Quart, ennesime chiusure di esercizi commerciali al Villair: «Spese insostenibili»
comuni
di Fausto Vassoney  
il 11/03/2026

Quart, ennesime chiusure di esercizi commerciali al Villair: «Spese insostenibili»

La vicinanza con L'Amérique e le spese in aumento mettono in ginocchio le attività dell'abitato, le testimonianze di Paola Berriat e Massimo Casone

Quart, ennesime chiusure di esercizi commerciali al Villair: «Spese insostenibili»

Al Villair di Quart fa discutere il trend che sta portando un numero crescente di attività a chiudere i battenti, per quella che assume i contorni di una vera desertificazione commerciale dell’abitato.

In ordine cronologico, le ultime due attività a chiudere sono state la storica lavanderia di Paola Berriat, aperta dal 2014, e il tabacchino gestito da Matilde Lo Surdo e il marito Massimo Casone, fermatosi dopo 7 anni di attività.

Desertificazione commerciale tra i temi del Consiglio comunale

Nell’ultima seduta del Consiglio comunale di Quart si è parlato proprio di questa tendenza, in seguito a una mozione presentata dalla minoranza di Ennio Barocco, che ha spinto il sindaco Fabrizio Bertholin a rimettere a una prossima seduta della commissione competente le eventuali valutazioni.

«È una situazione che si trascina da 30 anni – ammette Bertholin -. Chiaramente ci dispiace molto, ma dobbiamo anche fare i conti con la realtà: il Villair è a due minuti dall’area commerciale dell’Amérique. Grandi soluzioni a questo problema non ne vedo, anche perché noto che sistemi di contributi regionali per il commercio al dettaglio non hanno avuto i frutti sperati in altre realtà simili come quella di Saint-Denis».

Una situazione inquadrata bene anche dalle parole del capogruppo Barocco: «Non è sicuramente un problema facile da risolvere. Tuttavia, crediamo che creare servizi e incentivare aperture nella zona potrebbe contribuire ad aumentare il passaggio e quindi le possibilità. Il Comune non può sostituirsi al privato, ma pensiamo che possa creare situazioni per agevolare il commercio».

Le testimonianze di Paola Berriat e Massimo Casone

«Sono stata obbligata a chiudere la mia lavanderia – spiega Paola Berriat, disoccupata da ottobre -. Avevo moltissimi clienti, ma con la scadenza del contratto mi è stato portato l’affitto a 800 euro più spese per 50 metri quadri e non sono più riuscita a sostenere tutte le spese. Dopo il Covid c’è stato un abbassamento del 30% dell’afflusso, ma non è quello il motivo principale: sono state le spese a uccidere la mia attività».

In linea con Paola anche la testimonianza di Massimo Casone, che da poco ha dovuto dire addio al tabacchino: «Al giorno d’oggi un tabacchino lavora solo per la gloria. Con mia moglie abbiamo perso oltre 300 mila euro, guadagnando solo una percentuale minima su sigarette e giornali».

Ma non è tutto, perché anche Anna Provenzano, titolare dal 2015 del bar Mont Emilius, parla di chiusura in programma nel 2026 per via di «guadagni troppo bassi per potersi permettere di assumere qualcuno».

Eppure c’è chi ci crede ancora: nella vecchia sede del tabacchino, nei prossimi mesi, è in programma l’apertura di un punto vendita di prodotti di panetteria. Un sussulto di speranza in mezzo alle difficoltà.

 

(f.v.)

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