Papa Leone XIV e l’Enciclica sulle Big Tech, Carraro: “È una svolta storica per l’Occidente digitale”
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 27/05/2026

Papa Leone XIV e l’Enciclica sulle Big Tech, Carraro: “È una svolta storica per l’Occidente digitale”

Roma, 27 mag. – «È una svolta storica per l’Occidente digitale». Con queste parole Gualtiero Carraro, esperto di «È una svolta storica per l’Occidente digitale». Con queste parole Gualtiero Carraro, esperto di intelligenza artificiale e innovazione digitale, ha commentato l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che interviene per la prima volta in modo diretto sulla struttura del potere tecnologico globale.
Il documento pontificio pone al centro del dibattito la crescente concentrazione del controllo digitale nelle mani di pochi attori globali, definendo l’ecosistema tecnologico contemporaneo come una nuova forma di sovranità privata. Un sistema in cui piattaforme, dati e infrastrutture di calcolo non sono più strumenti neutri, ma leve capaci di influenzare informazione, comportamenti collettivi e processi decisionali.
Nel testo emerge una critica netta alla deriva tecnocratica: l’efficienza come unico criterio rischia, secondo l’impostazione dell’enciclica, di ridurre la persona a dato, previsione e funzione ottimizzabile, trasformando la tecnologia in un ambiente politico e antropologico a tutti gli effetti.

Carraro, che il 10 giugno interverrà a Bruxelles nell’ambito di EuroPCom 2026 in qualità di unico relatore italiano, sottolinea come il messaggio del Pontefice intercetti una dinamica già strutturale del digitale contemporaneo:
«Le Big Tech non sono più semplici aziende, ma infrastrutture che determinano accesso all’informazione, comunicazione e persino processi decisionali. Quando questo potere si concentra, si crea una nuova forma di dipendenza sistemica.»
Sul ruolo dell’Europa nello scenario globale dell’intelligenza artificiale, l’esperto invita a un cambio radicale di approccio:
«L’errore è stato inseguire. L’Europa ha spesso cercato di replicare modelli già consolidati. Ma il digitale cambia troppo rapidamente. Serve una strategia diversa: non copiare le Big Tech, ma progettare un ecosistema alternativo.»
Al centro della sua analisi c’è l’idea di superare i modelli centralizzati:
«Il futuro può essere fatto di intelligenze distribuite: AI nelle imprese, nelle scuole, nelle amministrazioni. Non pochi grandi cloud globali, ma milioni di sistemi locali e sovrani.»
Carraro introduce anche il concetto di “autonom-IA strategica”, legato alla possibilità di diversificare i modelli di intelligenza artificiale:
«Non esiste un’AI migliore in assoluto: esistono strumenti diversi per compiti diversi. Con l’AI Switcher si possono usare modelli differenti a seconda delle esigenze.»
Nel nuovo equilibrio digitale, secondo l’esperto, assume un ruolo crescente la cosiddetta “Private AI”, cioè sistemi installati direttamente nelle organizzazioni con pieno controllo dei dati:
«È una risposta al tema della dipendenza tecnologica. Il cloud globale non può essere l’unico modello.»
In questo scenario, l’Italia emerge come uno dei punti più delicati della transizione digitale europea. Carraro sottolinea come il Paese si trovi davanti a un bivio strategico: subire l’evoluzione guidata da Stati Uniti e Cina oppure contribuire alla costruzione di modelli alternativi.

Secondo l’analisi, il rischio è che l’Italia resti prevalentemente consumatrice di infrastrutture e modelli sviluppati altrove, senza una reale capacità di incidere sulle architetture tecnologiche. Allo stesso tempo, però, esistono margini di sviluppo legati a settori come educazione, pubblica amministrazione e PMI, dove l’adozione di AI verticali e sistemi sovrani potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo.
«Non è solo tecnologia. È il modello di società. Decidere se l’AI sarà concentrata o distribuita, se sostituirà l’uomo o ne estenderà le capacità», conclude Carraro.
L’enciclica di Papa Leone XIV e il dibattito che ne segue segnano così una nuova fase del confronto globale su potere digitale, sovranità tecnologica e ruolo delle Big Tech, con l’Europa — e l’Italia — chiamate a definire la propria posizione nel nuovo ordine dell’intelligenza artificiale.

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