Cina, in vigore controversa legge unità etnica: critiche all’estero
AskaNews
di Administrator admin  
il 01/07/2026

Cina, in vigore controversa legge unità etnica: critiche all’estero

Roma, 1 lug. (askanews) – E’ entrata in vigore oggi in Cina una nuova legge sulla “unità etnica”, che secondo Pechino punta a rafforzare la coesione nazionale, ma che ha sollevato critiche e preoccupazioni tra governi democratici, parlamentari stranieri e organizzazioni per i diritti umani per il possibile impatto sulle minoranze e per la sua portata extraterritoriale. Lo riferisce oggi Nikkei Asia.

La Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico, basata sul pensiero del presidente Xi Jinping sulle minoranze, era stata approvata a marzo dall’Assemblea nazionale del popolo. Composta da un preambolo e 65 articoli, la legge mira a “forgiare una coscienza comune della comunità della nazione cinese”, secondo Chen Ruifeng, viceministro del dipartimento del Fronte unito del Comitato centrale del Partito comunista cinese e direttore della Commissione nazionale per gli affari etnici.

Chen ha affermato che la normativa riprende le “esperienze di successo” delle politiche del governo sulle minoranze per definire posizione politica, compiti e direzione degli affari etnici nella “nuova era”, espressione usata dal Partito comunista cinese per indicare la fase della leadership di Xi.

I critici sostengono invece che la legge conferisca legittimità giuridica a politiche già esistenti che comprimono i diritti delle minoranze su lingua, cultura e tradizioni, e che metta le autorità cinesi nelle condizioni di applicarla anche oltre i confini nazionali.

L’articolo 63 stabilisce che organizzazioni e individui esterni possano essere chiamati a rispondere legalmente per azioni volte a “minare l’unità e il progresso etnico” o a “creare divisione etnica” in Cina. Un altro articolo afferma che tutti i cittadini cinesi hanno l’obbligo di preservare l’unificazione nazionale e l’unità tra le minoranze, respingendo interferenze straniere in materia etnica con il “pretesto di etnia, religione e diritti umani”.

In Giappone, quattro gruppi parlamentari a sostegno di uiguri, tibetani, mongoli della Mongolia interna e vittime di presunte violazioni dei diritti umani in Cina hanno diffuso una dichiarazione congiunta di condanna, chiedendo l’abolizione della legge.

Keiji Furuya, deputato della Camera bassa e stretto collaboratore della premier Sanae Takaichi, ha definito intollerabile per un Paese democratico la natura extraterritoriale della normativa. Eriko Yamatani, senatrice e presidente di gruppi parlamentari a sostegno di tibetani e mongoli, ha espresso preoccupazione per la “formulazione ambigua” e per il possibile impatto sulla libertà di espressione in Giappone.

Le critiche arrivano mentre i rapporti tra Tokyo e Pechino restano tesi, dopo le dichiarazioni di Takaichi secondo cui un eventuale attacco cinese a Taiwan potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per il Giappone.

Preoccupazioni sono state espresse anche dalle Nazioni unite, dagli Stati uniti e dall’Unione europea. L’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Turk ha chiesto a Pechino di abrogare la legge, affermando che rischia di approfondire le restrizioni alla libertà di lingua, istruzione, religione, cultura, espressione e assemblea e di penalizzare l’esercizio pacifico dei diritti delle minoranze.

Negli Stati uniti, il presidente della commissione speciale della Camera sulla Cina, John Moolenaar, ha definito la legge una nuova escalation della “crudeltà e paranoia” del Partito comunista cinese, sostenendo che Pechino intende usarla per intimidire anche i critici residenti all’estero.

Il Parlamento europeo ha adottato ad aprile una risoluzione che condanna la legge e ne chiede l’abrogazione, sostenendo che rifletta politiche di assimilazione e violazioni dei diritti umani in Tibet, Xinjiang e Mongolia interna. La risoluzione invita gli Stati membri dell’Ue a sospendere i trattati di estradizione con la Cina per proteggere le persone perseguitate dal rischio di repressione transnazionale.

Per Shane Yi, ricercatore del Network of Chinese Human Rights Defenders, la legge criminalizza aspetti dell’identità di individui e comunità che le autorità considerano problematici. “Questo approccio non ha nulla a che fare con l’unità, e ha tutto a che fare con la punizione di caratteristiche legalmente protette”, ha affermato.

Pechino respinge le accuse di violazioni dei diritti umani. Il viceministro della Giustizia Hu Weilie ha definito le preoccupazioni sulla clausola di applicazione all’estero una “lettura distorta” e una “campagna diffamatoria”, sostenendo che la legge è basata sulle condizioni nazionali, conforme ai principi giuridici e in linea con le pratiche internazionali.

[Per i critici, avrebbe anche portata extraterritoriale|PN_20260701_00037|sp19| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260701_110430_C5CBE3F3.jpg |01/07/2026 11:04:43|Cina, in vigore controversa legge unità etnica: critiche all’estero|CIna|Estero, Asia]

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