DNA Tasting: il 55% degli enoturisti è italiano e under 50
Milano, 26 mag. (askanews) – Gli enoturisti che visitano le Cantine italiane tornano a essere in maggioranza italiani, rappresentando il 55,3% delle visite registrate da DNA Tasting (suite gestionale sviluppata da Tobu Group) su un campione di oltre 150 aziende nelle quali l’ospitalità pesa in modo significativo sul fatturato. È il dato più netto che emerge dall’analisi elaborata dal software dedicato all’accoglienza in Cantina, che fotografa un pubblico più giovane, sempre più digitale e abituato a organizzare l’esperienza online con anticipo.
Il profilo che ne esce è quello di un visitatore under 50, con una forte concentrazione nella fascia tra i 25 e i 45 anni, che arriva informato, usa lo smartphone come principale strumento di ricerca e interazione con la Cantina e prenota mediamente 28 giorni prima della visita. Sette visitatori su 10 hanno meno di 50 anni, mentre il costo medio di una degustazione si attesta sui 41 euro a persona. I gruppi restano contenuti e sono composti soprattutto da coppie o amici.
Il ritorno della clientela italiana segna una controtendenza rispetto al periodo precedente al 2020, quando la quota nazionale si fermava attorno al 30%. Sul fronte estero, il mercato principale resta quello statunitense, che pesa per il 33,8% dei visitatori stranieri. Crescono anche Canada, al 3,7%, e Brasile, al 3,2%, mentre il resto della domanda internazionale arriva soprattutto dall’Europa, in particolare da Germania e Svizzera.
Secondo Duccio Bianchini, co-founder e marketing manager di DNA Tasting, il comportamento del pubblico è cambiato in profondità: “Oggi chi visita una Cantina non cerca solo una degustazione, ma un’esperienza completa, semplice da prenotare, personalizzata e coerente con le aspettative generate online”. Bianchini ha aggiunto che “tecnologia, accoglienza ed e-marketing devono lavorare insieme” perché questa combinazione consente alle aziende vitivinicole di essere più efficienti, conoscere meglio gli ospiti e costruire relazioni durature. Le prenotazioni passano prevalentemente dai canali online e questo rende centrale la capacità delle aziende di intercettare la domanda sul web, accompagnarla fino alla visita e mantenerla viva anche dopo l’esperienza in Cantina.
Per Alessio Casi, co-founder di DNA Tasting, l’e-marketing è ormai una leva strutturale per le imprese del vino. “Essere presenti online con un sito efficace, un sistema di prenotazione immediato, campagne digitali mirate, attività social e strumenti di CRM significa aumentare visibilità, prenotazioni dirette, fidelizzazione e vendite post-visita” ha dichiarato. Casi ha sottolineato che le Cantine capaci di investire nella digitalizzazione dell’accoglienza e nella gestione dei dati possono personalizzare le offerte e trasformare il contatto con il visitatore in un valore che continua nel tempo.
L’analisi individua quindi un’evoluzione precisa del turismo del vino: non più una nicchia ma un segmento strutturato, in cui il visitatore cerca un’esperienza che tenga insieme vino, territorio, cultura, natura e benessere. La visita in Cantina si inserisce così in una domanda più ampia, che premia le aziende capaci di presentarsi in modo chiaro online, semplificare l’acquisto e offrire proposte coerenti con quanto promettono prima dell’arrivo.
