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il 05/07/2026

Urso: Credo nel rilancio acciaio in Toscana, ci lavoriamo ogni giorno

Roma, 5 lug. (askanews) – Io e il governo crediamo e lavoriamo quotidianamente alla rinascita dell’acciaio in Toscana. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso in un’intervista al Tirreno. Ministro delle imprese e del made in Italy Ministro, crede nel rilancio di Piombino? Quanto è importante la ripartenza dell’acciaio in Toscana, viste le difficoltà di Taranto? «Non solo ci credo: ci stiamo lavorando ogni giorno, con risultati che oggi sono finalmente visibili. Piombino non è più una crisi da gestire per gli errori commessi dieci anni fa, ma un progetto di politica industriale nazionale. In questi mesi abbiamo messo in fila i tre tasselli del rilancio: l’accordo di programma con Metinvest Adria per la nuova acciaieria elettrica, dichiarata dal Consiglio dei ministri progetto di preminente interesse strategico nazionale; l’accordo di programma con JSW per il rilancio del treno rotaie, sul quale stiamo lavorando intensamente per raggiungere una intesa che raccolga le indicazioni dei sindacati; e la soluzione della vertenza Magona, con l’ingresso di Trasteel che riporta lo stabilimento a una prospettiva industriale dopo anni di incertezza. La ripartenza dell’acciaio in Toscana è decisiva per l’intero Paese. Piombino è chiamata a diventare uno dei poli della siderurgia green europea: acciaio elettrico, a basse emissioni, destinato ai mercati che più cresceranno nei prossimi anni. E proprio le difficoltà che abbiamo conosciuto altrove ci dicono quanto sia importante non avere un solo presidio siderurgico: serve un sistema nazionale dell’acciaio articolato, moderno e resiliente, con più realtà produttive. Piombino ne è un pilastro».

L’Italia punta ancora sull’acciaio? Che fase sta attraversando questo settore? «L’Italia punta sull’acciaio più di quanto abbia fatto negli ultimi vent’anni, perché noi abbiamo una politica industriale e siamo pienamente consapevoli che senza acciaio non c’è manifattura, non c’è automotive, non c’è cantieristica, non c’è difesa. È la materia prima della sovranità industriale, come riconosce lo stesso Steel and Metals Action Plan europeo. Il settore attraversa una fase di trasformazione profonda, segnata da due sfide: la sovraccapacità globale, alimentata da produzioni extraeuropee massicciamente sussidiate, e la transizione verso l’acciaio decarbonizzato. Su entrambi i fronti l’Europa ha finalmente cambiato passo, grazie proprio alla visione e alla determinazione dell’Italia: dal 1° luglio è in vigore il nuovo regime di protezione del mercato siderurgico europeo, con quote di acciaio importabile senza dazi ridotte, dazi raddoppiati al 50% per i volumi oltre soglia e regole più severe per la tracciabilità dell’origine dell’acciaio. È la cornice che mancava per rendere sostenibili i grandi investimenti nella siderurgia elettrica, a partire proprio da Piombino e ci auguriamo di riuscire nell’obiettivo anche a Taranto, la sfida più difficile gravata dai danni arrecati dalla gestione Mittal pari a oltre sette miliardi di euro. Ricordo che altrettanto abbiamo fatto a Terni, con l’accordo di programma con Arvedi. Il nostro piano siderurgico si sta realizzando».

A Piombino il presente è targato Jsw. Del grande stabilimento di un tempo è rimasto solo un treno rotaie che ha bisogno di un revamping urgente. Perché secondo lei dal 2018 ad oggi il gruppo non ha investito? «Non spetta a me fare il processo al passato, ma i fatti sono noti: erano gli anni dei “fenomeni” politici bravi nel dichiarare ma incapaci di sviluppare progetti solidi. Piombino ne è stata vittima come altri poli industriali del Paese. Quell’accordo non conteneva condizioni e strumenti di verifica adeguati a garantire l’attuazione degli impegni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai lavoratori che hanno pagato il prezzo più alto. Il nostro compito era invertire questa traiettoria, contrastare la deindustrializzazione che spesso si coniuga con la speculazione e la dispersione di risorse pubbliche; lo abbiamo fatto con atti concreti. Dopo anni di inerzia, abbiamo tolto una parte delle aree demaniali per assegnarle a Metinvest: il gruppo indiano non sarà più chiamato a reindustrializzare l’intero sito ma solo ad ammodernare il treno rotaie con un investimento inferiore a 150 milioni. L’accordo di programma conterrà impegni precisi, clausole da rispettare e penali che garantiranno gli investimenti e soprattutto la forza lavoro. Sono queste le nostre condizioni per chiudere il testo. La stagione dei parolai è finita».

[Intervista del ministro al Tirreno|PN_20260705_00003|gn00 rg17||05/07/2026 08:27:01|Urso: Credo nel rilancio acciaio in Toscana, ci lavoriamo ogni giorno|Acciaio|Economia, Toscana]

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