E’ entrato in vigore il Patto Ue su asilo e immigrazione
AskaNews
di admin Administrator  
il 13/06/2026

E’ entrato in vigore il Patto Ue su asilo e immigrazione

Roma, 13 giu. (askanews) – E’ entrato in vigore venerdì 12 giugno il Patto europeo sull’Immigrazione e l’Asilo, il monumentale pacchetto di nove regolamenti e una direttiva che era stato approvato definitivamente due anni fa, giusto in tempo per la fine della scorsa legislatura del Parlamento europeo, dopo tre anni e mezzo di negoziati tra i gruppi politici e con i governi dei Ventisette. Contrariamente a quanto avviene in genere per i regolamenti Ue, che sono di applicazione quasi immediata, il pacchetto aveva lasciato due anni agli Stati membri per prepararsi adeguatamente all’attuazione delle condizioni giuridiche e operative necessarie per attuare le misure previste.

Ma non è detto che questo intervallo di tempo sia stato sufficiente, come ammette la stessa Commissione europea, secondo cui ‘gli Stati membri continueranno ad adattare e perfezionare le nuove procedure nei prossimi mesi’ con il continuo supporto dello stesso Esecutivo comunitario e delle agenzie dell’Ue. I maggiori ritardi sono possibili in particolate per poter attuare in pieno una delle innovazioni più importanti del pacchetto: l’introduzione delle nuove procedure accelerate alle frontiere per i richiedenti asilo che hanno meno probabilità di vedere accolta la propria domanda. Queste procedure dovranno essere espletate di regola (ma con delle eccezioni possibili) in centri di accoglienza per i richiedenti asilo posti in prossimità dei passaggi di transito o di ingresso negli Stati membri (porti, aeroporti o frontiere fisiche) allo scopo di mantenere i migranti fuori dal loro territorio, fino a che la loro domanda di asilo non sia accolta, o in attesa della decisione di espulsione se viene rifiutata. Questa procedura è applicata ai cittadini di paesi per quali vi sia una bassa percentuale di accoglimento (inferiore al 20%) delle domande di protezione internazionale, e agli individui che rappresentano una possibile minaccia per la sicurezza nazionale o che hanno ingannato le autorità, ad esempio mentendo sulla loro identità e nazionalità.

Il Patto per l’Immigrazione e l’Asilo prevede che, a regime, vi sia in tutta l’Ue una capacità di accoglienza in questi centri ‘di frontiera’ pari a 30.000 posti ogni 12 settimane (il periodo massimo previsto per la procedura accelerata, compreso l’esame di eventuali appelli contro il rifiuto dell’asilo). Questo richiede che siano pronte le infrastrutture di accoglienza e il personale per gestirle. Inoltre, dovranno essere predisposte le condizioni per consentire il monitoraggio (obbligatorio) del rispetto dei diritti fondamentali dei migranti nei centri di accoglienza da parte di organismi indipendenti.

Un’altra novità importante del Patto, per cui non tutti gli Stati membri potrebbero essere ancora pronti, è quella delle procedure di identificazione e sicurezza (‘screening’) con la raccolta dei dati biometrici dei migranti irregolari, da trasmettere alla base dati comune europea Eurodac. Lo screening dovrà essere effettuato entro sette giorni dall’arrivo alle frontiere di uno Stato membro ed entro tre giorni all’interno del suo territorio. Quest’obbligo riguarda non solo i paesi Ue, ma anche gli altri paesi associati della zona Schengen (Norvegia, Liechtenstein, Svizzera e Islanda). Lo screening permetterà di distinguere immediatamente i richiedenti asilo a cui va applicata la procedura di frontiera accelerata, in base al loro paese di provenienza o alla valutazione di un rischio per la sicurezza.

Oltre alla raccolta dei dati personali, i controlli dovranno riguardare anche eventuali rischi sanitari e le situazioni di vulnerabilità, in particolare nel caso di minori non accompagnati da tutelare. I dati Eurodac, inoltre, consentiranno di evitare i cosiddetti ‘movimenti secondari’, ovvero i tentativi da parte dei migranti irregolari di recarsi e presentare una domanda d’asilo in un altro Stato membro, diverso da quello di primo ingresso.

Il nuovo Patto mira a combinare un obbligo molto più stringente da parte degli Stati membri ‘di primo ingresso’ di impedire i movimenti secondari, con il nuovo ‘meccanismo di solidarietà’, secondo il quale i paesi Ue ‘sottoposti a pressione migratoria, a rischio di pressione migratoria o che si trovano ad affrontare una situazione migratoria significativa’ potranno beneficiare della possibilità di ricollocare un certo numero di migranti in altri Stati membri, oppure, in alternativa, di contributi finanziari od ‘operativi’ da parte dei paesi che non accettano i ricollocamenti.

Il meccanismo di solidarietà l’altro punto che rischia di non essere realizzato facilmente, perché diversi governi (Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) si sono già dichiarati contrari a qualunque ricollocamento sul loro territorio e sono anche reticenti a rispettare l’obbligo dei contributi finanziari alternativi. Il Patto prevede che la Commissione definisca ogni anno i paesi più esposti a pressione migratoria nell’anno successivo (per il 2026 la lista include Italia, Spagna, Grecia e Cipro) e proponga una ‘decisione di attuazione’ del Consiglio Ue per stabilire un ‘solidarity pool’, con tutti i ricollocamenti e i contributi finanziari offerti dagli altri Stati membri per alleviare la pressione. E’ prevista una soglia minima annuale pari a 30.000 ricollocamenti e 600 milioni di euro in contributi finanziari, ma per quest’anno gli Stati membri, con una interpretazione discutibile di questa disposizione (come se la soglia fosse una mera proposta della Commissione, emendabile) hanno deciso di offrire solo 21.000 ricollocamenti e 420 milioni di euro di contributi finanziari. Vale la pena di ricordare quanto avevamo scritto su Europa Building esattamente un anno fa: in pratica, la scommessa è quella di passare dall’attuale situazione di fatto, in cui i paesi di primo ingresso e in prima linea sui flussi migratori, sapendo che gli altri Stati membri non sono disponibili ai ricollocamenti sul loro territorio, lasciano passare i migranti irregolari attraverso le frontiere verso il Nord Europa, a un sistema in cui funzioni davvero il principio di responsabilità dei paesi di primo ingresso (che dovranno riprendersi i migranti dei movimenti secondari), ma compensato dal nuovo meccanismo di solidarietà. Funzionerà? La domanda resta attuale.

Infine, va menzionato il fatto che il Patto sull’immigrazione rischia di essere sensibilmente peggiorato, per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali, da due modifiche al regolamento sulle procedure d’asilo che sono state introdotte a febbraio, relative alla definizione delle liste dei ‘paesi terzi sicuri’ e dei ‘paesi d’origine sicuri’, e soprattutto dal nuovo regolamento sui rimpatri, che la plenaria del Parlamento europeo è chiamata ad approvare mercoledì 17 giugno a Strasburgo, dopo l’accordo in ‘trilogo’ raggiunto con il Consiglio Ue all’inizio di giugno.

Come ricordavamo all’inizio, il Patto sull’immigrazione era stato approvato alla fine della scorsa legislatura europea, sostanzialmente con una maggioranza di centro sinistra (anche se con differenze significative per ognuno dei suoi 10 atti legislativi), ed era comunque il frutto di una serie di compromessi negoziati da quelle stesse forze di centro sinistra (Ppe, S&D e Liberali di Renew). Le liste sui paesi ‘sicuri’ e il regolamento sui rimpatri, invece, sono stati sostenuti e votati dal Ppe con le destre, compresa l’estrema destra, e con l’opposizione di tutta la sinistra e di una parte dei Liberali, mentre in seno al Consiglio Ue ha fatto sentire tutto il suo peso la maggioranza dei governi di centro destra.

Le liste dei paesi ‘sicuri’, oltre che elencare i paesi d’origine in cui si possono rimpatriare i migranti che non hanno diritto all’asilo (laddove teoricamente per loro non dovrebbero sussistere rischi), comportano anche una modifica essenziale del concetto stesso di ‘rimpatrio’: non solo si potranno rimandare i migranti in un paese con cui abbiano un legame di qualsiasi natura (familiare o linguistico, ad esempio), o in paese che abbiano attraversato nel loro viaggio verso l’Europa (e in cui avrebbero potuto chiedere l’asilo), ma si potrà anche ‘deportarli’ in un ‘paese terzo sicuro’, con cui non hanno mai avuto alcuna connessione, a condizione che abbia concluso un accordo con uno Stato membro dell’Ue.

Il nuovo regolamento sui rimpatri prevede l’esternalizzazione delle procedure di rimpatrio per i migranti oggetto di decisioni di espulsione nell’Ue, comprese le famiglie con minori. Questi migranti potranno essere ‘deportati’ (è il termine più adeguato) in paesi terzi che accettino accordi in questo senso con gli Stati membri, e che rispettino il diritto internazionale. Qui i migranti dovranno attendere il rimpatrio, oppure restare indefinitamente, se non è possibile rimandarli nei paesi d’origine. Inoltre, i migranti che non cooperano con le autorità degli Stati membri potranno essere rinchiusi fino a due anni e mezzo in centri di detenzione.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

[Ma resta da vedere se gli Stati membri sono pronti ad attuarlo|PN_20260613_00097|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/06/20260613_214327_63A67FD8.jpg |13/06/2026 21:43:37|E’ entrato in vigore il Patto Ue su asilo e immigrazione|Migranti|Politica, Europa Building]

Monte Rosa Skymarathon: William Boffelli suona la settima sinfonia con Roberto Delorenzi, Marco Magistro trionfa nel VK2, Davide Cheraz ottimo secondo con Cesare Bettiol nello Sky Summit
Il bergamasco che vive e lavora in Valle d'Aosta ha trionfato nella prova da Alagna alla Capanna Margherita e ritorno; nel triplo vertical bel quarto posto di Alex Déjanaz e Henri Grosjacques
il 13/06/2026
Il bergamasco che vive e lavora in Valle d'Aosta ha trionfato nella prova da Alagna alla Capanna Margherita e ritorno; nel triplo vertical bel quarto ...