Meloni in Parlamento in vista del Consiglio Ue (e G7). Il Centrodestra lima la risoluzione
Roma, 10 giu. (askanews) – Il supporto all’Ucraina e l’allargamento, il bilancio a lungo termine dell’Unione europea (MFF), le sfide connesse all’economia e alla competitività globale, comprese le richieste dell’Italia, ad esempio sulla revisione del meccanismo ETS. E naturalmente la situazione in Medio Oriente, con la crisi in Iran che sembra vivere una nuova fiammata, con Donald Trump che oggi ha annunciato che “attaccheremo molto duramente” Teheran. Sono questi i temi principali su cui ruoterà l’intervento che Giorgia Meloni terrà domani prima alla Camera e poi al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
Per quanto riguarda l’allargamento, Meloni (che la settimana scorsa non è andata, all’ultimo momento, al vertice di Tivat in Montenegro) deve fare i conti con una maggioranza che ha posizioni diversificate, con la Lega che pochi giorni fa ha ribadito un secco “no” a un’accelerazione dell’ingresso di Kiev nell’Ue. Sì all’Ucraina, ma al termine della guerra, la posizione espressa da Fdi, con la premier che ha spesso ripetuto come la “priorità” sia la “riunificazione” con i Balcani Occidentali.
Per quanto riguarda la competitività e la risposta alla crisi energetica, dopo la flessibilità ottenuta nei giorni scorsi (anche se per investimenti ‘verdi’ e non per gli sconti carburante), Meloni continua a chiedere una revisione drastica del meccanismo ETS, lasciando anche capire di essere pronta a intervenire ancora sui carburanti, in particolare per l’autotrasporto. “Quando si parla di sostenibilità – ha sottolineato questa mattina a Confcommercio – noi certo dobbiamo parlarne in chiave ambientale ma dobbiamo anche ampliare il concetto alla qualità della vita complessiva esattamente come quando parliamo di sostenibilità non dobbiamo mai dimenticare quella economica e sociale e qui voi sapete che dall’inizio del nostro mandato siamo schierati sullo stesso fronte nel sostenere un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione ecologica. Il lavoro che stiamo facendo in Europa sui tanti dossier sta lì a dimostrarlo: la richiesta ad esempio pressante che stiamo portando avanti per rivedere il sistema Ets, per diminuire l’impatto sul trasporto pesante, per rivedere l’Ets marittimo che rischia di penalizzare enormemente i nostri porti a vantaggio dei porti del Nordafrica senza alcun beneficio tra l’altro in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo. Per la stessa ragione non abbiamo smesso di sostenere l’acquisto del carburante per l’autotrasporto sia in via ordinaria sia reagendo all’aumento dei prezzi causato dalla crisi dello stretto di Hormuz: se noi vogliamo contenere l’effetto inflazionistico della crisi energetica sui cittadini e allo stesso tempo salvare un settore che fa muovere e vivere la nazione, come un’altra crisi quella del covid ci ha ampiamente dimostrato, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare”.
C’è poi la situazione in Medio Oriente – Iran ma anche Israele e Palestina – e, più complessivamente, dei rapporti con Donald Trump. Secondo alcune fonti governative, Meloni starebbe lavorando a un ‘blitz’ a Washington prima della pausa estiva, per cercare di riallacciare un rapporto sfilacciato. I due dovrebbero vedersi comunque al G7 in programma a Evian dal 15 al 17 giugno, anche se non è detto che il tycoon sia presente per tutte le giornate del summit (anche l’anno scorso, in Canada, se ne andò prima della fine). Sarà comunque un vertice, quello francese, molto complesso proprio nell’ottica dei rapporti tra il presidente Usa e gli alleati europei, anche in vista del summit Nato di luglio. A proposito di rapporti, i due appuntamenti a distanza ravvicinata – G7 e Consiglio europeo – potrebbero essere anche l’occasione per un chiarimento tra Meloni, Emmanuel Macron e Friedrich Merz dopo l’incrinatura causata dall’incontro a quattro (anche con Keir Starmer) di domenica scorsa con Vladimir Zelensky a Londra.
Per quanto riguarda maggioranza e opposizione, il centrodestra sta ‘limando’ la propria risoluzione per tenere insieme tutti i partiti da Forza Italia alla Lega, che ha posizioni divergenti rispetto agli alleati su alcuni temi (ad esempio sull’Ucraina, come detto).
Il centrosinistra, invece, si presenta diviso con ogni componente che porterà il proprio testo. “In materia di politica estera siamo molto vicini su tantissime posizioni, su tantissimi dossier per noi centrali, come ad esempio il ripristino della legalità internazionale, il fatto di condannare tutti gli attacchi illegali anche delle grandi potenze a partire dagli Stati Uniti come di Israele, che stanno seminando il disordine nell’ordine mondiale – ha detto oggi il leader M5s Giuseppe Conte -. Poi per quanto riguarda specificamente la questione dell’Ucraina c’è una diversità di impostazione, di visione e di risoluzione dei problemi col Partito democratico in particolare, non con AVS; perché riteniamo che la svolta è l’unica possibile”. Questa, ha assicurato, “è una questione che chiariremo all’interno del progetto progressista perché la riteniamo sicuramente un dossier fondamentale. Ma su tutto il resto c’è molta più vicinanza con le altre forze progressiste rispetto alle incolmabili distanze che stanno venendo fuori all’interno della maggioranza di governo”.
