Inchiesta Casinò: disposta l’amministrazione giudiziaria della casa da gioco
Il provvedimento è stato disposto dal tribunale di Torino ed è stato eseguito oggi
Il Casinò di Saint-Vincent finisce in amministrazione giudiziaria. Lo ha stabilito il tribunale di Torino, ai sensi dell’articolo 34 del codice antimafia. Il provvedimento fa seguito all’inchiesta della guardia di finanza, su un presunto giro di riciclaggio all’interno della casa da gioco. Si tratta del primo provvedimento di questo genere applicato a una casa da gioco in Italia.
Disposta l’amministrazione giudiziaria della casa da gioco
Il provvedimento è stato eseguito oggi dalle fiamme gialle del comando terriotriale di Aosta.
A dicembre erano stati sequestrati circa 5 milioni di euro ed erano state indagate 33 persone.
«Il Tribunale della prevenzione – fa sapere la guardia di finanza in una nota -, ritenendo l’odierna misura la sola idonea a rimuoverequelle “situazioni tossiche” che avrebbero creato l’humus favorevole affinché unacasa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmentepermeabile ad attività illegali, ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due Amministratori Giudiziari, nominati dalla medesima Autorità, che per un periodo iniziale di un anno eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine dieliminare le criticità rilevate».
Le motivazioni
Il provvedimento fa seguito all’inchiesta, ancora aperta, su un presunto giro di riciclaggio con epicentro nella casa da gioco termale.
I reati a vario titolo ipotizzati sono associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
«Tali condotte delittuose, poste in essere all’interno della Casa da Gioco, avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti – scrivono le fiamme gialle -, tale chesi è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti. In particolare, sarebbero emerse le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito, dapprima, il diffondersi e, successivamente, il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolar modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo».
E ancora. «I soggetti apicali del casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati, puravendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo esegnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio».
(t.p.)
