L’Europa dopo Orbán regge alla prima prova, ma l’unità su Kiev resta fragile
AskaNews
di admin Administrator  
il 25/04/2026

L’Europa dopo Orbán regge alla prima prova, ma l’unità su Kiev resta fragile

Roma, 25 apr. (askanews) – “Lo stallo è finito”, ha annunciato giovedì 23 aprile l’Alta rappresentante per la politica estera dell’UE Kaja Kallas, salutando l’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e il via libera al prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev. Un passaggio politico rilevante, che segna una ritrovata capacità di azione per l’Unione. Tuttavia, nonostante questo avanzamento, il percorso dell’Ucraina verso l’Ue resta tutt’altro che in discesa.

Con il ventesimo pacchetto, l’Unione europea ha approvato un elenco di misure che è il più ampio degli ultimi due anni contro Mosca: oltre 120 voci che Bruxelles definisce “sanzioni economiche severe e multilivello”, mirate ai settori chiave che alimentano la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.

Analizzando in dettaglio le sanzioni, risulta che sul fronte energetico, il pacchetto introduce le basi per un futuro divieto dell’utilizzo di petrolio russo nei servizi marittimi, in coordinamento con G7 e coalizione sul price cap (il tetto al prezzo imposto al petrolio russo). Sono previste 36 nuove designazioni di entità sanzionate nel settore petrolifero, colpendo l’intera filiera (esplorazione, estrazione, raffinazione, trasporto) e operatori della cosiddetta “flotta ombra”, oltre a una compagnia assicurativa marittima. Inserite nella blacklist 46 ulteriori navi, portando il totale a 632, con divieto di accesso ai porti e ai servizi marittimi UE. Rafforzati anche i controlli sulla vendita di petroliere e vietati servizi per navi russe che trasportano gas naturale liquefatto (Gnl); dal 2027 sarà vietata la fornitura di servizi dai terminali di Gnl a soggetti russi.

Sul fronte finanziario, vengono introdotti il divieto di transazione per 20 banche russe e misure contro istituti di paesi terzi che facilitano l’elusione delle sanzioni. L’Ue interviene inoltre sull’uso crescente delle criptovalute da parte della Russia, vietando piattaforme e transazioni legate a stablecoin e al rublo digitale.

Colpito anche il comparto militare-industriale con 58 nuove designazioni tra aziende e individui, incluse entità in paesi terzi (Cina, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Kazakistan e Bielorussia), per limitare l’accesso russo a tecnologie dual use e componenti militari.

Nel commercio, per la prima volta viene attivato lo strumento anti-elusione con restrizioni su esportazioni verso il Kirghizistan e sono ampliati i divieti su macchinari, materiali industriali e prodotti chimici. Introdotte anche nuove restrizioni alle importazioni UE dalla Russia per un valore superiore a 570 milioni di euro.

Sul piano della responsabilità, sanzionati individui ed entità coinvolti nella deportazione di minori ucraini, nella propaganda e nell’appropriazione di beni culturali. Tra le personalità russe sanzionate, oltre ad alcuni giornalisti, figura anche Mikhail Piotrovsky, direttore del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Misure aggiuntive includono restrizioni ai servizi di cybersecurity verso la Russia, rafforzamento dei controlli sui diamanti e ampliamento del divieto di trasmissione per media collegati al Cremlino.

Infine, il pacchetto estende le sanzioni alla Bielorussia, allineandole a quelle russe, includendo nuove designazioni nel settore militare e misure su commercio, finanza e servizi, con proroga del regime fino al 28 febbraio 2027.

“Il pacchetto mira a indebolire ulteriormente l’economia e la macchina bellica russa e conferma il sostegno incrollabile dell’Ue all’Ucraina e al suo popolo nella resistenza all’aggressione russa e nella lotta contro la recente brutale campagna che ha deliberatamente preso di mira le infrastrutture civili, comprese quelle energetiche”, si legge nella nota di Bruxelles.

L’Ue resta determinata a mantenere e intensificare la pressione sulla Russia affinché ponga fine alla sua brutale guerra di aggressione e si impegni in negoziati significativi per una pace giusta e duratura”, specifica il comunicato dell’Unione europea.

Dunque, la decisione del Consiglio Ue, letta a Bruxelles come l’apertura di una fase nuova per le capitali europee, è arrivata al termine di settimane di negoziati complessi e di una mediazione serrata tra gli Stati membri. A sbloccare l’impasse ha contribuito in modo decisivo il riassetto politico in Ungheria, dove la vittoria elettorale di Péter Magyar sul primo ministro Viktor Orbán ha ridisegnato gli equilibri interni e ridotto una delle principali resistenze alle proposte in favore di Kiev. “Per la prima volta da anni, non ci sono russi nella stanza”, ha sottolineato il primo ministro polacco Donald Tusk ai giornalisti, evidenziando come il clima tra i leader europei fosse di “enorme sollievo”.

Tuttavia, nonostante questo faticoso passo in avanti in favore del governo ucraino, il percorso di adesione di Kiev all’Ue risulta essere ancora impervio. Infatti, sebbene il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen abbiano sostenuto l’urgenza di accelerare le procedure di adesione per l’Ucraina, nuove perplessità emergono in seno ad alcune capitali europee sull’opportunità di un rapido ingresso di Kiev nell’Unione. “Non credo sia realistico che accada il 1° gennaio 2027”, ha osservato Andrej Plenkovic, primo ministro croato, leader dell’ultimo stato ad aderire all’Ue.

Svanita l’ombra di Viktor Orban, comunque il cielo non è ancora azzurro sopra Bruxelles. Difatti, Magyar ha indicato che i suoi primi viaggi come nuovo primo ministro ungherese punteranno a rilanciare il Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia), mentre in Bulgaria la vittoria di Rumen Radev, favorevole a un approccio più pragmatico verso Mosca, segnala che all’interno dell’Unione persistono sensibilità divergenti.

In questo contesto, l’unità europea, decisiva per sostenere Kiev sul piano militare ed economico, resta un equilibrio fragile. E se lo stallo sulle sanzioni può dirsi superato, quello sull’allargamento appare tutt’altro che risolto.

Di Lorenzo Della Corte

[Via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni|PN_20260425_00061|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260425_215942_AAC68F86.jpg |25/04/2026 21:59:51|L’Europa dopo Orbán regge alla prima prova, ma l’unità su Kiev resta fragile|Ucraina|Politica, Europa Building]

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