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Fiori bianchi e palloncini rossi per l’addìo a Gioele, «vola più in alto di prima, dove amavi stare»

In Cattedrale, ad Aosta, centinaia di persone alla cerimonia funebre del diciannovenne di Quart morto quattro mesi fa in un incidente aereo in Sicilia.

Fiori bianchi e palloncini rossi per l’addìo a Gioele, «vola più in alto di prima, dove amavi stare»

Fiori bianchi e palloncini rossi per l’addìo a Gioele: «vola più in alto di prima, dove amavi stare.

Non sono bastati i 200 posti a sedere in Cattedrale ad accogliere i tanti che oggi pomeriggio hanno voluto salutare Gioele Bravo, il diciannovenne di Quart che quattro mesi fa – era il 12 febbraio – ha perso la vita durante un volo di addestramento nella campagna di Carlentini, nel siracusano.

Nello schianto del velivolo, aveva perso anche la vita il suo istruttore Stefano Baldo.

Venerdì 5 giugno, nella Cattedrale di sant’Agata, a Catania – città che da tre anni lo aveva adottato come allievo dell’Istituto Aeronautico Ferrarin – si era tenuta la cerimonia funebre di Gioele e del suo istruttore Stefano Baldo.

Fiori bianchi e palloncini rossi per l'addìo a Gioele, «vola più in alto di prima, dove amavi stare»Prima di entrare in chiesa, un volo di palloncini rossi e cuori d’argento: «vola in alto Giò, resterai sempre nei nostri cuori».

Poi, tra le braccia di papà Piero su un letto di rose e lisianthus bianchi, insieme a tutta la famiglia, – mamma Alessia e i fratelli Carolina, Tosca e Tobia, Gioele è entrato in Cattedrale, accompagnato dal canto di lode «Eccomi», accolto da don Aldo Armellin.

«Eccomi Signore, io vengo per fare la tua volontà. Non è facile dirlo, né per un giovane né per un anziano – ha detto don Aldo Armellin – la morte è un salto nel buio che interpella la nostra fede.

E non è facile accettarlo per un giovane che a 19 anni ha concluso così la sua vita.

Oggi, dopo questi lunghi mesi interrotti dalla malattia, siamo vicini ai familiari, ci facciamo carico di un dolore che se anche non può fare molto, è un segno di solidarietà.
La morte lascia una ferita profonda nella vita; la nostra vicinanza a familiari e amici non cancella il dolore, ma il Signore è con noi e ci dà la forza per affrontare la morte.

Il Signore non ci restituisce Gioele ma ci dà la forza, allarga il nostra orizzonte, chi crede in me, anche se muore – vivrà – come dice il Vangelo secondo Giovanni, nel dialogo tra Marta e Gesù».

Gioele: forza e determinazione

«Gioele ha coltivato le sue passioni – ha detto don Aldo Armellin –  la bicicletta prima, il volo poi.
La sua passione lo ha portato a lasciare la propria casa, il proprio ambiente.
Si è impegnato nello studio, nella tecnica del volo, si è aperto a un mondo nuovo e interessante.

Gioele ha lasciato il certo per l’incerto, ha affrontato con forza e determinazione la sua aspirazione, in una famiglia dove c’era già una predisposizione, fino a quando è maturato potente il desiderio di volare.

E così è arrivata la parentesi Catania, faticosa e interessante.

E forse mentre volava dall’alto, Gioele ha visto la vita in un modo diverso, come quando in montagna vediamo nuovi orizzonti, più grandi.
Gioele ha visto la vita in maniera nuova, come quando Gesù salì sul monte e disse ai suoi discepoli
: «Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli; beati i pure di cuore perchè vedranno Dio».

«La beatitudine non è stare comodi – ha detto don Aldo – è maturare nell’amicizia del Signore.
Il Vangelo dice che siamo fatti per cose grandi.
Chi si appassiona alla vita, la vive in pienezza e non conta quanto.
La vita non finisce nei pochi anni vissuti. Gioele ha vissuto in pienezza, ha saputo fiorire dove la grandezza di Dio lo ha guidato.
E adesso è Gioele a invitarci ad avere grandi orizzonti».

Fare della propria vita un dono

La riflessione di don Aldo Armellin si è concentrata sul giovane uomo che Gioele era diventato.

«Uscire da se stessi, interessarsi agli altri. Fare della propria vita un dono.
Questo ha saputo fare Gioele, che aveva saputo diventare adulto, uscendo da sé e guardando agli altri, maturando e nelle esperienze, nello studio, nelle amicizie. Aveva un cuore grande e un animo profondo.

E per questo, il Signore lo farà rifiorire nella sua casa, nella casa del Padre, accanto alla Vergine – anche lei, madre che ha accolto il figlio in croce, ma che non si è persa d’animo e oggi consola il nostro dolore, raccoglie lacrime e desideri di madre e accompagnerà Gioele, sostenendo la nostra fede e la nostra preghiera».

Il messaggio di don Carlo

Fiori bianchi e palloncini rossi per l'addìo a Gioele, «vola più in alto di prima, dove amavi stare»
Alessia e Piero, i genitori di Gioele

Don Carlo – che ha concelebrato la funzione con don Aldo – si è rivolto a mamma Alessia e a tutta la famiglia; «avete allevato un ragazzo speciale – ha detto – la vita di Gioele è stata breve ma intensa e i tanti messaggi, racconti e aneddoti di questi mesi, ci aiutano a vivere questo doloroso distacco.
Gioele aveva un sogno enorme ed era determinato a raggiungerlo.
Adesso avete un angelo speciale a vegliare su di voi.
E come dice quel messaggio trovato su un Bacio Perugina, «quando tutto sembra essere contro, ricorda che l’aereo decolla controvento».

Le parole di amici e parenti

La sorella Carolina ha ricordato il fratello maggiore «educato, altruista, generoso e bellissimo, con un sorriso luminoso che trasmetteva sicurezza».
«La mia guardia del corpo, sempre qualche passo dietro a me, pronto a sorvegliarmi e a difendermi.
Eri il ragazzo per il quale tutte avrebbero perso la testa.
Tu, come una grande aquila, mi osservavi, pronto a scendere in picchiata nel caso ci fosse bisogno di difendermi.
Oggi sei un’aquila più grande ed esperta che deve sorvegliare tutta questa gente che ti vuole bene.

Vola ancora più in alto di prima Giò, vola tra le nuvole, dove amavi stare».

Le parole dell’amico insegnante

«Ciò che ti ha sempre reso speciale era la tua attenzione agli altri» – ha ricordato un insegnante di Gioele sono stato un insegnante orgoglioso di te, che hai inseguito il tuo sogno e la tua passione e sono orgoglioso di aver visto, prima di altri, la bella persona che eri.

Solarità, rispetto e intelligenza erano le tue doti principali.
Ti ricordi Giò, quando nella segreteria della nuova scuola a Catania sono scoppiato a piangere?
In quel momento quando qualcuno ha chiesto chi fossi, tu hai detto parole magnifiche, «mio fratello».
Mi hai fatto sentire migliore e se anche tu ogni tanto avevi timore di non farcela, quando veniva fuori un po’ di insicurezza, io ti ubriacavo di parole.
Quello unico qui sei stato tu, tu con la tua stupefacente maturità.
Grazie per la ricchezza che ci hai donato e per la tua amicizia sincera».

Gioele nelle parole degli amici

Un altro amico ha ricordato, «le cazzate che abbiamo fatto da bambini, tanti ricordi che porterò con me. Mi manchi da morire» – ha detto il giovane.
Alessia (la mamma, ndr) diceva che avevi l’argento vivo addosso, mi ricordo quando la facevi incazzare.
Sei sempre stato un grande, un grande che aveva trovato la sua strada, anzi l’aveva costruita.
Mi spiace aver passato così poco tempo con te».

«La morte è inevitabile, ma tu sei sparito così senza preavviso, non ho potuto dirti una parolina dolce né salutarti» – si rammarica una ex fidanzata.
Questo è un cerchio di sofferenza che non si chiude Giò, ci saranno momenti belli e parentesi brutte, la vita va avanti e certe cose mi faranno per sempre pensare a te, penso a un tramonto in Sardegna, dove ci siamo conosciuti, alla caletta dove pescavi.

Tutto ha un inizio e una fine – ha concluso saggiamente la giovane – un’emozione, una relazione, la vita.
E ora noi dobbiamo viverla appieno come lui vorrebbe».

Fiori bianchi e palloncini rossi per l'addìo a Gioele, «vola più in alto di prima, dove amavi stare»«La tua famiglia ci ha insegnato che non dobbiamo essere egoisti e se anche il tuo sorriso non è qui con noi, noi ti sentiamo, entravi in una stanza e si sentiva la tua anima.
Gioele era sorriso, pedalate e brindisi, eri un amico premuroso – è stato IL fratello maggiore, non un fratello maggiore, conoscendo perfettamente ogni sfaccettatura del carattere dei fratelli Carolina, Tosca e Tobia.

Gioele era un uomo con le idee chiare, vestito da adolescente. Sei presente nella scia di quell’aereo che mi fa alzare gli occhi al cielo
– ha detto un amico – anche se non riesco a essere forte e sorridente come te».

Ha chiuso la carrellata di ricordi l’amico Luca che ricorda le ore dopo la tragica notizia, quello sgomento che taglia il respiro e che non si dà pace per aver rimandato un incontro durante le vacanze di Natale.

«Certe cose, per certe persone, non si rimandano. Mai. Ti chiedo scusa, perchè io, a essere forte e sorridente come tu mi spronavi a essere, non ci riesco.

Ho davanti agli occhi quel diavolo di sorriso a 385 denti, puro, alle volte strafottente. Quel sorriso che ti avrebbe permesso di arrivare dovunque e diventare chiunque. Sei mio fratello, per sempre».

Che sia un buon volo Gioele, il viaggio che hai sempre desiderato, «su quel cilindro con le ali».
(c.t.)

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