L’Italia è contraria a una politica industriale europea?
AskaNews
di admin Administrator  
il 31/05/2026

L’Italia è contraria a una politica industriale europea?

Roma, 31 mag. (askanews) – L’attuale governo italiano, generalmente contrario a ulteriori cessioni di sovranità nazionale all’Ue, è favorevole o contrario a una vera e propria politica industriale europea, almeno nei settori strategici, come difesa, energia e tecnologie di punta? Lo abbiamo chiesto al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il suo punto stampa con i giornalisti a margine del Consiglio Competitività dell’Ue, il 28 maggio a Bruxelles. Il ministro ha risposto irritato, prima affermando che l’Ue non deve impedire la politica industriale nazionale dei singoli Stati membri, ma negando subito dopo che questo significhi essere contrari a una politica industriale europea, che secondo lui significa favorire i “campioni industriali” sul piano continentale, rimuovendo le regole di concorrenza che li ostacolano nel mercato unico.

Urso aveva esordito affermando che “l’Europa delle regole, che ora deve attraversare un processo di revisione convulso, nel tentativo di rimuovere quello che ha messo” sul tavolo in precedenza, con il Green Deal, “non è la nostra Europa”, e rilevando che la Commissione é stata “costretta in pochi mesi a presentare dieci pacchetti ‘omnibus’ di semplificazione” della legislazione già approvata. “Ciò significa che l’Europa ha sbagliato”, aveva sottolineato.

Ad esempio, nel settore auto, “l’elettrico, o meglio il tutto elettrico, non può essere una religione imposta con i comandamenti. Non è una religione, è una tecnologia”, aveva osservato, per poi aggiungere: “Non è con le regole che si impone una tecnologia. Questo lo facevano in Unione Sovietica. Non nell’Unione europea che è fondata sul principio delle libertà; non delle regole, non della burocrazia, ma della libertà dalle regole ideologiche e dalla burocrazia soffocante”.

A questo punto, dopo aver ricordato come “l’Europa delle regole” sia stata una scelta obbligata, perché il Trattato sul funzionamento dell’Ue non consente misure armonizzate per la gestione dell’industria, gli abbiamo chiesto se l’Italia sia o no a favore di una politica industriale europea, almeno nei settori strategici in cui sarebbe essenziale.

“Noi chiediamo molto più semplicemente all’Europa che non ci impedisca di fare una politica industriale”, ci ha risposto Urso. La richiesta all’Ue, ha insistito , è “che non impedisca ai singoli Stati di realizzare una guida industriale. Noi chiediamo all’Europa di concentrarsi su quello che serve davvero al nostro continente e di lasciare liberi gli Stati, le imprese, le famiglie, i cittadini di operare, all’interno di un contesto costituzionale, come ritengono meglio per raggiungere gli stessi obiettivi”.

Dunque, abbiamo chiesto ancora, l’Italia è contraria a una politica industriale europea, e a favore, invece, di una politica industriale nazionale in ciascun paese? Il ministro ha risposto con irritazione: “Non è così; e non fraintenda, come al solito fate, le nostre parole, non comprendendo le ragioni di fondo dell’Europa, perché siete legati per primi a una visione ideologica della realtà, quando la realtà si impone da sé. L’Europa del Green Deal fu concepita quando il mondo appariva come il Mulino bianco: senza conflitti e senza confini. Quel mondo esiste ancora? Le guerre si sono raddoppiate in due anni. Circondano l’Europa. Perdurano da quattro anni nel nostro continente. Si sono spezzate le catene di approvvigionamento. Mercati tradizionali si sono chiusi. La prima potenza industriale è diventata la Cina. Le sembra poco? Le è sufficiente per comprendere?”

Ma la Cina, abbiamo obiettato, ha una politica industriale centralizzata, mentre l’Europa non ce l’ha, proprio perché alcuni Stati membri, come l’Italia, non la vogliono. “La politica industriale – ha replicato ancora Urso – dipende da tanti fattori. Come faccio a spiegarlo, che la politica industriale dipende dal mercato unico dell’energia? Come faccio a spiegarlo a chi non legge e chi non studia? Il mercato unico dell’energia è fondamentale sì o no per realizzare una politica industriale? E’ chiaro che in queste cose ci sono argomenti in cui è prioritario il ruolo dell’Europa. E argomenti in cui diventa prioritario il ruolo dello Stato. L’Europa deve concentrarsi su quello che è prioritario per l’Europa e per noi. Da fare insieme. E come abbiamo dimostrato con tutto quello che abbiamo fatto in questa legislatura, noi abbiamo sin dall’inizio prospettato una visione chiara”.

“Nel campo della politica industriale”, ha rivendicato Urso, si troveranno “sempre, sempre, non solo oggi, mie dichiarazioni favorevoli alla nascita dei campioni industriali europei. Sempre. Nel primo incontro con la Vestager (la ex commissaria europea alla Concorrenza, Ndr), quasi quattro anni fa, cosa dissi? Rimuovete quelle regole troppo opprimenti che privilegiano la concorrenza all’aggregazione, e impediscono che nascano campioni europei come quelli che dobbiamo creare per fronteggiare non la concorrenza interna, ma soprattutto la concorrenza esterna”.

Il ministro ha insistito ancora sulla coerenza delle sue dichiarazioni, “sul nucleare, sui campioni europei, sulla politica industriale, sulla politica energetica; perché noi, a differenza degli altri, siamo in Europa”, ha concluso Urso, ricordando di aver garantito “una presenza continua, assidua in Europa, con tutto il governo, e non da comparse, ma da protagonisti, presentando innumerevoli proposte di riforma”.

Di Lorenzo Consoli

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