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Meno presenza, meno pazienza

Il rapporto con i figli e non solo è al centro dell'analisi di questa settimana della dottoressa Rossana Raso

Meno presenza, meno pazienza

Il rapporto con i figli. Ecco un altro contributo della dottoressa Rossana Raso, la quale ci fa riflettere sul tempo che dedichiamo ai nostri figli con i risvolti sulle relazioni.

Meno presenza, meno pazienza

Le vacanze scolastiche appena trascorse, mi hanno dato modo di riflettere su una questione apparentemente controintuitiva.

Spesso, quando abbiamo delle relazioni complicate con i nostri figli, meno li vediamo, meno “li sopportiamo”. Può sembrare paradossale, ma più ci allontaniamo da una relazione difficile con loro, perché ci strema e ci mette alla prova, più la pazienza nei momenti insieme potrebbe diminuire. L’idea è che minor tempo trascorriamo in qualcosa di difficoltoso, ancor meno saremo disposti o in grado di rituffarci in esso in seguito. Il bisogno di staccare un po’ la spina dalla complessità è perfettamente logico, utile e a volte una vera e propria salvezza, non fraintendetemi. Quello che intendo però è che, oltre una certa soglia fisiologica di pausa, rischieremo come di essere spinti a volerne sempre di più e a sopportare sempre meno ciò che ci rende insofferenti. È come se si trasformasse in una mancanza di allenamento e di esercizio alla comprensione reciproca che poi peserà nei momenti congiunti. Può valere anche per altri tipi di legame. Se evito attivamente ciò che mi snerva e lo faccio troppo a lungo (anche se con il pensiero sottostante di tirare il fiato per riaffrontare meglio il tutto in seguito), il risultato rischierà di essere quello di rimandare soltanto la problematicità più che affrontarla e risolverla. Con in più i contro di aver assaporato fin troppa tranquillità e volerne perciò sempre di più, abbassando la soglia di sopportazione e allontanandosi a vicenda.

Un po’ di tempo per sé e di stacco è positivo e anzi benefico per la relazione, ma quando si insinua il germe dell’evitamento attivo, le cose non fanno che peggiorare. Trascorrere invece più tempo in un rapporto difficile con i figli, paradossalmente ci allena alla comprensione e attiva in noi meccanismi di fronteggiamento a volte ancor più adattivi. Va da sé che se si vive una situazione troppo pesante e non si riesce ad uscirne, la cosa migliore sia chiedere aiuto per cercare di scovare i motivi che vi hanno condotto e risolverli insieme. Nel frattempo, però, metto in guardia dalla fuga da tale relazione, perché può creare una voragine difficoltosa da colmare che può riempirsi agli occhi di uno o dell’altro degli attori con significati ed implicazioni distorte e deleterie. Soprattutto perché l’evitamento, per definizione, non è amico dei rapporti, qualsiasi essi siano. Nei casi di natura differente delle relazioni, come quelle sentimentali, amicali, lavorative, è sempre possibile chiuderle quando la lontananza ci dia più sollievo della presenza; anche se, spesso, può valere la pena lavorare anche su questo altro tipo di legami che ci rendono insofferenti per rintracciarne il motivo e, perché no, risolvere senza la spaccatura. Quando di relazione con i figli si tratta invece, soprattutto se piccoli, la rottura e l’allontanamento non sono invece opzioni praticabili o auspicabili, quindi la via sarà lavorare attivamente e insieme su cosa stia succedendo, senza fuggire.

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