Canile regionale: la storica volontaria ed educatrice cinofila non ha potuto dare l’ultimo saluto al ‘suo’ Boss
Uno scatto di Boss, quando era ancora in piena forma, con la sua inseparabile pallina da tennis
Animali, ATTUALITA', La Posta dei Lettori
di Cinzia Timpano  
il 27/05/2026

Canile regionale: la storica volontaria ed educatrice cinofila non ha potuto dare l’ultimo saluto al ‘suo’ Boss

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di una educatrice cinofila e storica volontaria del canile sul fine vita dei cani ospiti della struttura regionale

Canile regionale: la storica volontaria ed educatrice cinofila non ha potuto dare l’ultimo saluto al ‘suo’ Boss.

Pubblichiamo integralmente la riflessione sul fine vita di A., da 21 anni volontaria al canile gattile regionale, educatrice cinofila e neo istruttrice.
Dopo 7 anni, Boss, uno dei cani ospiti della struttura, è morto ma da qualche mese, per le sue condizioni di salute, il cane non era più in grado di affrontare le quotidiane passeggiate.
Secondo il regolamento, i volontari non possono più recarsi ai box nei quali i cani sono custoditi e così, il cane è morto in solitudine, senza poter contare sulle coccole o su una carezza di conforto della ‘sua’ storica volontaria.

La riflessione di A.

La notte di venerdì 22 maggio è venuto a mancare Boss, uno dei cani ospiti del canile gattile regionale della Valle d’Aosta. Per molti era forse solo uno dei tanti ospiti da accudire, ma per me era un fedele compagno di lunghe passeggiate e di preziosi momenti.

Frequento e vivo la realtà di questo canile da ben 21 anni, sono educatrice cinofila e da poco ho terminato il corso da istruttore.

Negli ultimi sette anni mi sono dedicata anche a Boss, garantendogli uscite regolari e una presenza costante.

Nel tempo è nato un legame bellissimo, fatto di sguardi e abitudini consolidate: gli facevo sempre trovare fuori dal box una pallina da tennis –  la sua grandissima passione  – : una volta stretta tra i denti, Boss si avviava verso l’uscita tronfio e fiero come un piccolo grande eroe.

Era uno spettacolo osservarlo quando, per dimostrarmi il suo affetto, si sdraiava sull’erba e si avvicinava a me, pancia a terra, “facendo il leopardo”, per poi abbandonarsi alle coccole. Impossibile non sorridere.

Qualche mese fa, Boss è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla milza.

A seguito dell’operazione, le sue condizioni di salute sono progressivamente peggiorate, rendendolo di giorno in giorno sempre più debole.

A causa di questa fragilità, non ha più potuto effettuare le sue regolari passeggiate, rimanendo costantemente all’interno della struttura.

Con il subentro della nuova gestione del canile gattile regionale, sono state introdotte nuove regole, tra cui il divieto assoluto per i volontari di accedere ai box.

Di conseguenza, non potendo Boss uscire e non potendo io entrare, mi è stata preclusa ogni possibilità di vederlo.

Nel pieno rispetto dei regolamenti, non ho mai forzato la mano né preteso eccezioni; mi sono sempre limitata a chiedere aggiornamenti sulla sua salute, animata dalla costante speranza di venire a conoscenza di un suo miglioramento o di una sua ripresa.

Purtroppo, da parte del personale in loco non sono mai arrivate comunicazioni spontanee, contrariamente a quanto avvenuto in passato per altri ospiti.

Le informazioni che riuscivo a ottenere erano purtroppo frammentarie e saltuarie, fino al triste epilogo della sua scomparsa.

La perdita di Boss lascia aperta una riflessione necessaria, che spero possa essere accolta con spirito costruttivo.

Spesso i vertici aziendali introducono regole e linee guida generali, ma la vera differenza la fa chi, sul posto, decide l’applicazione pratica di tali disposizioni, negando margini di flessibilità anche di fronte a situazioni straordinarie di fine vita.

Impedire a una volontaria storica, presente in struttura da oltre vent’anni, con esperienza consolidata in ambito cinofilo, di fare un’ultima carezza a un animale malato o di fargli sentire la propria presenza nel momento della sofferenza, priva la creatura di un conforto fondamentale e la persona del diritto a un ultimo saluto.

Dietro l’esecuzione burocratica di una regola non si dovrebbe mai smarrire il senso di umanità.

I legami che si creano tra le persone e gli animali, così come il rispetto profondo che si deve sia alla dignità della creatura malata sia all’impegno del volontario, sono valori universali che nessuna gestione interna dovrebbe cancellare.

In un contesto delicato come quello di un canile, la vera tutela del benessere psicofisico degli animali dovrebbe comprendere anche la valorizzazione dei legami affettivi consolidati, specialmente nei momenti di massima vulnerabilità.

Un canile non è un insieme di fredde procedure, ma un luogo che deve fondarsi su cura, empatia e rispetto reciproco.

(a.m.)

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