Altanum: iniziato il processo per le due cosche che volevano comandare in Valle
CRONACA
di Federico Donato  
il 14/02/2020

Altanum: iniziato il processo per le due cosche che volevano comandare in Valle

Giovedì 13 febbraio si è tenuta la prima udienza preliminare davanti al gup calabrese Filippo Aragona; il pm Gianluca Gelso ha portato alla sbarra 18 imputati

Il locale di San Giorgio Morgeto e la cosca dei Facchineri erano davvero in guerra per il controllo della Valle d’Aosta? I due episodi estorsivi finiti nell’inchiesta Tempus Venit (con sentenza passato in giudicato) sono realmente riconducibili a questo scenario? E l’omicidio di Salvatore Raso? Delle risposte, almeno in primo grado, potrebbero arrivare entro l’anno dai giudici di Reggio Calabria. Mercoledì 12 febbraio, in Calabria, ha preso il via la prima udienza preliminare relativa all’inchiesta Altanum che il 17 luglio dell’anno scorso aveva portato all’arresto di tredici persone tra Calabria, provincia di Bologna e Valle d’Aosta.

Tra gli altri, erano finiti in carcere Roberto Raffa (classe 1975, residente ad Aosta), Vincenzo Raso (classe 1953, residente ad Aosta) e Vincenzo Raffa (classe 1976, residente a San Giorgio Morgeto).

Gli inquienti avevano acceso i fari su una fase di contrapposizione tra il Locale di San Giorgio Morgeto e la cosca Facchineri. Nel dettaglio, le due fazioni si sarebbero scontrate anche al fine di mantenere o conquistare il controllo sul territorio valdostano. Davanti al gup Filippo Aragona sono comparsi i difensori dei 18 imputati – molti dei quali accusati di associazione mafiosa -, mentre la pubblica accusa è rappresentata dal pm Gianluca Gelso.

Nell’ordinanza firmata dal gip Valentina Fabiani a luglio, veniva fornita un’inedita analisi dei fatti relativi a due episodi di tentata estorsione ai danni di due imprenditori valdostani di origine calabrese.

La nuova inchiesta, infatti, aveva «consentito una più approfondita chiave di lettura della vicenda estorsiva – avevano comunicato gli inquirenti a luglio -, collocandola in un contesto di associazione mafiosa e volta da una parte a ottenere risorse economiche per perseguire le finalità della cosca (Facchineri ndr) e dall’altra a ribadire che, pur operando in altra regione d’Italia, le attività economiche condotte da soggetti originari del reggino devono dare conto alla famiglia mafiosa dominante».

E proprio per i due episodi estorsivi, sarebbero nati forti contrasti tra alcuni componenti del Locale di San Giorgio e i Facchineri. Per gli inquirenti, l’omicidio di Salvatore Raso (ucciso nel 2011 a San Giorgio Morgeto con 10 colpi di “pallettoni) rientrerebbe nel contesto di tale faida e avrebbe avuto il duplice scopo di portare a buon esito l’azione estorsiva da parte dei Facchineri, ma soprattutto di ribadire e confermare il proprio dominio nel comune sangiorgese e riprendere quello in Valle d’Aosta.

Ma nelle carte della DDA di Reggio Calabria c’erano finiti anche Michele Fonte, Veronica Fonte e Gianluca Cammareri; secondo la Procura antimafia calabrese, i tre si sarebbero associati tra loro al fine di trafficare droga tra la Calabria e la Valle d’Aosta.

(f.d.)

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