Un Pakistan sempre più “cinese”, protagonista negoziale in M.O.
Roma, 26 mag. (askanews) – Il Pakistan è allineato alla cornice diplomatica cinese per il Medio Oriente e ha rilanciato, insieme a Pechino, il partenariato strategico “per tutte le stagioni” con la Cina. La dichiarazione congiunta diffusa al termine della visita ufficiale del primo ministro pachistano Shehbaz Sharif in Cina, dal 23 al 26 maggio, parte dal rapporto bilaterale ma assume un valore più ampio: Islamabad sostiene esplicitamente i quattro principi indicati dal presidente cinese Xi Jinping per “salvaguardare e promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente” e riceve da Pechino un riconoscimento diretto per il ruolo svolto nel favorire il cessate il fuoco temporaneo tra Stati uniti e Iran e nell’ospitare i colloqui di Islamabad.
Il passaggio sul Medio Oriente è politicamente il più significativo. La Cina “apprezza” il ruolo pachistano nel facilitare la tregua provvisoria tra Washington e Teheran e nell’organizzare il negoziato, mentre i due paesi ribadiscono la loro iniziativa in cinque punti per il ritorno della stabilità nel Golfo e nel Medio Oriente. In questo modo il Pakistan, potenza musulmana dotata di un forte apparato militare e di relazioni funzionali sia con Teheran sia con Washington, viene collocato dentro una cornice cinese: mediatore operativo e terminale diplomatico di una visione elaborata a Pechino.
La dichiarazione conferma infatti che Islamabad considera centrali le grandi iniziative ideologiche di Xi: la “comunità dal futuro condiviso per l’umanità”, l’Iniziativa per lo sviluppo globale, l’Iniziativa per la sicurezza globale, l’Iniziativa per la civiltà globale e l’Iniziativa per la governance globale. E’ un lessico che va oltre la normale amicizia bilaterale. Segnala che il Pakistan assume sempre più la grammatica strategica cinese come riferimento per la propria postura internazionale, dal Medio Oriente alla governance dell’intelligenza artificiale, dal multilateralismo al ruolo delle Nazioni unite.
Il documento arriva nel 75mo anniversario delle relazioni diplomatiche fra Cina e Pakistan e definisce il legame tra i due paesi una “preziosa ricchezza” e un “asset strategico”. Pechino e Islamabad si impegnano ad accelerare la costruzione di una “comunità dal futuro condiviso Cina-Pakistan ancora più stretta nella nuova era”, a mantenere scambi ad alto livello, a rafforzare la cooperazione nella difesa e nella sicurezza e ad applicare il piano d’azione 2025-2029 per il partenariato bilaterale.
Sul piano politico, il sostegno pachistano alle posizioni cinesi è netto. Islamabad riafferma il principio dell’”Unica Cina”, definisce Taiwan parte inalienabile del territorio della Repubblica popolare cinese, sostiene Pechino su Xinjiang, Tibet, Hong Kong e Mar cinese meridionale. In cambio, la Cina ribadisce il sostegno alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale del Pakistan, oltre agli sforzi di Islamabad per la sicurezza interna, la stabilità e lo sviluppo.
Al centro del rapporto tra Pechino e Islamabad c’è l’economia. La dichiarazione congiunta rilancia la costruzione “di alta qualità” della Nuova via della Seta e, soprattutto, del Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec), considerato uno dei progetti simbolo della strategia globale cinese Belt and Road. I due governi parlano di una versione “2.0” del corridoio, di nuovi passaggi nella strada del Karakorum, dell’uso del valico di Khunjerab e del pieno sviluppo del porto di Gwadar come hub regionale di interconnessione. Gwadar, affacciato sul Mar arabico e non lontano dalle rotte energetiche del Golfo, resta il punto in cui infrastrutture, commercio e strategia marittima cinese si incontrano più chiaramente.
Su questo si misura il grip cinese sull’economia pachistana. La Cina non è soltanto un partner diplomatico, ma un attore strutturale nella stabilizzazione macroeconomica, nell’energia, nelle infrastrutture, nella logistica e nella trasformazione industriale del Pakistan. La dichiarazione cita parchi industriali, tessile, elettrodomestici, miniere, petrolio e gas, agricoltura, economia digitale, finanza, innovazione scientifica, intelligenza artificiale, telecomunicazioni, risorse idriche, mare e cooperazione spaziale. Si tratta di un’agenda che copre quasi tutti i settori sensibili della modernizzazione pachistana.
Pechino offre formazione, accesso al mercato, investimenti e tecnologia. Islamabad offre posizione geografica, profondità strategica e adesione politica. La conclusione del programma di formazione in Cina per mille giovani tecnici agricoli pachistani, i 3mila posti di formazione previsti tra 2025 e 2029 e l’addestramento in Cina di due astronauti pachistani completano il quadro di una relazione che non passa più solo da strade, porti e centrali elettriche, ma anche da capitale umano, apparati statali, sicurezza e alta tecnologia.
La sicurezza resta il punto vulnerabile. Pechino chiede garanzie per personale, progetti e istituzioni cinesi in Pakistan, dopo anni di attacchi contro interessi cinesi. Islamabad promette misure mirate e una cooperazione rafforzata. I due paesi rilanciano la collaborazione antiterrorismo, respingono i “doppi standard” e indicano espressamente la necessità di impedire che gruppi come i talebani pachistani (Therik-e-Pakistan) e il Movimento islamico del Turkestan orientale usino i territori della regione per minacciare la sicurezza comune.
La dichiarazione tocca anche Kashmir e Afghanistan. Pechino ribadisce che la questione del Kashmir è una disputa storica da risolvere pacificamente sulla base della Carta delle Nazioni unite, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e degli accordi bilaterali pertinenti. Sul dossier afghano, i due paesi valorizzano l’incontro informale Cina-Afghanistan-Pakistan tenuto ad aprile a Urumqi e si impegnano a mantenere un coordinamento stretto.
Nel complesso, il documento mostra un Pakistan che cerca spazio diplomatico nella crisi Iran-Usa, ma lo fa muovendosi dentro una cornice strategica sempre più cinese. La mediazione di Islamabad in Medio Oriente rafforza il profilo internazionale pachistano, ma al tempo stesso conferma l’asse con Pechino: la Cina fornisce il vocabolario politico, il capitale infrastrutturale e la copertura diplomatica; il Pakistan offre il terreno operativo, la posizione geostrategica e un canale musulmano verso le crisi del Golfo.
Il risultato è un rapporto che va oltre l’amicizia tradizionale tra “fratelli di ferro”. Nel nuovo equilibrio regionale, Islamabad appare come una delle piattaforme più importanti della proiezione cinese: verso l’Oceano indiano, verso il Golfo, verso l’Afghanistan e ora anche verso la trattativa per contenere il conflitto tra Stati uniti e Iran.
