Contesa Casa Pasolini Chia, il proprietario: falsità ritorno a Stato
Roma, 4 giu. (askanews) – La Corte d’Appello di Roma sulla Torre di Chia, la celebre casa di PierPaolo Pasolini nella Tuscia ancora oggi meta di visite culturali e di tantissimi studenti, deciderà il 4 luglio del 2028. “Ad oggi, contrariamente a quanto si legge su alcune cronache locali, non ha deciso nulla”. Il proprietario, l’attore palermitano che l’ha acquistata dalla cugina erede del poeta nel 2021 e che l’ha restaurata, Gabriele Gallinari interviene nel dibattito per fare chiarezza rispetto ad alcuni titoli usciti di recente, e chiarisce con un comunicato stampa che nell’ultima udienza la Corte ha deciso “solo sull’istanza cautelare che lui aveva chiesto a seguito del ricorso presentato dall’Università di Chia che rivendica, solo adesso, che la casa di Pasolini sorgerebbe (ndr, quindi senza titolo) su un terreno gravato da usi civici. Nessuna decisione è stata presa sul merito”.
Si sottolinea nella nota stampa che l’Università di Chia non è un ente pubblico, non è nemmeno un ateneo, ma un ente privato che da quando l’attore ha acquistato casa si è fatto avanti con la questione degli usi civici. Quindi “la Torre di Chia non tornerebbe allo Stato, sono falsità”, sottolinea l’attore. Peraltro da una parte “si sfratta l’intellettuale dalla sua dimora, ma se ne usa il marchio per far pagare biglietti nel parco che il consorzio privato dell’Università di Chia ha messo su disseminandolo di fotografie, sculture e brani del Poeta…?”, rincara Gallinari.
“La proprietà, vincolata dalla Soprintendenza e al cui acquisto aveva espressamente rinunciato il Ministero dei Beni culturali, che aveva il diritto di acquistarlo in prelazione- spiega il proprietario di casa Pasolini a Chia- è stata acquistata da me dopo una preliminare certificazione dell’Amministrazione comunale che escludeva che essa fosse gravata da usi civici di alcun genere. Quindi nessun diritto poteva vantare l’università agraria di Chia, dei cui rapporti pacifici con Pasolini d’altronde esistono tracce scritte. L’assenza di usi civici è stata confermata dalla Consulenza tecnica di ufficio nel primo grado di giudizio, cioè dal professionista di fiducia del Commissario per la liquidazione degli usi civici, al quale il commissario stesso aveva chiesto di ricostruire la centenaria storia del sito. Quella in corso è una causa tra due soggetti privati (motivo per cui ne il Ministero ne la Regione Lazio si sono costituiti). Il Comune di Soriano si è prudentemente costituito a mio fianco nel primo grado di giudizio, solo dopo l’uscita della CTU, per tutelarsi da eventuali richieste di risarcimento nei suoi confronti. L’Università agraria di Chia – ribadisce per fare chiarezza su alcuni titoli usciti su testate anche nazionali- non è un ente pubblico, non è un ateneo, non è lo Stato. L’Università Agraria di Chia è un ente privato che gestisce beni pubblici. Nel caso in cui nel 2028 la Corte d’Appello dovesse rigettare il mio ricorso, la Torre di Pasolini, già aperta al pubblico da oltre 15 anni, passerebbe da un privato (Gallinari) ad un altro privato (Università agraria di Chia)”, che gestisce, a quanto risulta da canali divulgativi vari, con sbigliettamento il parco adiacente che prima era fruibile gratuitamente dai cittadini dove sono state edificate anche delle statue di giganti simil ‘mostri di Bomarzo’ operazione che sarebbe al vaglio, a quanto risulta ai legali del proprietario, dell’autorità giudiziaria competente.
“Ancora oggi il bene è fruibile da parte della collettività perché la Torre di Pasolini è già aperta al pubblico con la collaborazione del Comune di Soriano nel Cimino. Oltre all’apertura mensile, hanno luogo eventi culturali a titolo gratuito, l’accoglienza e la visita di gruppi di studio, studenti provenienti anche da paesi esteri che con rispetto si avvicinano al mondo di Pasolini, aperture straordinarie con Dimore Storiche della Regione Lazio e Dimore Storiche Italiane. L’Università Agraria di Chia probabilmente la aggiungerebbe come fiore all’occhiello del parco delle cascate di Chia, dove prima le persone andavano gratis e che oggi è stato trasformato in un parco a tema a pagamento…..”, aggiunge Gallinari.
“Peraltro il rilascio della proprietà, rischio che nonostante la CTU favorevole potrebbe esserci nel 2028- spiega ancora- dovrebbe comunque prevedere non solo un rimborso dell’acquisto affrontato dall’attore e dell’ingente restauro affrontato sotto la guida della Sovrintendenza, ma anche un indennizzo per la valorizzazione di un luogo in forte stato di degrado. Nel frattempo locandine sulla vicenda della Torre di Chia targate PD (come da foto allegata) parlano di legalità e trasparenza e dell’Università di Chia come garanzia del ritorno del bene ai cittadini. Peccato che, come detto- sottolinea il proprietario con questa nota stampa- il consorzio sia un ente privato e resterebbe peraltro ad oggi senza risposta il perché non si siano fatti avanti con gli eredi di Pasolini, quando la casa che poggia su un fiume rischiava di andare alla malora e doveva essere salvata. Quando il Ministero dei Beni Culturali apponeva su di essa il vincolo. Quando lo Stato aveva rinunciato a farsi avanti e la casa era in vendita su immobiliare.it”.
