Abusi sul padrone di casa a Cogne: inquilino condannato a 7 anni e 6 mesi
La sentenza è stata letta dopo 2 ore e mezza di camera di consiglio
7 anni e 6 mesi di reclusione. Si è concluso così il processo a carico di un 59enne nisseno, accusato di aver abusato sessualmente del padrone di casa, un 65enne di Cogne. La sentenza è stata letta dopo 2 ore e mezza di camera di consiglio.
L’accusa (pm Manlio D’Ambrosi) aveva chiesto una condanna a 11 anni. Il tribunale (presidente Giuseppe Colazingari, giudici a latere Marco Tornatore e Maurizio D’Abrusco) ha riconosciuto all’imputato le attenuanti. Il 59enne è stato condannato al pagamento di una provvisionale da 30 mila euro alla persona offesa.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 75 giorni.
Massimiliano Bellini: «Brutto processo, ho avvertito fin da subito resistenze»
L’udienza di oggi è stata dedicata all’arringa dell’avvocato Massimiliano Bellini. «Questo è un brutto processo – ha esordito il legale -. Questa difesa ha avvertito fin da subito delle resistenze, riconducibili alla gravità dell’accusa. Vi chiediamo di applicare le regole sostanziali e processuali con il massimo rigore. La giustizia non si fa per massimi sistemi. Ho avuto la sensazione fin dalla fase procedimentale che il processo andasse a senso unico, non si è tenuto conto delle istanze difensive».
L’avvocato si è soffermato sulle patologie di cui soffrirebbe il 59enne nisseno. «La lettura alternativa che fin da subito abbiamo dato a questa triste vicenza è imperniata sulla patologia di cui soffre l’imputato – ha aggiunto -. Quest’uomo malato morirà in carcere, già è morta la moglie. Questo processo è stato dominato sin dall’inizio dalla pancia. È un coacervo di sentimenti negativi, di dolore, vendetta, rabbia».
Massimiliano Bellini: «Mandiamo in galera un malato mentale»
E ancora. «Avete sentito le dichiarazioni, hanno un filo logico? Se Cargioli fosse stato il mio consulente l’avrebbe dichiarato incapace di intendere e di volere. Si ignora il contenuto delle consulenze di parte – ha spiegato ancora il legale -. Parlaimo di un paranoico, schizofrenico, ma che al momento dei fatti sarebbe stato in grado di intendere e volere. È una contraddizione grande come queste montagne. Cargioli ha scritto una sentenza di condanna, non una perizia. Mandiamo in galera un malato mentale».
Massimiliano Bellini: «In questa storia i dubbi vengono a tutti»
Quindi la conclusione. «In questa storia i dubbi vengono a tutti, a me questo processo non ha fatto dormire – ha concluso -. Chiediamo l’assoluzione per incapacità di intendere e volere, o perché era la capacità era molto affievolita. In subordine, perché il fatto non costituisce reato, in estremo subordine, si riconoscano le attenuanti e si applichi il minimo della pena».
(t.p.)
