Dermatite bovina: i dubbi della Lega su effetti e tutele, la Regione difende la campagna
Allevamento
di Erika David  
il 14/07/2026

Dermatite bovina: i dubbi della Lega su effetti e tutele, la Regione difende la campagna

Il consigliere Manfrin esprime preoccupazione per le segnalazioni di capi abortiti e annuncia un accesso agli atti per l'autorizzazione concessa alla vaccinazione dei vitelli sotto i sei mesi

La campagna vaccinale obbligatoria contro la dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease) torna al centro del dibattito politico.

In Consiglio Valle si è discusso oggi di efficacia del vaccino, possibili effetti collaterali, tutele economiche per gli allevatori e della richiesta di estendere la vaccinazione ai vitelli tra i tre e i sei mesi.

L’interpellanza di Manfrin

Da una parte la Regione rivendica il successo di una campagna che ha raggiunto in poco più di un mese quasi l’intero patrimonio bovino valdostano; dall’altra la Lega Vallée d’Aoste chiede maggiori chiarimenti sui rischi e sulle conseguenze di un eventuale focolaio.

L’interpellanza è stata illustrata dal capogruppo Andrea Manfrin, che ha richiamato il caso della Sardegna, dove nonostante la vaccinazione sono comparsi nuovi focolai e la normativa sullo stamping-out ha imposto l’abbattimento dell’intera mandria, compresi gli animali vaccinati e sani.

«Vogliamo sapere se sia stata fatta una valutazione della proporzionalità della misura rispetto al rischio reale, quali garanzie economiche siano previste per gli allevatori e se la Regione intenda chiedere una revisione delle norme che impongono l’abbattimento totale degli allevamenti», ha spiegato il consigliere, soffermandosi anche sulla richiesta di autorizzare la vaccinazione dei vitelli più giovani e sul monitoraggio degli eventuali effetti avversi del vaccino.

Marzi: «Copertura quasi totale, scelta condivisa con gli allevatori»

Nella risposta, l’assessore alla Sanità Carlo Marzi ha difeso la strategia adottata dalla Regione, ricordando che tutti i bovini adulti sono stati vaccinati nell’arco di poco più di un mese.

«La tutela del patrimonio zootecnico richiede misure preventive tempestive ed efficaci», ha sottolineato, evidenziando il lavoro svolto dai servizi veterinari dell’Usl, da Anaborava e dagli stessi allevatori.

Uno dei nodi affrontati riguarda proprio i vitelli. Il vaccino era inizialmente autorizzato soltanto per gli animali sopra i sei mesi, ma la Regione ha chiesto al Ministero della Salute e successivamente alle autorità europee di anticipare la soglia ai tre mesi.

La richiesta, ha spiegato Marzi, nasceva anche dalle esigenze degli allevatori, perché molti vitelli nati in primavera sarebbero saliti in alpeggio prima di raggiungere i sei mesi di età.

Ottenuto il via libera ministeriale ed europeo, la vaccinazione dei capi tra i tre e i sei mesi è stata avviata nelle scorse settimane su richiesta degli allevatori, con il supporto dei veterinari dell’Usl e di Anaborava.

Per chi non riuscirà a vaccinare gli animali durante il periodo di alpeggio, la somministrazione sarà effettuata al rientro a valle.

L’assessore ha ricordato anche un’altra scelta introdotta quest’anno: l’obbligo vaccinale per circa 3.000 bovini provenienti da fuori Valle.

Una misura richiesta dagli stessi allevatori dopo le difficoltà registrate nel 2025, quando alcuni capi arrivati da altre regioni avevano creato problemi nella gestione sanitaria degli alpeggi.

«La strategia preventiva – ha aggiunto – ha avuto un riscontro positivo anche a livello europeo e ha consentito di garantire la movimentazione degli animali, con importanti ricadute economiche per il settore. Quanto accaduto in Sardegna non è direttamente sovrapponibile alla situazione valdostana, anche per le diverse modalità di gestione degli allevamenti e della monticazione».

Risarcimenti solo in caso di focolaio

Sulle richieste di predisporre un piano di indennizzi e di chiedere deroghe alla normativa europea sullo stamping-out, Marzi ha spiegato che eventuali valutazioni potranno essere affrontate soltanto qualora la malattia dovesse effettivamente comparire in Valle d’Aosta.

«L’obiettivo della campagna vaccinale è proprio evitare di arrivare a scenari emergenziali e all’applicazione di misure drastiche. La prevenzione resta il principale strumento di tutela del patrimonio zootecnico».

Manfrin: «Troppi dubbi sugli effetti del vaccino»

Critico nella sua replica il cnsigliere della Lega.

«L’assessore ha fatto un lungo giro di parole senza rispondere ad alcune domande fondamentali», ha affermato Manfrin.

«Dire che si aspetterà un eventuale disastro prima di affrontare il tema dei risarcimenti non rientra nel nostro modo di agire».

Il consigliere ha annunciato un accesso agli atti per conoscere nel dettaglio il contenuto dell’autorizzazione concessa dalle autorità europee alla vaccinazione dei vitelli sotto i sei mesi, osservando che il foglietto illustrativo del vaccino ne sconsigliava inizialmente l’utilizzo in quella fascia d’età.

Manfrin ha inoltre espresso preoccupazione per i presunti effetti collaterali del vaccino, in particolare gli aborti segnalati da alcuni allevatori.

«Il timore di vedersi aprire un’indagine sanitaria sull’intero allevamento potrebbe indurre qualcuno a non segnalare questi episodi, con un danno anche per la farmacovigilanza. Se non vengono raccolti i dati, non sapremo mai quale sia il reale impatto del vaccino sul patrimonio bovino».

Una posizione che l’assessore ha respinto, ribadendo come la campagna vaccinale sia stata costruita insieme al mondo allevatoriale e rappresenti, allo stato attuale, la migliore garanzia per evitare l’arrivo della dermatite nodulare in una regione che, a differenza di altre realtà italiane, non ha ancora registrato alcun focolaio della malattia.

(erika david)

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