Ddl Stupri: «un attacco ai diritti delle donne»
ATTUALITA'
di Cinzia Timpano  
il 17/02/2026

Ddl Stupri: «un attacco ai diritti delle donne»

Il Centro Donne contro la violenza di Aosta, con Cgil, Anpi VdA, Non una di meno e Tocca a Noi, ha promosso un flash mob per difendere la centralità del consenso nella normativa sui reati sessuali

Ddl Stupri: «un attacco ai diritti delle donne».

Non uno slogan, ma una parola precisa, scandita più volte tra cartelli e interventi: consenso.

È attorno a questo termine che domenica pomeriggio, in piazza Porta Pretoria ad Aosta, si è tenuto  il flashmob promosso dal Centro Donne contro la Violenza per esprimere preoccupazione rispetto al Ddl Stupri e alla modifica che elimina il riferimento al consenso libero e attuale, sostituendolo con la necessità di accertare una “volontà contraria”.

A trent’anni dalla legge 66 del 15 febbraio 1996, che ha riconosciuto la violenza sessuale come delitto contro la persona, associazioni e cittadinanza si sono ritrovate in piazza per ribadire un principio ritenuto non negoziabile: il consenso deve essere libero, esplicito e attuale.

Le parole della presidente del Centro Donne contro la violenza

«La Convenzione di Istanbul, che lItalia ha ratificato nel 2013 ed è legge dello Stato, prevede che il consenso debba essere libero e attuale – ha detto la presidente del Centro Donne contro la Violenza Anna Ventriglia.
Il 25 novembre cera stato un accordo bipartisan che approvava la convenzione di Istanbul e non è possibile fare oggi un passo indietro perché si andrebbe a vittimizzare le donne chiedendo cosa hanno fatto e cosa no».

Al flashmob hanno aderito anche Cgil Valle d’Aosta, Anpi, Non Una di Meno e Tocca a Noi, in una mobilitazione che ha voluto lanciare un messaggio chiaro: sui diritti e sull’autodeterminazione non si arretra.

«Siamo contente della partecipazione riscontrata e di essere state tra le oltre 100 piazze mobilitate contro il Ddl Bongiorno – ha concluso Ventriglia. È un attacco ai diritti delle donne e non è possibile restare in silenzio o non dimostrare il nostro dissenso».

(giulia calisti)

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