Natalità, studio GSSI: produttività imprese indice su fecondità
AskaNews
di admin Administrator  
il 19/06/2026

Natalità, studio GSSI: produttività imprese indice su fecondità

Milano, 19 giu. (askanews) – La bassa natalità e la bassa produttività non sarebbero due emergenze separate, ma fenomeni strettamente collegati. È questa la tesi al centro dell’8° Tavolo Nazionale della Produttività, promosso dal Centro Studi ProduttivItalia e ospitato a Rieti, dove è stata presentata una nuova ricerca realizzata dal Gran Sasso Science Institute (GSSI) dell’Aquila che individua un rapporto causale tra la produttività delle micro e piccole imprese e la fecondità nei territori italiani.

L’incontro, intitolato “Italia ri-produttiva”, ha riunito esponenti delle istituzioni, del mondo accademico, delle imprese, delle professioni e della cultura per discutere le cause strutturali che da oltre trent’anni frenano la crescita del Paese. Sul tavolo quattro criticità considerate tra loro interconnesse: una produttività praticamente stagnante dal 1995, un tasso di fecondità tra i più bassi d’Europa, salari reali in calo e un debito pubblico che continua a gravare sui conti dello Stato.

La ricerca del GSSI, presentata in anteprima durante il convegno, ha analizzato 6.828 comuni italiani attraverso 51.447 osservazioni relative al periodo 2015-2022. Secondo i risultati illustrati dagli studiosi, ogni incremento di 1.000 euro del valore aggiunto per lavoratore nelle micro e piccole imprese è associato a un aumento del 2% dell’indice di fecondità nell’anno successivo. L’effetto risulta particolarmente evidente nelle aree periferiche e nei territori più fragili.

Lo studio evidenzia inoltre che la disponibilità di servizi per l’infanzia, pur importante, non appare sufficiente da sola a modificare significativamente i comportamenti demografici in assenza di condizioni economiche stabili, lavoro di qualità e prospettive di crescita per le giovani generazioni. Una conclusione che porta a rileggere il tema della natalità non solo come questione di welfare, ma anche come conseguenza della struttura produttiva dei territori.

“La produttività non riguarda solo le macchine o i processi, ma riguarda come lavoriamo insieme, come comunichiamo e come costruiamo valore collettivo. È il primo vero problema sociale del nostro Paese. Parlare di produttività significa affrontare i nodi che pesano sulla vita delle persone: i salari reali, l’emigrazione dei giovani e il futuro del lavoro. Esiste un disallineamento profondo tra il mondo di che gestisce la tecnologia e la finanza e il mondo di chi produce ogni giorno sul territorio, prima causa della bassa produttività”, ha affermato il presidente del Centro Studi ProduttivItalia, Marco Travaglini.

Nel suo intervento Travaglini ha sostenuto la necessità di superare una visione esclusivamente tecnica della produttività, restituendole una dimensione sociale e territoriale. Secondo il presidente del Centro Studi, il problema italiano non riguarda soltanto la quantità di lavoro prodotta, ma soprattutto la capacità di generare valore aggiunto, sostenere i redditi, trattenere i giovani e creare condizioni che rendano nuovamente possibile progettare una famiglia.

Il confronto si è poi allargato agli aspetti sociali e culturali della questione. L’eurodeputata Camilla Laureti ha richiamato il peso delle disuguaglianze di genere, del divario occupazionale femminile e della carenza di servizi di welfare, indicando questi fattori come elementi centrali nel rapporto tra lavoro e natalità.

Sul fronte politico e istituzionale, il deputato Giulio Centemero, capogruppo della Lega nella Commissione Finanze della Camera, ha sottolineato la necessità di abbandonare una logica emergenziale e di costruire strategie di lungo periodo capaci di generare fiducia e sicurezza per famiglie e imprese, anche attraverso una nuova progettazione degli spazi urbani e dei territori.

Un contributo originale è arrivato dal mondo della cultura. Corinne Baroni, direttore artistico della Fondazione Teatro Coccia di Novara, ha definito la cultura una vera e propria infrastruttura immateriale, in grado di produrre fiducia, senso di appartenenza e propensione al futuro, elementi che incidono indirettamente anche sulla capacità dei territori di attrarre persone, investimenti e competenze.

Danilo Broggi, componente del Comitato tecnico scientifico di ProduttivItalia, ha invece richiamato il concetto di produttività totale dei fattori, evidenziando come la crescita dipenda non soltanto dall’efficienza delle imprese ma anche da digitalizzazione, formazione, infrastrutture e qualità della pubblica amministrazione.

La lettura sistemica dei fenomeni è stata al centro dell’intervento di Piero Dominici, docente dell’Università di Perugia, secondo il quale produttività, innovazione, coesione sociale e natalità non possono essere affrontate come problemi separati, ma richiedono approcci interdisciplinari e una maggiore capacità di governare la complessità.

L’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Rieti, Claudia Chiarinelli, ha posto l’accento sul ruolo delle città medie e delle aree interne, sostenendo la necessità di costruire visioni di sviluppo capaci di guardare oltre il consenso immediato e valorizzare le opportunità offerte dalla vicinanza ai grandi poli urbani.

Tra le proposte emerse durante il dibattito figura anche quella del “reddito di natalità”, illustrata da Mauro Antonini, responsabile Attività produttive della Lega a Roma, come possibile strumento di sostegno continuativo alle famiglie per contrastare lo spopolamento e favorire la permanenza nei territori.

Alessandro Giudici, preside della Faculty of Management della Bayes Business School, ha invece evidenziato la necessità di politiche differenziate per i diversi sistemi produttivi locali italiani, mentre Gabriele Ferrieri, presidente di ANGI, ha richiamato il ritardo del Paese negli investimenti in ricerca e sviluppo e l’urgenza di coinvolgere maggiormente i giovani nei processi di innovazione.

Dal territorio reatino è arrivato il contributo di Marco Pezzopane, presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria Rieti, che ha indicato nei comparti ad alto valore aggiunto, come energia, farmaceutica e chimica, possibili leve per rilanciare la crescita locale. Sul versante delle professioni, l’avvocato Italo Carotti ha sottolineato come anche il calo degli iscritti agli ordini professionali sia legato alla difficoltà di generare adeguati livelli di reddito e valore aggiunto.

I lavori si sono conclusi con l’annuncio di un percorso di ricerca più ampio promosso da ProduttivItalia in collaborazione con università e centri di ricerca italiani. Oltre allo studio del GSSI, sono in corso approfondimenti dedicati a sicurezza sul lavoro, digitalizzazione, innovazione e produttività nei servizi. I risultati confluiranno in un documento strategico che il Centro Studi intende presentare alle istituzioni e al futuro governo come base per un piano d’azione fondato su evidenze scientifiche e dati empirici.

Per gli organizzatori, il messaggio emerso dal Tavolo di Rieti è che la produttività non rappresenta soltanto una variabile economica, ma una condizione necessaria per affrontare alcune delle principali fragilità demografiche e sociali del Paese. Una sfida che, secondo i promotori dell’iniziativa, richiede una nuova alleanza tra istituzioni, imprese, università, professioni, cultura e comunità locali.

[Tavolo nazionale a Rieti: “Più valore aggiunto, più nascite”|PN_20260619_00077|rg08| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/06/20260619_164108_739C17B0.jpg |19/06/2026 16:41:18|Natalità, studio GSSI: produttività imprese indice su fecondità|Natalità|Cronaca, Lazio]

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