Imprese, Lucarelli: il futuro è l’AI Enterprise
Roma, 28 apr. (askanews) – Superare i modelli di intelligenza artificiale generativa in favore dell’AI Entreprise è il cambio di paradigma che ci aspetta nel prossimo futuro delle imprese. “Un futuro inevitabile – secondo Guido Lucarelli, ingegnere e imprenditore attivo nel settore tech – l’utilizzo l’AI generativa non è, da sola, in grado di soddisfare le esigenze delle imprese perché basata su modelli generalisti che non garantiscono al 100% una risposta coerente. L’AI Enterprise – spiega in una nota – risponde a due esigenze fondamentali delle aziende: fornire risposte certificabili e ripetibili al 100% ed essere in grado di operare a performance ridotte, con motori più piccoli (SLM) o in assenza di modelli generativi”.
La maggior parte delle soluzioni che oggi sono AI based, sono costruite utilizzando esclusivamente modelli dell’AI generativa, i Large Language Models. Questi ultimi, tuttavia, forniscono delle risposte che possono sembrare plausibili, ma che si rivelano errate o imprecise in un numero elevatissimo di casi, si va dal 12,3 al 35% a seconda del modello. “Il 95% dei progetti di AI fallisce, mentre quelli che sopravvivono diventano obsoleti in media entro sei mesi, numeri inaccettabili in contesti business e, a maggior ragione, in ambienti mission critical” sottolinea Lucarelli. “Le aziende che utilizzano gli attuali modelli, inoltre, dipendono strutturalmente dai fornitori stranieri, principalmente statunitensi, sia per la componente software sia per quella hardware. Una vulnerabilità – spiega – che riguarda l’intera Europa, e l’Italia in particolare, in un momento in cui la sovranità digitale è diventata una priorità geopolitica”.
La carta vincente per il futuro? Secondo Lucarelli “le aziende dovrebbero sviluppare un proprio modello di AI ibrido, abbinando motori generativi e approccio neurosimbolico, e concentrando la progettazione sull’adozione di dati e contenuti proprietari. Solo in questo modo avrà la certezza che l’AI risponda in modo corretto nel 100% dei casi. Le piattaforme inoltre dovrebbero essere costruite in modo ridondante, in grado di ottimizzare l’utilizzo degli LLM a quanto effettivamente necessario per ridurre costi e consumi energetici” osserva ancora Lucarelli. “Le aziende dovrebbero passare molto rapidamente dallo ‘scrivere o farsi scrivere applicazioni’ al ‘progettare e implementare architetture AI-driven’, in cui il codice è generato dalle macchine mentre i professionisti si concentrano sulla definizione dei requisiti, dell’architettura e sul monitoraggio dei risultati”.
Questo approccio consentirebbe di sfruttare una serie di opportunità interne alle aziende e di evoluzione dei servizi: dall’incremento della produttività interna nei dipartimenti amministrativi, HR, marketing e vendite, all’elaborazione di quantità di informazioni sempre maggiori, fino alla possibilità di ripensare interi portafogli di servizi. “Lo sviluppo dell’AI è in una fase di transizione cruciale — conclude Lucarelli. La progettazione e l’ottimizzazione sono essenziali per mitigare all’origine le criticità e ridondare le soluzioni. Solo così l’AI potrà diventare davvero Enterprise”.
