Elezioni Regionali: il Tar accoglie il ricorso di Avs per l’attribuzione del terzo seggio
La decisione è stata resa nota questa mattina; l'UV farà ricorso al Consiglio di Stato
Il Tar della Valle d’Aosta accoglie il ricorso di Avs per l’attribuzione del terzo seggio. La decisione è stata resa nota questa mattina.
Il Tar accoglie il ricorso di Avs
Alleanza Verdi-Sinistra aveva impugnato l’attribuzione di un seggio, prima assegnato ad Avs e poi, dal tribunale, all’Union Valdôtaine. Al posto di Andrea Campotaro, era entrata Cristina Machet.
La sentenza è immediatamente esecutiva. Cristina Machet potrà comunque ricorrere al Consiglio di Stato e chiedere la sospensiva dell’esecutività della sentenza.
L’Union Valdôtaine ha già annunciato l’intenzione di impugnare la decisione dei giudici amministrativi di Aosta.
Le motivazioni
Avs aveva impugnato la decisione di annullare due voti di lista, perché nelle preferenze erano stati espressi nominativi di candidati alle comunali di Aosta, sempre nella lista di Alleanza Verdi-Sinistra.
«L’indicazione, nello spazio riservato all’espressione delle preferenze, di nominativi effettivamente appartenenti a una lista recante il medesimo contrassegno (Alleanza Verdi e Sinistra), ma riferiti a candidati delle contestuali elezioni comunali, trova una spiegazione logica e ragionevole nella confusione determinata dal contesto di election day – rimarcano i giudici -. Tali indicazioni non sono estranee alla scelta elettorale per AVS, che anzi appare espressa in modo univoco e coerente».
L’UV e Cristina Machet avevano invece presentato un ricorso incidentale, per l’attribuzione di alcuni voti che erano stati dichiarati nulli.
«Il voto in questione – si legge -, per come espresso, non può che essere nullo, atteso che il principio della salvaguardia della validità del voto di lista o di preferenza contenuto in una scheda, che deve essere ammesso tutte le volte in cui si possa desumere la volontà effettiva dell’elettore (c.d. univocità del voto), trova un limite nel caso di schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto. Detto in altri termini, l’espressione di voto in esame rappresenta un’ipotesi di allontanamento volontario dalla modalità di voto prescritta, che non si può spiegare ragionevolmente come frutto di un errore materiale».
(t.p.)
