Il corpo femminile e la tecnologia: Labouring Bodies a Basilea
Basilea, 26 giu. (askanews) – La complessa relazione tra il corpo, soprattutto femminile, e la tecnologia: è questo il punto di partenza della mostra “Labouring Bodies” che il Museum Tinguely di Basilea propone come esposizone temporanea principale fino a novembre. La prospettiva è femminista e i lavori sono forti, scavano dentro le strutture della nostra società, dentro le conseguenze del capitale e pongono domande, ancora attualissime, come quelle sulla meccanizzazione e, oggi, sulla digitalizzazione del lavoro e della vita.
In mostra lavori di 36 artiste, sia storicizzate sia contemporanee, che si muovono attraverso diverse pratiche: scultura, performance, disegno, video, fotografia. L’effetto è quello di una presa di coscienza, più che di una denuncia, proprio perché con la mediazione delle arti il punto diventa comprendere prima che protestare, come base di ogni possibile cambiamento.
Alcune delle opere in mostra sono particolarmente importanti, pensiamo al lavoro di Helen Chadwick che ha usato la fotografia e la performance per criticare la trasformazione del corpo delle casalinghe in macchinari al servizio della casa e del sistema sociale. Oppure a quello di Rosa Barba, che si è concentrata sulla storia di Henrietta Leavitt, che a inizio Novecento ha lavorato come “computer umano”, permettendo di scoprire il modo per calcolare le distanze nell’universo.
Una mostra che ci ricorda l’importanza di uno sguardo critico sul nostro mondo e la necessità di continuare a sforzarsi per guardare con gli occhi degli altri, per quanto scomodo questo possa essere.
