Cocchi celebra 135 anni con il “Barolo Chinato tipo Esportazione”
Milano, 15 apr. (askanews) – Cocchi ha celebrato a Vinitaly 2026 i suoi 135 anni con il “Barolo Chinato tipo Esportazione”, edizione limitata di 1.891 bottiglie numerate, pensata per segnare l’anniversario della casa astigiana attraverso uno dei prodotti più rappresentativi della sua storia.
L’uscita riprende il Barolo Chinato, prodotto ininterrottamente fin dai primi anni di attività dell’azienda, e lo rilegge in una versione che richiama la ricetta originaria di Giulio Cocchi, formulata per ottenere un vino adatto al lungo invecchiamento e alla conservazione necessaria per affrontare i mercati esteri. Il riferimento al “tipo Esportazione” richiama proprio quella stagione in cui i vini Cocchi raggiungevano destinazioni lontane come Stati Uniti, Sud America, Africa coloniale e Australia.
La base è un Barolo Docg 2021 ottenuto da una singola vigna nel cru Scarrone, a Castiglione Falletto (Cuneo), di proprietà della famiglia Bava e affinato in una singola botte. Il progetto si definisce così come single vineyard, single vintage e single cask. L’aromatizzazione comprende rabarbaro, fiori di Genziana, foglie di alloro, coriandolo, cardamomo e scorze di arancia dolce e amara. La gradazione alcolica è di 18 gradi. Per questa bottiglia Cocchi ha scelto infatti di riprodurre quella originaria, disegnata a mano e stampata con tecniche d’epoca.
L’anniversario è stato anche l’occasione per ripercorrere la vicenda della casa fondata ad Asti nel 1891 da Giulio Cocchi, giovane pasticcere toscano che avviò la sua attività accanto al Battistero di San Pietro. Da quel nucleo iniziale prese forma un marchio destinato a legare il proprio nome ai vini aromatizzati e agli spumanti piemontesi, dal “Vermouth di Torino” al “Barolo Chinato”, dall’Americano all’Alta Langa Docg. Fin dalle origini, la crescita del marchio si è intrecciata a una forte spinta innovativa. Giulio Cocchi mise a punto ricette, introdusse brevetti, organizzò direttamente la lavorazione degli agrumi e costruì una rete di filiali di degustazione che andò oltre il territorio astigiano. Fu lui a portare l’Americano Bianco e il Barolo Chinato fuori dall’uso domestico, trasformandoli in prodotti per mercati più ampi.
Negli anni Settanta il testimone passò dalla famiglia Cocchi a Piero Bava, aprendo una fase che ha portato tre generazioni della famiglia Bava alla guida dell’impresa. Produttori di vino in Monferrato dal Seicento, i Bava hanno accompagnato l’espansione internazionale del marchio mantenendo saldo il legame con il Piemonte. Oggi Cocchi è presente in oltre 70 Paesi e continua a concentrare la propria produzione esclusivamente su prodotti a base di vino, tra vermouth, aromatizzati e spumanti piemontesi. Per i 135 anni, accanto al “Barolo Chinato tipo Esportazione”, l’azienda ha annunciato anche un bollino celebrativo destinato alle etichette dei Vermouth Cocchi.

