Umbria, la bici lenta che porta economia nei borghi
Perugia, 22 mag. (askanews) – La bicicletta come modo per rallentare, vedere i luoghi con occhi diversi e riportare economia nei luoghi ancora non scoperti dal turismo. Si è svolto a Palazzo Graziani, a Perugia, il forum “Il futuro del turismo è lento”, promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Umbria, dalla Camera di Commercio dell’Umbria e da Sport e Salute, con l’organizzazione di Sviluppumbria. Una giornata di confronto su cicloturismo, accoglienza e bikeconomy, con istituzioni, operatori, amministratori locali ed esperti del settore.
A dare il tono è stata Ludovica Casellati, esperta di cicloturismo e ideatrice dei Green Road Awards, l’”Oscar italiano del cicloturismo”, arrivato nel 2026 all’undicesima edizione. “La bicicletta è lentezza per eccellenza, è fruizione gentile dei territori”, ha osservato Casellati. In Umbria, ha aggiunto, questo significa attraversare una regione “ricca di natura, cultura ed enogastronomia eccellente”, lungo vie verdi che permettono di scoprire luoghi rimasti fuori dagli itinerari più battuti.
Il Green Road Award, ha ricordato Casellati, ha acceso negli anni una “gara virtuosa” tra territori. All’inizio erano poche le Regioni capaci di candidare percorsi strutturati; oggi il cicloturismo è una carta sempre più usata per ripopolare aree interne, creare nuova economia e offrire lavoro ai giovani, così da permettere loro di restare dove sono nati.
Per l’Umbria la sfida è concreta. Il territorio ha borghi, cammini, colline, produzioni locali e percorsi simbolici, a partire dalla Spoleto-Norcia, ferrovia riconvertita che quest’anno celebra il centenario. Proprio la natura del territorio impone però un salto organizzativo. A Perugia, è stato ricordato durante la mattinata, solo il 6% della superficie comunale è pianeggiante. La bici richiede servizi, manutenzione, segnaletica, accoglienza preparata e una rete di imprese capace di accompagnare il viaggiatore.
“Arrivare veloci in Umbria, per godersi il turismo lento”, ha sintetizzato Andrea Bacelli, consigliere della Provincia di Perugia. Anche per Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, la rapida raggiungibilità della regione è una condizione essenziale per far crescere turismo lento e cicloturismo. La direzione indicata è quella di un lavoro comune tra istituzioni, associazioni e imprese, con il portale Bike in Umbria, il calendario degli eventi 2026 e il confronto avviato con le associazioni cicloamatoriali.
La Regione colloca il cicloturismo dentro una strategia più ampia. L’Umbria è già riconosciuta sul terreno dei cammini; ora vuole rafforzarsi sulla bicicletta. Antonella Tiranti, dell’assessorato regionale al Turismo, ha ricordato gli investimenti in corso: oltre sette milioni di euro per completare e realizzare nuovi percorsi cicloturistici. L’obiettivo, ha spiegato, è permettere ai visitatori di vivere il territorio nella sua forma naturale: aree interne, paesaggi, piccoli centri, cibo, cultura, soste.
Dentro questa rete entra ormai anche l’intelligenza artificiale. Mirko Lalli, vice presidente di Tourism.ai e fondatore di Data Appeal, ha spiegato che il turismo sta passando dalla ricerca alla delega. Il viaggiatore oggi può chiedere a ChatGPT o a Gemini di organizzargli due giorni a Perugia, magari romantici, magari in bicicletta, con hotel, ristoranti, percorso e tempi già combinati.
Per i territori è un cambio netto. Se un sito turistico ha dati vecchi, informazioni confuse o testi tutti uguali, l’IA restituisce risposte sbagliate oppure lascia fuori quella destinazione. La responsabilità ricade anche su chi non aggiorna dati, contenuti e identità digitale. Servono informazioni strutturate, contenuti aggiornati, luoghi riconoscibili, una narrazione leggibile anche dalle nuove piattaforme.
Il tema dell’accessibilità è tornato più volte. Casellati ha ricordato il ruolo dell’e-bike, che “consente davvero a tutti di poter pedalare”, perché restituisce watt alle gambe quando il percorso è più lungo o il dislivello supera l’allenamento del viaggiatore. Crescono anche i tour operator specializzati: viaggi guidati, bagagli trasportati da un albergo all’altro, logistica semplificata. La vacanza in bici diventa accessibile anche a chi parte senza allenamento specifico.
“Siamo noi il motore di noi stessi”, ha detto ad Askanews Casellati. La bicicletta abbatte le emissioni, aiuta l’ambiente e fa bene al corpo e alla mente. Dentro questa idea di viaggio ci sono silenzio, tempo, fatica buona, soste. Tutte cose che il turismo veloce perde spesso per strada.
Silvia Livoni, bike destination specialist, ha spiegato che il cicloturismo del futuro sarà guidato sempre più dalla motivazione, oltre che dalla destinazione. La bellezza dei luoghi rimane essenziale, ma il cicloturista vuole sentirsi parte del paesaggio, fermarsi, incontrare persone, assaggiare prodotti locali, leggere il territorio con più profondità.
La bicicletta, in questa prospettiva, diventa una lente di ingrandimento. Fa emergere le qualità di un luogo e anche i suoi difetti: una strada poco curata, una segnaletica assente, un’accoglienza improvvisata. Da qui la necessità di costruire una cultura bike friendly, capace di rispondere alle esigenze di chi viaggia su due ruote.
Tra le tendenze citate nel forum ci sono il lusso del silenzio, la fuga dall’overtourism verso borghi meno battuti e l’intelligenza artificiale applicata alla logistica del viaggio. “Bike is the new golf”, è la formula usata da Livoni: la bici come nuovo segno di benessere, stile di vita, buon cibo, vino, natura e qualità del tempo.
La bikeconomy riguarda alberghi, agriturismi, ristoranti, guide, officine, noleggi, commercio locale, piattaforme digitali e amministrazioni. Lungo una via verde possono nascere servizi, lavoro, piccole imprese, nuove professionalità. Casellati ha parlato di “nuovi posti di lavoro per i giovani” lungo queste arterie, soprattutto in territori che prima il turismo non attraversava.
Lalli ha sottolineato l’efficienza dell’Ai per automatizzare prenotazioni, check-in, risposte ripetitive e logistica. Elementi che permettono di liberare risorse, lasciando alle persone ciò che i turisti chiedono e chiederanno sempre di più: accoglienza, cibo, guide, accompagnamento, racconto dei luoghi. La tecnologia può portare il visitatore fino alla porta. Poi a fare la differenza è chi lo aspetta, che cosa gli racconta e se quel territorio ha davvero qualcosa da dire.
Il forum ha indicato una strada chiara per l’Umbria: usare la bicicletta per tenere insieme turismo, salute, imprese e comunità locali. La bici apre il percorso. Poi serve saper usare gli strumenti che già esistono, una cultura dell’accoglienza, servizi, dati aggiornati e una rete capace di far trovare qualcosa, e qualcuno, lungo la strada.
