Nuova direttiva Ue anticorruzione, in Italia torna l’abuso d’ufficio?
AskaNews
di admin Administrator  
il 28/03/2026

Nuova direttiva Ue anticorruzione, in Italia torna l’abuso d’ufficio?

Roma, 28 mar. (askanews) – Il Parlamento europeo ha approvato in sessione plenaria il 26 marzo a Bruxelles, con una larghissima maggioranza (581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni), una proposta di direttiva che definisce un primo quadro di diritto penale armonizzato a livello Ue contro la corruzione nell’Unione. Secondo i partiti italiani di opposizione si tratta di una nuova ‘bocciatura’ del governo Meloni, che aveva abrogato con la legge n. 114 del 9 agosto 2024 (il cosiddetto ‘disegno di legge Nordio’) il reato di abuso d’ufficio. Sembra che ora il reato dovrà quindi essere ripristinato. Ma in realtà non c’è una conseguenza così diretta e necessaria.

Il testo finale della direttiva, che era stato concordato provvisoriamente con il Consiglio Ue nel dicembre 2025, contiene norme minime, definizioni e sanzioni armonizzate per tutta una serie di reati, richiede delle strategie nazionali anticorruzione e la condivisione dei dati a livello Ue, e prevede un rafforzamento della cooperazione tra le autorità nazionali e le agenzie e gli organismi dell’Unione come l’Ufficio antifrode Olaf, la Procura europea, Europol ed Eurojust.

Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle attuali norme, in particolare nei casi transfrontalieri, allineando le definizioni giuridiche. In particolare, il testo stabilisce le fattispecie dei reati di corruzione che devono essere qualificate come tali da tutti gli Stati membri, tra cui corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, appropriazione indebita, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato. Per ogni fattispecie di reato è prevista anche una armonizzazione minima delle sanzioni e pene detentive, che dovranno essere ‘effettive, proporzionate e dissuasive’.

Gli Stati membri dovranno adottare e aggiornare regolarmente le strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile. Dovranno anche effettuare valutazioni dei rischi e garantire sistemi solidi per contrastare i conflitti di interesse e garantire la trasparenza del finanziamento politico e degli standard etici, dovranno istituire, infine, degli organismi dedicati e sufficientemente indipendenti per prevenire e contrastare la corruzione.

La direttiva dovrà ora essere formalmente adottata dal Consiglio Ue, ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione. Gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla nel proprio ordinamento (e 36 mesi per le disposizioni su valutazioni dei rischi e strategie nazionali). Il voto dell’Europarlamento ha suscitato nuove polemiche tra i partiti italiani, e non solo, a causa dell’interpretazione dell’articolo 7 (‘Esercizio illecito di funzioni pubbliche’), che, in particolare secondo gli eurodeputati del M5S e del Pd, comporterebbe l’obbligo, per l’Italia, di ripristinare il reato di abuso d’ufficio, abolito dal governo nel 2024. ‘Gli Stati membri – si legge nell’articolo – adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni’. Tuttavia, va notato che nel testo finale approvato dopo l’accordo con il Consiglio Ue, a questo punto c’è un’aggiunta importante: ‘Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici’.

Nel considerando 17, inoltre, si precisa che ‘tali violazioni gravi potrebbero includere, ad esempio, la violazione di disposizioni legislative o regolamentari volte a garantire il libero accesso e la parità di condizioni dei contratti per i candidati, o la deliberata errata applicazione della legge da parte di giudici o arbitri’. Ma anche qui, si precisa poi che ‘gli Stati membri dovrebbero poter limitare l’applicazione del reato di esercizio illecito di funzioni pubbliche a determinate categorie di funzionari pubblici’.

Vediamo allora le diverse letture che vengono date. Secondo Giuseppe Antoci (M5S), relatore ombra della direttiva, ‘c’è un punto che più di tutti definisce il senso politico del voto’, ed è ‘quello che prevede l’obbligatorietà dell’abuso d’ufficio, il punto cruciale del negoziato, il cuore della direttiva’, un punto, ha ricordato l’eurodeputato, ‘che il Governo italiano ha ostinatamente cercato di bloccare in sede di negoziato europeo, tentando di salvare la legge Nordio che nel 2024 aveva cancellato’ questo reato. Anche secondo Sandro Ruotolo (Pd), con questo voto ‘l’Europa reintroduce l’abuso d’ufficio. Il governo colleziona sconfitte smentendo l’intera linea del governo Meloni che nel 2024 aveva scelto di abolire quel reato’. E per Alessandro Zan (Pd) si tratta di ‘un’altra sonora sberla al governo’.

Questa interpretazione è stata confermata anche dalla relatrice della direttiva, Raquel Garcìa Hermida van der Walle (liberale olandese), durante una conferenza stampa dopo il voto, in risposta alla domanda di Askanews se l’Italia dovrà ripristinare il reato dell’abuso d’ufficio. Questa, ha detto l’eurodeputata, ‘è una domanda molto rilevante. In Italia il reato di abuso d’ufficio è stato abolito; ora dovrà essere ripristinato (‘it will have to be de-abolished’, ndr). L’Italia dovrà, obbligatoriamente, criminalizzare almeno due reati più gravi che sono nel campo d’applicazione dell’abuso d’ufficio; e posso dire con assoluta certezza che questo è stato probabilmente uno dei più importanti successi in questo negoziato e per questo Parlamento, perché a un certo punto dobbiamo mostrare ai nostri cittadini che abbiamo a cuore l’interesse generale’. ‘Indipendentemente dalle posizioni politiche e dagli interessi dei diversi Stati membri – ha continuato la relatrice -, noi difendiamo, come Parlamento europeo, il nostro mandato, che è molto chiaro riguardo all’abuso d’ufficio; quindi io sono estremamente lieta per il fatto che l’Italia, seppure con il margine (d’interpretazione, ndr) previsto dalla nostra direttiva, dopo la sua attuazione dovrà lavorare su questo’. Anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, intervenuta nella stessa conferenza stampa, ha riposto alla domanda, ma in modo più diplomatico: ‘Mi unisco alla relatrice nell’appello affinché vi sia un’ampia e complessiva trasposizione della direttiva in tutti gli Stati membri’, ha detto, ma ricordando subito dopo che comunque l’Italia ‘ha votato a favore di queste norme in Consiglio Ue, e perciò – ha aggiunto – noi speriamo che questo porterà a risultati positivi (‘will deliver’, ndr) per i cittadini in Italia e ovunque nell’Unione europea’.

Tutt’altro avviso, rispetto a quello della relatrice, è stato espresso dalla delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. In una nota, gli eurodeputati di Fdi hanno sottolineato che il modo in cui la direttiva è formulata ‘lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti, e non introduce un obbligo di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio nei termini previsti dall’ordinamento italiano in quanto esso dispone già di un articolato sistema di reati che sanzionano condotte illecite dei pubblici ufficiali, idoneo a soddisfare i requisiti della direttiva’. Il riferimento è, in particolare, ai reati di peculato per distrazione, concussione, rifiuto di atti d’ufficio, e ai reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso commessi da un pubblico ufficiale.

Nella conferenza stampa, Garcìa Hermida van der Walle ha risposto anche alla domanda di un altro giornalista italiano, specificamente su questa precisazione che gli eurodeputati di Fdi avevano fornito poco prima. ‘Non sta a me – ha detto la relatrice – entrare nelle questioni relative alle definizioni’ dei reati ‘con il governo italiano. Ma – ha puntualizzato, – se loro non avessero ritenuto che si trattasse di una questione così importante (‘such a big deal’, ndr), non avrebbero lottato in modo così duro contro. Credo che questa sia la risposta’, ha concluso.

In realtà, tutti gli eurodeputati italiani (eccetto il generale Vannacci, ex leghista e fondatore di Futuro nazionale, che si è astenuto) hanno votato a favore del testo, e quindi anche quelli di Fdi; ma la ‘lotta dura’ contro la direttiva menzionata dalla relatrice si riferisce ai negoziati precedenti il voto (non solo al Parlamento europeo ma anche in Consiglio Ue), che hanno portato alla concessione di margini maggiori d’interpretazione, da parte degli Stati membri, riguardo alla definizione e la punibilità dei reati. Come esempio, si potrebbe citare la già citata possibile limitazione dell’applicazione dell’articolo 7 della direttiva a ‘determinate categorie di funzionari pubblici’ (potrebbero, ad esempio, essere esclusi i sindaci e gli amministratori locali?).

Inoltre, va ricordato che durante i negoziati co-legislativi la menzione esplicita del reato di ‘abuso d’ufficio’, introdotta dal Parlamento europeo come titolo dell’articolo 11 (poi diventato articolo 7 con il titolo ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’), era stata eliminata del tutto da parte del Consiglio Ue, sotto pressione dell’Italia, nel giugno 2024, e non più reintrodotta nel compromesso finale in ‘trilogo’. Va detto, poi, che gli eurodeputati di Fdi si erano astenuti nel precedente voto sulla direttiva svoltosi nella commissione europarlamentare competente (commissione Libertà pubbliche) nel febbraio 2024; e che subito prima del voto in plenaria si erano visti bocciare una mozione (con 446 voti contro 179 e 16 astenuti) sostenuta, oltre che dal loro gruppo Ecr, anche dai due gruppi di estrema destra, Sovranisti e Patrioti, in cui si chiedeva di riaprire il testo e di votarlo per parti separate, e su ogni singolo emendamento.

Infine, bisogna notare che le direttive Ue lasciano sempre un certo margine, più o meno ampio, di interpretazione da parte del legislatore nazionale all’atto del loro recepimento, al contrario dei regolamenti europei che vanno invece applicati tali e quali negli Stati membri, senza cambiare una virgola al testo finale adottato.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

[Secondo l’opposizione sì, ma non è così automatico|PN_20260328_00044|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260328_191216_B855A0E8.jpg |28/03/2026 19:12:26|Nuova direttiva Ue anticorruzione, in Italia torna l’abuso d’ufficio?|Ue|Politica, Europa Building]

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