Migranti, Europarlamento approva nuovo regolamento su deportazioni
AskaNews
di admin Administrator  
il 28/03/2026

Migranti, Europarlamento approva nuovo regolamento su deportazioni

Roma, 28 mar. (askanews) – Il Parlamento europeo ha approvato il 26 marzo, in sessione plenaria a Bruxelles, il suo testo per l’avvio dei negoziati co-legislativi con il Consiglio Ue sul nuovo regolamento per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione, e che non hanno il diritto di soggiornarvi. Il testo è stato approvato con 389 voti a favore (una maggioranza composta da Ppe, Conservatori ed estrema destra), 206 contrari e 32 astensioni.

La votazione in plenaria si è svolta a seguito di tre richieste separate presentate dai gruppi politici S&D, Verdi e Sinistra, che avevano contestato una precedente approvazione del testo del regolamento, il 9 marzo 2026, da parte della commissione per le Libertà civili (in mancanza di contestazioni, il voto della commissione europarlamentare competente è sufficiente per adottare il mandato negoziale, senza dover ricorrere a un successivo passaggio in plenaria).

Il testo approvato dal Parlamento europeo introduce, in sostanza: l’obbligo per i cittadini di paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio di cooperare con le autorità competenti per lasciare il territorio dell’Ue; la possibilità di detenzione fino a 24 mesi per i migranti da rimpatriare che non rispettano quest’obbligo di cooperazione; la possibilità di deportare le persone in attesa di rimpatrio verso un paese terzo, nei cosiddetti centri di rimpatrio (“return hubs”) sulla base di un accordo tra questo paese e gli Stati membri, o la stessa Ue. Inoltre, il regolamento prevede norme più rigorose riguardo alle persone presenti illegalmente nell’Ue che rappresentano un rischio per la sicurezza, e un sostegno finanziario e operativo da parte dell’Unione e delle sue agenzie agli Stati membri nella gestione dei rimpatri.

Il voto su questo regolamento segna una nuova tappa importante, forse la più significativa finora, nella nuova dinamica per la formazione delle maggioranze nel Parlamento europeo che vede sempre più spesso, soprattutto sui temi relativi all’immigrazione e alla retromarcia sul Green Deal, una convergenza tra il Ppe (che secondo il suo presidente, Manfred Weber, è ormai un partito di centrodestra, e non più di centro come tradizionalmente veniva considerato) e i Conservatori dell’Ecr (il gruppo europeo di Fratelli d’Italia), i quali poi non hanno problemi a cercare il sostegno anche delle altre due formazioni dell’ultradestra, i Patrioti del Pfe (con dentro la Lega) e i Sovranisti dell’Esn (con dentro i neonazisti tedeschi dell’Afd e il generale Vannacci, fondatore di Futuro nazionale). In realtà, come è stato denunciato dalla stampa tedesca, in questo caso ci sono stati persino dei contatti diretti tra alcuni eurodeputati del Ppe e i colleghi dell’ultradestra, senza la mediazione dell’Ecr, a dimostrazione del fatto che ormai non esiste più il “cordone sanitario”, ovvero l’ostracizzazione dell’estrema destra dai negoziati legislativi e dalla ripartizione delle cariche istituzionali nel Parlamento europeo, che fino alle ultime elezioni era stata pratica corrente da parte di tutti i partiti democratici (ma non da parte dei Conservatori).

E’ un processo di normalizzazione che sta procedendo a grandi passi, portato avanti con spregiudicatezza dal presidente del Ppe Manfred Weber, e che non scandalizza quasi più nessuno, nonostante qualche malumore, più o meno sincero, espresso da alcuni dei partiti membri del gruppo. Come hanno fatto a metà marzo, su questo specifico episodio, la Cdu tedesca e lo stesso cancelliere Friedrich Merz: “Non collaboriamo con l’estrema destra al Parlamento europeo. Condanniamo quello che sembra essere successo a livello di collaboratori: ci aspettiamo che questi contatti terminino immediatamente e che eventualmente ci siano anche conseguenze”, aveva detto il cancelliere, e, riferito a Weber, aveva aggiunto: “anche il capogruppo del Ppe sa che non vogliamo questa collaborazione”.

A sinistra, nell’Europarlamento, la condanna non potrebbe essere più netta. Per il capodelegazione del Pd, Nicola Zingaretti, “il voto sul regolamento rimpatri è un drammatico inutile errore figlio di un compromesso tra l’estrema destra e i Popolari europei che tradiscono la loro storia”. Siamo di fronte “all’ennesima conferma di una destra che cavalca e usa le paure e non risolve i problemi”.

Durissima la reazione di altre due europarlamentari del Pd, Annalisa Corrado e Cecilia Strada. “E’ vergognoso che l’ala destra dell’aula, complice l’appoggio di larghissima parte del partito popolare, esulti con cori da stadio per un provvedimento che inasprisce ulteriormente il clima d’odio che già imperversa nei nostri territori. Mi domando che fine abbia fatto la radice cristiana di questo partito politico. Probabilmente è stata scambiata con trenta denari”, ha osservato in una nota Annalisa Corrado. E ha sottolineato: “Siamo di fronte a una pericolosa deriva che rischia di trasformare persone vulnerabili in bersagli di politiche repressive, violente e ipocrite. Il regolamento apre, infatti, alla possibilità di pratiche gravissime, come retate in spazi pubblici e perfino in luoghi di protezione come chiese o strutture gestite da organizzazioni non governative. Persone che non hanno commesso alcun reato rischiano di essere trattate come criminali solo per una condizione di irregolarità amministrativa, spesso prodotta dalle stesse norme europee e nazionali che impediscono loro di regolarizzarsi”.

“La destra italiana, quella che dice di difendere la famiglia e i bambini – ha commentato Cecilia Strada -, ha votato per mettere in galera fino a due anni le famiglie con i bambini e i minori non accompagnati. E per deportarli in un altro Paese, magari un Paese che non hanno mai visto. Le scene che abbiamo condannato negli Usa, i bambini di 5 anni portati via dalla polizia, potranno diventare realtà in Europa grazie al Regolamento rimpatri, che – puntualizza Strada – sarebbe più giusto chiamare regolamento deportazioni. Perché non si tratta più di rimpatriare le persone ma potenzialmente di spedirle in un qualunque Paese del mondo. Paesi che i governi europei pagheranno per questo con tutte le conseguenze del caso, come renderci ricattabili quando vorranno più soldi”. “Dicono che lo fanno per la nostra sicurezza ma non è vero: queste leggi agghiaccianti mineranno le nostre società, aumenteranno la paura e spingeranno persone innocenti a nascondersi per paura della galera e delle deportazioni. È il contrario della sicurezza. La politica seria dovrebbe lavorare con gli strumenti, per esempio, delle regolarizzazioni, che definiscono diritti e doveri per tutti. Queste invece sono leggi pericolosissime per tutti. Benvenuti a Minneapolis”, conclude Cecilia Strada.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

[Coi voti di Ppe e ultradestra, prevede “centri rimpatri” in paesi terzi|PN_20260328_00042|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260328_185929_F42A7F9D.jpg |28/03/2026 18:59:37|Migranti, Europarlamento approva nuovo regolamento su deportazioni|Migranti|Politica, Europa Building]

Impianti funiviari dismessi, Sapinet: «la Regione eroga fondi per il loro smantellamento»
L'assessore alle Opere Pubbliche Davide Sapinet risponde in aula a FdI e La Renaissance che hanno tirato in ballo i 36 'scheletri di montagna' citati nel report Nevediversa di Legambiente
il 28/03/2026
L'assessore alle Opere Pubbliche Davide Sapinet risponde in aula a FdI e La Renaissance che hanno tirato in ballo i 36 'scheletri di montagna' citati ...
Cogne, ricostruzione post alluvione: a Valnontey due opzioni per il ponte, un paravalanghe sulla strada di Lillaz
La Giunta comunale ha approvato tre documenti che dettano la linea per la ricostruzione per la Valnontey, la strada di Lillaz e la rete acquedottistica in località Arpisson e Bouva
il 28/03/2026
La Giunta comunale ha approvato tre documenti che dettano la linea per la ricostruzione per la Valnontey, la strada di Lillaz e la rete acquedottistic...