Unione popolare: salario orario minimo da 10 euro, al via la raccolta firme
Politica
di Danila Chenal  
il 22/06/2023

Unione popolare: salario orario minimo da 10 euro, al via la raccolta firme

Al motto basta salari da fame, parte sabato 24 giugno la campagna a sostegno della legge di iniziativa popolare

Unione popolare: al via la campagna per l’introduzione di un salario orario minimo di 10 euro al motto di basta salari da fame.

Sabato, 24 giugno, parte in Valle d’ Aosta la campagna di raccolta firme promossa da Unione Popolare per l’ introduzione di un salario minimo orario di almeno 10 euro. Per farlo lancia una Legge di Iniziativa Popolare, il cui testo, è già stato depositato in Cassazione.

Sarà una campagna che porterà il partito per sei mesi nelle piazze, davanti ai luoghi di lavoro.

Le motivazioni

«Il termine “lavoro povero” non è un ossimoro – scrive Francesco Lucat di Unione popolare -. E’ la realtà per la quale chi lavora non riesce ad avere una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Il salario minimo esiste in gran parte dei Paesi europei. Nel nostro Paese i governi, quale che fosse il loro colore, ne hanno concordemente impedito l’introduzione. Secondo l’Ilo, Organizzazione internazionale del lavoro, i salari italiani sono fra gli ultimi in Europa e non solo sono fermi ma anzi, sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Sono più bassi, in termini reali del 12%  rispetto al 2008».

Aggiunge: «Tra gli Stati Ue l’Italia è l’unico in cui i salari sono scesi tra il 1990 e il 2020, precisamente del 2,9%. Con l’inflazione che continua a crescere, gli italiani perdono quindi sempre più potere d’acquisto. Per questo proponiamo un’indicizzazione automatica del salario minimo, nel rispetto dei Contratti di categoria che non devono scendere mai sotto tale cifra. La nostra è una proposta concreta contro l’impoverimento dilagante, le cui nefaste conseguenze sociali si toccano quotidianamente con mano. E’ però anche una proposta che favorisce una migliore distribuzione della ricchezza che va a vantaggio non solo dei lavoratori dipendenti ma anche di tutte quelle attività economiche che hanno soltanto da guadagnarci se la gran maggioranza delle persone ha la possibilità di usufruire dei loro servizi».

(re.aostanews.it)

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