Sovranità digitale europea, presto le nuove iniziative della Commissione
Roma, 31 mag. (askanews) – La Commissione europea presenterà mercoledì 3 giugno un pacchetto di quattro documenti nel quadro della sua “strategia per la sovranità tecnologica”, tra cui due proposte di regolamento, la prima sui semiconduttori (“Chips Act 2) e la seconda sul cloud e l’Intelligenza artificiale (“Cloud and AI Development Act”) usati nel settore pubblico.
Gli altri due documenti sono una strategia per l’uso di software open source più trasparenti nelle Pubbliche Amministrazioni e nei trasporti, e una tabella di marcia sulla digitalizzazione e l’Intelligenza artificiale nel settore energetico, che dovrebbe comprendere anche una parte relativa all’efficienza energetica dei data center.
Il Chips Act 2 mira a prevenire nuove crisi sistemiche nell’approvvigionamento dei semiconduttori da paesi terzi, soprattutto per l’industria dell’auto europea. Crisi che si sono verificate già due volte: la prima volta come conseguenza della pandemia di Covid, che ha provocato una penuria nelle catene globali di approvvigionamento (in questo caso la risposta dell’Ue è stata l’adozione del primo “Chips Act”, nel 2023); e poi di nuovo negli ultimi due anni, quando Nexperia, l’azienda olandese di chips controllata dalla cinese Wingtech, è stata inserita in una lista di sanzioni Usa e ha subìto restrizioni nelle importazioni dalla Cina. Questo ha causato gravi problemi, con il rischio di interruzione delle forniture, ai maggiori costruttori automobilistici europei come Volkswagen, Stellantis e Renault, che utilizzano i semiconduttori di Nexperia per alcune componenti vitali per l’automotive come i sistemi di frenata, gli airbag e l’alimentazione dei motori.
“La crisi di Nexperia ha dimostrato che non siamo autosufficienti nel campo dei semiconduttori, e che dobbiamo diversificare le fonti di approvvigionamento”, ci ha detto il 29 maggio una fonte qualificata della Commissione, ricordando la forte dipendenza dell’Europa soprattutto da Taiwan e dall’americana Nvidia, che è il principale fornitore mondiale di hardware e software per l’Intelligenza artificiale.
Il Chips Act 2 porrà l’obiettivo di incentivare e sviluppare ulteriormente con investimenti pubblici e privati la produzione di chips nell’Ue (che oggi copre appena il 9% del fabbisogno globale, e non nei settori più avanzati), e di ridurre le dipendenze strategiche dell’industria europea. A questo scopo, la Commissione potrebbe proporre l’obbligo per le aziende (soprattutto nei settori automotive, energia e difesa) di diversificare le fonti di importazione di semiconduttori evitando di dipendere da un solo paese terzo fornitore, e di considerare anche criteri di sicurezza economica e geopolitica, oltre a quelli puramente economici sui prezzi, nelle decisioni relative alle loro catene di approvvigionamento. Questi criteri dovrebbero valere in particolare negli appalti pubblici per infrastrutture critiche o sistemi destinati a servizi essenziali
Non è chiaro, tuttavia, su quale base giuridica la Commissione possa prospettare per le imprese europee degli obblighi in questo senso, che potrebbero configurarsi come misure di armonizzazione di politica industriale, esplicitamente proibita dal Trattato sul Funzionamento dell’Ue (art. 173).
L’altra proposta di regolamento, sullo sviluppo del cloud computing e dell’Intelligenza artificiale, mira ad aumentare notevolmente la capacità dei centri dati europei, considerando che “il cloud che usiamo oggi è quasi esclusivamente americano”, come ha ricordato la fonte della Commissione.
L’Esecutivo comunitario proporrà una metodologia per individuare diversi livelli di sensibilità al “rischio di sovranità” nei settori pubblici, soprattutto riguardo alla protezione dei dati e all’autonomia operativa. Per i settori con i livelli più alti di rischio (sanità, infrastrutture critiche, settore bancario, giustizia), il cloud dovrà essere assicurato da aziende europee. In pratica, alcune parti del mercato Ue saranno riservate ai cloud europei.
La Commissione propone di imporre agli Stati membri di effettuare “valutazioni del rischio di sovranità al fine di determinare quali sottosettori debbano essere serviti da servizi corrispondenti a diversi livelli di sovranità”. Ciò al fine di garantire un’adeguata protezione dei dati, l’autonomia operativa e di evitare qualsiasi violazione che possa compromettere l’ordine pubblico.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese


