L’Italia (in buona compagnia) resta in infrazione. Muro frugali su sospensione Patto
AskaNews
di admin Administrator  
il 25/04/2026

L’Italia (in buona compagnia) resta in infrazione. Muro frugali su sospensione Patto

Roma, 25 apr. (askanews) – Prima la “bocciatura” di Eurostat, poi il no incassato a Cipro sulle richieste di sospensione del Patto di stabilità. Non è stata una settimana facile per il governo italiano, alle prese con i conti di bilancio e con gli effetti della crisi innescata dalla guerra in Iran.

Mercoledì 22 sono arrivati i dati di Eurostat che hanno definitivamente spento la speranza di uscire con un anno di anticipo dalla procedura per deficit eccessivo: serviva scendere sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/pil, l’Italia si è fermata al 3,07% (arrotondato al 3,1). Certo non è una sconfitta, l’obiettivo era in realtà molto ambizioso visto anche il contesto internazionale, in via di peggioramento. Ma è ormai fatto noto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avevano varato una manovra di “austerity” per rientrare nei parametri, in vista della prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura, nella speranza di avere margini di spesa per un provvedimento “elettorale”. Invece tutto è rimandato, almeno, al prossimo anno. E difatti il governo non l’ha presa bene. Giorgetti, grande appassionato di calcio (è tifoso del Southampton), ha citato un mito come l’allenatore Vladimir Boskov (“Rigore è quando arbitro fischia”) per una velata critica ai metodi di calcolo, la premier ha espresso “rammarico” per aver mancato “di poco” l’obiettivo, dando la colpa ai governi precedenti che le hanno lasciato in eredità “un rapporto deficit/Pil dell’8,1%” e i costi della “sciagurata misura” del superbonus del governo Conte II. “Basta superscuse”, la replica del leader M5s che elenca invece “la voragine delle spese sul riarmo, con aumenti di 12 miliardi l’anno sulle spese militari” o i “14 miliardi buttati sul plastico del Ponte sullo stretto” fino al “miliardo buttato nei Centri in Albania”. Quest’ultimo (per la precisione 679 milioni) “esattamente” quanto è mancato per centrare l’obiettivo, secondo Enrico Borghi di Iv.

Sia come sia, ormai è andata. Del resto Roma è in buona compagnia: tutti e dieci i Paesi in procedura per disavanzo eccessivo restano ancora sopra la soglia critica del 3% del Pil (e la Bulgaria rischia di entrarci) con punte come quelle della Francia (5,1%) per non dire della Romania (7,9%), anche se entrambe in calo. Per quanto riguarda il debito, però, l’Italia si conferma tra i Paesi più esposti, con un livello in salita al 137,1% del Pil (dal 134,7% del 2024), inferiore solo a quello della Grecia, che però sta procedendo a gran velocità verso la riduzione. Soprattutto per l’Italia, il cui Pil è stato già “drogato” dal Pnrr in via di scadenza, preoccupano le previsioni: nel Documento di finanza pubblica presentato sempre il 22 il Pil viene limato allo 0,6% quest’anno e il prossimo (rispetto allo 0,7 e 0,8% previsti nel precedente documento) e il debito salirà già quest’anno sopra il 138% per restarci anche nel 2027.

Con questi conti e queste preoccupazioni nella borsa, Meloni si è quindi presentata al summit informale a Cipro decisa a porre ai colleghi e ai vertici europei il tema di un allentamento dei vincoli per affrontare le conseguenze economiche della guerra in Iran. Ha trovato un “alleato” del tutto inatteso (i due a stento si parlano) in Pedro Sanchez, ma anche il muro, al momento invalicabile, dei “frugali” del Nord, che un colloquio faccia a faccia con Friedrich Merz non sembra aver scalfito. Anche perché anche Ursula von der Leyen, al momento, non ha concesso aperture. Dunque cosa ha chiesto l’Italia? Di sospendere, o almeno allentare, i vincoli del Patto di stabilità “in alcuni settori”, a partire da quelli maggiormente colpiti dalla crisi energetica, scorporando le spese dal computo del deficit ai fini del rispetto della soglia del 3%, perché non tutti i Paesi hanno “uguale capacità di bilancio” e “di tutto abbiamo bisogno fuorché di creare in questo momento ulteriori disparità tra gli Stati membri”. Su questo, la presidente del Consiglio ha trovato qualche alleato (Madrid, come detto, ma anche Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia) ma pure la porta chiusa dalla Germania e dall’Olanda: “Basta chiedere altri soldi”, sarebbe sbottato il premier olandese Rob Jetten. E pure l’”amica” von der Leyen ha detto no. La clausola generale di sospensione del Patto di stabilità – ha ricordato in conferenza stampa la tedesca, “può essere attivata solo in caso di grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’Unione europea. Fortunatamente non è la situazione in cui ci troviamo al momento ma continuiamo a monitorare gli sviluppi molto attentamente e l’Ecofin discuterà la questione nei dettagli”. La prossima riunione dei ministri delle Finanze si svolgerà il 4 maggio (Eurogruppo) e 5 maggio (Ecofin). La presidente della Commissione ha invece “redarguito” i leader, in particolare quelli che chiedono meno rigidità, ricordando che dagli attuali programmi europei “sono stati messi a disposizione 300 miliardi disponibili per gli investimenti in energia. Novantacinque miliardi non sono stati ancora investiti, quindi invito tutti i Paesi membri a farlo”.

Meloni su questo, però, non mollerà anche perché una crisi economica nell’ultimo anno di legislatura non la metterebbe certo nelle migliori condizioni per affrontare la campagna elettorale. Il rischio, per l’Ue, è che oltre al solito Salvini (il “patto di stupidità” è un suo cavallo di battaglia) anche la premier decida di alzare i toni della retorica contro gli “euroburocrati”. In realtà ha già iniziato, proprio a Cipro, con un ‘avvertimento’: “Ci sono, secondo me, delle cose sulle quali bisogna fare molta attenzione, perché mentre noi cerchiamo risorse nuove per finanziare delle nuove priorità”, ha sottolineato, “non si può proporre la ristrutturazione del palazzo della sede del Consiglio Europeo a 800 milioni di euro” che “sarebbe un segnale sbagliato nei confronti dei cittadini”. La partita è aperta.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Meloni prova a forzare sulla flessibilità, al momento respinta ma darà battaglia|PN_20260425_00062|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260425_220512_90A59EF3.jpg |25/04/2026 22:05:22|L’Italia (in buona compagnia) resta in infrazione. Muro frugali su sospensione Patto|Governo|Politica, Europa Building]

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