Superbonus 110, lavori non realizzati: sequestrati crediti per 1,9 milioni, 4 indagati
CRONACA
di Thomas Piccot  
il 11/04/2024

Superbonus 110, lavori non realizzati: sequestrati crediti per 1,9 milioni, 4 indagati

Nel mirino un architetto, un commercialista e due impresari torinesi

Una presunta truffa ai danni di privati e una truffa aggravata per il «conseguimento di erogazioni pubbliche» in relazione al Superbonus 110. È quanto emerso da un’inchiesta della Guardia di Finanza di Aosta. Sono quattro gli indagati. Tutti sono a piede libero e non è stata disposta alcuna misura cautelare nei loro confronti.

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato complessivamente oltre 1,9 milioni di euro di crediti a una società di costruzioni di Torino e a un’azienda di Bra.

Oggi è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo.

Superbonus 110, sequestrati quasi 2 milioni di crediti

Secondo quanto emerso dalle indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, l’architetto aostano Cristian Facchini avrebbe «procacciato clienti interessati al Superbonus 110, offrendosi di curare l’iter amministrativo e suggerendo l’impresa che avrebbe effettuato i lavori».

Il professionista avrebbe ricoperto diversi ruoli. «Direttore dei lavori, responsabile della sicurezza e tecnico asseveratore – scrivono le Fiamme Gialle in una nota -. Le asseverazioni, secondo quanto risulterebbe, avrebbero falsamente attestato l’esecuzione di uno stato di avanzamento dei lavori non corrispondente allo stato dei fatti, e sarebbero state successivamente trasmesse ad ENEA».

Il commercialista Michele Massimo Monteleone «avrebbe apposto i visti di conformità che legittimavano l’esistenza dei crediti di imposta, curando la trasmissione all’Agenzia delle Entrate unitamente alla comunicazione della cessione dei crediti dai condòmini al general contractor».

Il ruolo degli impresari

Nell’inchiesta è coinvolta l’azienda San Marchese ’95 sas di Damiano Calosso. Nell’inchiesta è emerso anche il nome di Luca Simeone, che sarebbe, nell’ipotesi degli inquirenti, l’amministratore «di fatto».

«Gli impresari torinesi – si legge -, secondo l’ipotesi investigativa, emettevano le fatture per mezzo delle quali aveva inizio l’iter di generazione dei crediti, che si è concluso con la cessione di parte stessi ad una società terza corrente in Bra».

Alla società di Bra, che non risulta indagata, sono stati sequestrati crediti per oltre 400 mila euro. La restante somma è stata posta sotto sequestro alla San Marchese ’95 sas.

L’origine dell’inchiesta

«L’indagine – spiega la GdF – ha tratto origine a seguito della querela sporta dai proprietari di un condominio di Aosta che si sono ritrovati sul proprio cassetto fiscale crediti ceduti, attraverso il meccanismo dello sconto in fattura, a fronte di lavori non ancora eseguiti».

Per il nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sarebbe emersa «la presunta sussistenza di un’associazione a delinquere avente centro nel territorio valdostano» per «perpetrare i reati di truffa ai danni di privati, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, di riciclaggio, autoriciclaggio, di false asseverazioni e indebite compensazioni di crediti di imposta».

La contestazione di associazione a delinquere, successivamente, non è stata più mossa dalla procura di Aosta.

Importante l’apporto all’indagine dell’Agenzia delle Entrate. La sede locale ha fornito un apporto documentale «fondamentale».

(t.p.)

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