Honda rischia spezzatino tra crisi bev e pressione attivisti (FT)
Milano, 28 apr. (askanews) – Honda rischia uno “spezzatino” sotto la pressione combinata di difficoltà industriali, transizione elettrica e attivismo degli azionisti. Lo scrive il Financial Times, sottolineando come per il gruppo giapponese stiano emergendo scenari fino a poco tempo fa impensabili, tra ipotesi di merger difensivi e persino di una separazione delle attività.
Secondo il quotidiano finanziario, il gruppo sta attraversando una fase difficile, con vendite in rallentamento nei mercati chiave e una sequenza di errori strategici che ha eroso il posizionamento competitivo. In questo contesto, “un cattivo merger o un triste break-up” sono diventati possibilità concrete, anche alla luce di una crescente pressione da parte degli investitori attivisti.
A pesare è soprattutto la transizione elettrica. Honda ha recentemente deciso di cancellare tre modelli bev destinati al Nord America, avvertendo che l’operazione potrebbe generare perdite fino a 15,7 miliardi di dollari, mettendo a rischio il ritorno all’utile e aprendo la strada alla prima perdita annuale dalla quotazione negli anni ’50. Il 13 maggio il gruppo diffonderà i conti dell’esercizio fiscale chiuso a marzo.
Sempre sul fronte elettrico, Honda ha abbandonato anche il progetto con Sony per un’auto a batteria ad alto contenuto tecnologico, mentre l’obiettivo di vendere solo veicoli elettrici e a idrogeno entro il 2040 appare sempre più lontano. Il Financial Times evidenzia inoltre il gap competitivo con i produttori cinesi, capaci di ridurre drasticamente tempi e costi di sviluppo. Emblematico, secondo il giornale, il commento del presidente Toshihiro Mibe dopo una visita in uno stabilimento automatizzato a Shanghai: “non abbiamo alcuna possibilità contro questo”.
A rendere il quadro più fragile è anche la struttura del gruppo: la divisione moto resta altamente redditizia e leader globale, mentre l’auto accumula ritardi e criticità. In questo scenario, conclude il quotidiano, Honda si trova davanti a un bivio: accelerare una profonda ristrutturazione o rischiare di diventare terreno di intervento per operazioni straordinarie che potrebbero ridisegnarne il perimetro industriale.
