Coldiretti: tengono superfici ma crollano prezzi riso e risone
Roma, 12 mag. (askanews) – Tiene la superficie coltivata a riso in Italia, ma crollano i prezzi riconosciuti ai produttori, con il rischio concreto di mettere in ginocchio migliaia di aziende risicole italiane che stanno combattendo con i rincari dovuti alle tensioni internazionali. È l’allarme lanciato da Coldiretti sulla base degli ultimi aggiornamenti disponibili sulle semine della campagna in corso, che indicano investimenti sostanzialmente in linea con il 2025, nonostante un contesto di mercato sempre più difficile e caratterizzato da una forte pressione sulle quotazioni.
A preoccupare maggiormente è il drastico e repentino calo dei prezzi del risone registrato nella campagna commerciale 2025/2026, in particolare per le varietà da risotto simbolo del Made in Italy, come Arborio, Carnaroli e similari, che in alcuni casi fanno segnare riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione insostenibile per le imprese agricole, prosegue Coldiretti, strette tra quotazioni in caduta libera e costi di produzione che continuano invece a restare elevati, dall’energia all’irrigazione, fino a mezzi tecnici e manodopera, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%.
Una compressione dei margini che, avverte Coldiretti, mette seriamente a rischio la sostenibilità economica della risicoltura nazionale. A questo si aggiunge anche la forte delusione per l’ultima votazione del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento SPG (Sistema di Preferenze Generalizzate), che rappresentava, sottolinea Coldiretti, un’occasione importante per rafforzare gli strumenti di tutela del comparto risicolo europeo. Non si è infatti riusciti a introdurre una clausola di salvaguardia automatica più efficace, mantenendo una soglia troppo elevata per l’attivazione delle misure correttive sulle importazioni. Su questo, in vista della procedura di chiusura della procedura in Consiglio, Coldiretti ha richiesto che l’Italia esprima ancora riserva sul testo di trilogo per le criticità legate alle quantità eccessivamente alte.
E a pesare sul mercato è anche il crescente squilibrio tra domanda e offerta, con l’industria risiera in fase di attesa con acquisti discontinui e una pressione sempre maggiore delle importazioni estere, che contribuiscono all’indebolimento generalizzato delle quotazioni. Su questo fronte, prosegue Coldiretti, diventa essenziale una revisione in aumento dei dazi all’importazione che, per i livelli attuali, non garantiscono la tutela del settore. Secondo i dati Maeci, a fine marzo oltre il 50% dei quantitativi sono entrati nel nostro Paese a dazio agevolato. Una concorrenza che arriva spesso da Paesi come Cambogia e Myanmar, dove vengono utilizzati principi attivi vietati da anni nell’Unione Europea e dove i costi di produzione risultano molto più bassi proprio perché non sottoposti agli stessi vincoli ambientali, sanitari e sociali richiesti agli agricoltori italiani. Il nodo centrale resta quello della reciprocità. Diventa quindi fondamentale, conclude Coldiretti, l’obbligo di indicazione del Paese di origine a livello europeo, come previsto in Italia, e l’abolizione del principio dell’ultima trasformazione sostanziale prevista nel Codice doganale.
