Marzadro rilancia l’Amaro “Re Laurino” da una ricetta del 1952
Milano, 29 giu. (askanews) – La trentina Distilleria Marzadro rilancia l’Amaro “Re Laurino”, storico liquore di territorio basato su una ricetta del 1952, e lo riporta sul mercato con una lettura contemporanea che punta su “identità alpina, versatilità di consumo e presidio del segmento degli amari di qualità”. Il nuovo ingresso amplia la gamma dell’azienda con un prodotto che affonda le radici nell’immaginario dolomitico e nella tradizione delle botaniche di montagna.
Il nome richiama la leggenda di Re Laurino, sovrano dei nani delle Alpi e figura legata al racconto dell’Enrosadira, il fenomeno che accende di rosa e di rosso le Dolomiti all’alba e al tramonto. È su questo patrimonio simbolico che Marzadro costruisce il ritorno di un amaro che intreccia racconto territoriale e cultura liquoristica locale.
L’Amaro viene proposto in bottiglia da 70 cl con gradazione alcolica del 30%. La base è un’infusione di erbe in alcol che comprende rabarbaro, genziana maggiore, achillea, camomilla, finocchio e rosa centifoglia. Per la distilleria il rilancio arriva dentro una fase di consolidamento. Fondata a Brancolino di Nogaredo nel dopoguerra, Marzadro ha chiuso il 2025 con un fatturato superiore a 27 milioni di euro, oltre 2,6 milioni di bottiglie prodotte e più di 55mila visitatori accolti ogni anno nella sede aziendale. In questo quadro, “Re Laurino” si inserisce accanto a etichette che hanno segnato il percorso della casa, dalla Grappa Stravecchia “Le Diciotto Lune” alla Grappa “Giare Amarone”, fino alle “Espressioni” e alla linea dei monovitigno.
“‘Re Laurino’ non è solo un ‘nuovo’ prodotto ma è anche racconto ed emozione. È un liquore che celebra un legame autentico con la tradizione delle erbe e delle botaniche alpine”, ha dichiarato l’Ad Alessandro Marzadro, spiegando che “rappresenta inoltre uno spazio ancora poco presidiato a livello di marca territoriale, perché oggi manca un brand di amaro che interpreti in modo riconoscibile e contemporaneo l’identità dolomitica. Non si limita a raccontare cosa contiene – ha concluso – ma invita a vivere ciò che rappresenta: il mistero delle Dolomiti, la forza delle sue storie, il fascino di un patrimonio che si tramanda”.
La destinazione più naturale resta quella del digestivo, servito liscio a temperatura ambiente oppure con ghiaccio, in abbinamento a formaggi stagionati ed erborinati, salumi, dolci al cioccolato fondente, torte speziate o semifreddi. Ma il profilo aromatico è pensato anche in miscelazione per cocktail di impronta alpina.
