Meloni rilancia proposta mediatore Ue per Ucraina, a G7 proporrà Draghi?
AskaNews
di admin Administrator  
il 13/06/2026

Meloni rilancia proposta mediatore Ue per Ucraina, a G7 proporrà Draghi?

Roma, 13 giu. (askanews) – Un mediatore “autorevole” che rappresenti l’Europa, tutta l’Europa, nel rapporto con la Russia per cercare di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina. E’ questa la “mossa” che Giorgia Meloni mette in campo per cercare di prendere il pallino dei giochi dopo l’irritazione (e le critiche ricevute in Italia) a seguito delle iniziative che hanno visto in campo il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer: l’attivismo dietro le quinte prima e durante il vertice di Tivat – con Meloni assente – poi l’incontro con Volodymyr Zelensky a Londra, infine, l’11, la visita degli ambasciatori dei tre Paesi a Mosca.

La premier ha lanciato, o meglio rilanciato, l’11 giugno la sua proposta nelle comunicazioni di rito alla Camera e al Senato in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, che sarà preceduto dal vertice G7 di Evian, su cui pesa, naturalmente, lo “spettro” di Donald Trump. Nel suo intervento Meloni è partita proprio dall’Ucraina, dando al tema uno spazio particolarmente rilevante. Segno di quanto, le iniziative dei partner, abbiano fatto scattare un “allarme” al piano nobile di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio.

Dopo oltre quattro anni l’aggressione “non si è mai trasformata in una vittoria” e oggi “il fronte è praticamente fermo”, grazie “all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa”. In questa situazione, la solidarietà a Kiev resta “piena, convinta, concreta: sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione”.

Se la linea italiana su questo non cambia (“sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca” per “costringere all’apertura di una seria stagione negoziale”), ormai “la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo”. Non è, però, quello di Meloni un cedimento al pressing di Matteo Salvini. Al massimo un’apertura. “Dobbiamo – è la sua idea – contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”. Senza pensare di far da soli però: il suo legame con Donald Trump, anche se sfilacciato, non si è completamente spezzato e per lei è “indispensabile preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile – ammette – ma necessaria”.

“Coordinamento non significa delega”, però, perché “in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa. Ed è l’Europa a doverle negoziare”. E’ dunque l’Europa che deve avviare una “riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca” perché “difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo”. Per farlo – e qui c’è la critica a Macron e Merz – “occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”. Da qui, per Meloni, “la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa”. Sul nome, o almeno sul profilo, non dà indicazioni. Mosca vorrebbe Schroeder, che però è considerato troppo “amico” di Putin. Un nome che più volte emerso è quello di Mario Draghi, che del resto già a gennaio scorso aveva avuto l’endorsement di Giovanbattista Fazzolari, potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, braccio destro e sinistro della premier. E’ quindi probabile che sia quello dell’ex presidente della Bce il nome che Meloni metterà sul tavolo a Evian e poi a Bruxelles. Certa di presentare una candidatura forte, ma anche consapevole del fatto che non sarà facile arrivare all’indicazione di un frontman unico perché “ci sono alcuni paesi che non vogliono rinunciare a guidare loro” e tentano “di anteporre il proprio interesse e la propria volontà di primeggiare rispetto all’unità europea”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

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