Reintegro Testolin, Forecellati (Pd-Fp): «la presidenza è un ‘mulo azzoppato’»
Sulla stessa lunghezza d'onda il collega di partito Fulvio Centoz: «Poteva dimettersi, presentare il ricorso da semplice consigliere, e attendere il verdetto senza trascinare l'istituzione in questa sospensione»
Reintegro Testolin, Forecellati (Pd-Fp): «la presidenza è un ‘mulo azzoppato’».
Dimissioni
«La leadership non si conquista con l’arroganza dei numeri, ma si ottiene attraverso il riconoscimento del valore politico della persona da parte del gruppo – ha scandito in aula la consigliera dem Titti Forcellati -. Un leader autorevole ispira fiducia; un leader autoritario, che si arrocca nel palazzo facendo finta che non sia successo niente, quasi negando a sé stesso e alla propria maggioranza le sentenze, ispira solo incertezza. Oggi lei non è un Presidente nel pieno delle sue funzioni. Lei è un Presidente “sub iudice».
Forcellati rinnova l’invito alle dimissioni: «Vede Presidente, se fosse stato davvero un politico lungimirante, avrebbe capito che la mossa corretta — l’unica dignitosa — sarebbe stata dimettersi un minuto dopo la sentenza. Avrebbe potuto fare il Consigliere, concentrarsi sulla sua difesa e, in caso di vittoria, rientrare trionfalmente in aula “sul cavallo della vittoria”. Invece, ha scelto di restare aggrappato alla sedia, trasformando la sua presidenza in un “mulo azzoppato” che trascina la Valle d’Aosta nella precarietà».
Ha poi concluso: «Pagheremo tutte e tutti questo periodo. Le valdostane e i valdostani hanno buona memoria e, una volta di più, si allontaneranno dalla politica, soprattutto se fatta con arroganza. Questo è il tempo della responsabilità e noi chiediamo chiarezza. La Valle d’Aosta merita una guida solida, certa e libera da ogni ombra di precarietà».
Alternativa dimissioni
«Abbiamo preso atto che l’Union Valdôtaine e i suoi alleati hanno sostenuto il ricorso e hanno posto condizioni. E oggi prendiamo atto che il Presidente è di nuovo in carica» ha detto Fulvio Centoz nel suo intervento. «Questa maggioranza ha deciso di affidarsi ai giudici per interpretare la propria legge, perché non ha il coraggio di interpretarla da sola. E quando una maggioranza si affida a un giudice ne accetta le conseguenze. Qualcuno direbbe: ne prende atto» ha aggiunto per poi tirare le somme: «Renzo Testolin aveva un’alternativa. Poteva dimettersi, presentare il ricorso da semplice consigliere, e attendere il verdetto senza trascinare l’istituzione in questa sospensione. Non lo ha fatto. E nessuno, nella sua maggioranza, glielo ha chiesto pubblicamente. Nessuno».
(d.c.)
