi: «Nessuna vaccinazione in Austria, Germania, Danimarca, Estonia, Cipro, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, come pure in Norvegia e Islanda; 3 vaccinazioni obbligatorie in Francia, Portogallo e Grecia; 1 vaccinazione obbligatoria in Belgio. A fronte di un’adeguata campagna di sensibilizzazione, i genitori devono essere liberi di scegliere.» 

(l.m.)

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